UNA PROPOSTA AL SINDACO DI CHIUSI SONNINI, PER IL 26 GIUGNO. NEL NOME DI FAUSTO…
CHIUSI – Mercoledì 13 maggio Chiusi ha tributato l’ultimo saluto a Fausto Pacchieri, il presidente dell’ANPI, scomparso prematuramente a 64 anni non ancora compiuti. E’ stata una commemorazione civile, sentita, commossa e commovente. Come Fausto meritava, per la schiettezza e l’impegno che ha sempre profuso nelle cose che faceva: l’ANPI certo, ma anche il lavoro da ambulante prima e poi da volontario e dipendente della Pubblica Assistenza, l’impegno nei Terzieri di Chiusi e al Palio di Città della Pieve, la militanza orgogliosa e “tignosa” nel Partito Comunista, quello di prima e quello residuale di adesso.
L’ultima volta che l’ho visto, Fausto, è stata nel gennaio scorso, ad un incontro culturale al Centro Giovani di Chiusi Scalo. In quell’occasione mi disse che voleva fare una cosa a cui teneva molto e che avremmo dovuto farla insieme. Come tante altre che abbiamo fatto. Per esempio condivise subito l’idea di fare, ogni 26 giugno, data della Liberazione della città, una visita ad uno dei cimiteri di guerra del Commonwealth in cui riposano i giovanissimi soldati sudafricani aggregati all’VIII Armata Britannica caduti nella battaglia di Chiusi e nella zona: i “liberators”. Ha condiviso, patrocinato e sostenuto tutte le repliche dello spettacolo teatrale “Lo straniero”, sulla vicenda dolorosa e controversa di Joseph Klucine, un disertore polacco della Wermacht che proprio a Chiusi si unì ai partigiani della Brigata Simar e poi, per dissidi con il comandante della Brigata Marenco, fu prima isolato, poi braccato e infine ucciso dai suoi stessi compagni, per ordine del colonnello Marenco… Quello spettacolo lo abbiamo presentato in teatro o in piazza, a Chiusi, a Villastrada, a Chianciano, a Cetona, a San Casciano Bagni, a Torrita di Siena, in due feste de l’Unità e perfino a Fonte Vetriana, sul monte Cetona, proprio sotto la lapide che ricorda la presenza in quel borgo di montagna del quartier generale della Brigata Simar… E l’abbiamo portato anche un po’ in giro per l’Italia.
Fausto lo ha sostenuto con l’Anpi di Chiusi, nonostante l’ANPI provinciale e della Valdichiana non l’avessero presa benissimo. “Perché le storie vanno raccontate e vanno raccontate tutte, anche quelle scomode e che fanno male”, diceva sempre nei suoi interventi a margine della rappresentazione. Ecco, la cosa che Fausto voleva che facessimo insieme e magari insieme anche al Comune di Chiusi che ha istituzionalizzato la visita ai cimiteri di guerra, ha realizzato una stele dedicata ai garibaldini e ai partigiani, in cui figura anche il nome del polacco Joseph Klucine ed ha patrocinato anch’esso lo spettacolo “Lo straniero”, è questa: la visita al cimitero di guerra, quest’anno facciamola al cimitero germanico di Pomezia, vicino Roma. Non per una sorta di rito pacificatorio, ma perché è in quel cimitero che si trova la tomba (quantomeno la lapide) del Polacco. Stefano Bistarini, presidente onorario dell’Anpi di Chiusi, che ha il merito di aver ricostruito minuziosamente la vicenda e di averla tenuta fuori dall’oblio, ne ha rintracciato il numero e la posizione.
Fausto Pacchieri non potrà più venire. Però, credo che questo suo desiderio vada esaudito. Che, insomma, alla tomba del Polacco ci si debba andare.
A nome di primapagina, che la proposta di fare visita ai cimiteri di guerra la lanciò per prima nel 2014, prometto a Fausto che noi ci andremo. Però, la proposta la giro immediatamente al sindaco di Chiusi Gianluca Sonnini (probabilmente ne aveva parlato anche lui con Fausto), ai consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione, a Stefano Bistarini e a chi nell’ANPI raccoglierà il testimone di Fausto e si incaricherà di portare la bandiera e il fazzoletto che portava lui. E la giro anche ai due predecessori di Sonnini (Bettollini e Scaramelli), perché le visite ai cimiteri del Commonwealth per onorare i “liberators” cominciarono con loro.
Ovviamente una visita a Pomezia al cimitero germanico in cui riposa Joseph Klucine, non esclude che si possa anche continuare il giro a rotazione fra i cimiteri di Orvieto, Bolsena, Assisi e Foiano della Chiana. Né esclude altre iniziative.
Nel caso del polacco Klucine, prima disertore, poi partigiano e infine vittima dei partigiani stessi, anche la vicenda della tomba è “dolorosa e controversa”, come lo fu quella tragica diatriba interna alle formazioni della Simar. Non si è mai saputo di preciso dove fosse. Per una sorta di damnatio memoriae. Anche il fatto che si trovi in un cimitero germanico, dopo esser stato un disertore della Wermacht, suona alquanto strano. Andarci servirà a indagare meglio e ad aggiungere qualche tassello di verità. Perché, come diceva Fausto, le storie vanno raccontate tutte e fino in fondo. E a Fausto questo viaggetto glielo dobbiamo.
Marco Lorenzoni









Invito accettato ci sarò. Vale anche un cittadino comune ?