“CATASTROFE NEOLIBERISTA”: L’8 FEBBRAIO ANGELO D’ORSI A CASTIGLIONE DEL LAGO.
CASTIGLIONE DEL LAGO – Il professor Angelo D’Orsi merita di essere letto, ascoltato e seguito non solo perché di recente è stato oggetto di “censura” e alcuni eventi in cui avrebbe dovuto parlare, anche insieme ad Alessandro Barbero, sono stati cancellati, in quanto ritenuti non in linea con il pensiero unico dominante, ma perché è un intellettuale e uno storico di fama internazionale, forse il maggiore conoscitore e divulgatore di Antonio Gramsci, su cui ha portato in scena anche una piece teatrale. La “censura” preventiva scatenata su D’Orsi e Barbero in realtà si è rivelata un boomerang, infatti ha scatenato anche una reazione uguale e contraria: una grande mobilitazione e proprio due giorni fa, lo scorso 28 gennaio, a Torino l’incontro con i due storici ha registrato un enorme successo di pubblico, “una roba da stadio” ha commentato qualcuno che era presente. Ma non è nemmeno che D’Orsi e Barbero meritano di essere ascoltati perché la censura che hanno subito li ha fatti diventare due “star”.
Sarà dunque un’occasione da non perdere la presentazione del libro “Catastrofe Liberista” di Angelo D’Orsi, con la presenza dell’autore domenica 8 febbraio a Castiglione del Lago, palazzo della Corgna, ore 17,00.
L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Democrazia e Territorio, Rete per i Beni Comuni. Più precisamente da Vasco Cajarelli, ex sindacalista Cgil, esponente della sinistra “movimentista, pacifista, ecologista” umbra, in collaborazione con la Libreria Libri Parlanti di Castiglione del Lago, che ha collaborato spesso anche con Primapagina. ed è una presenza culturale attiva nell’area di confine Trasimeno-Valdichiana. Una iniziativa di sicuro interesse,
“Catastrofe neoliberista” di Angelo D’Orsi può essere definito un vademecum della storia recente, italiana, europea e mondiale. Un testo utile per capire non solo cosa è successo e cosa sta succedendo, ma anche come uscirne e come evitare di scivolare sempre più verso una deriva bellicista, fascistoide, reazionaria e sovranista… Il libro di D’Orsi parte dagli anni ’70 (con le grandi riforme seguite al ’68 e all’autunno caldo, in Italia), per poi affrontare ciò che è avvenuto dopo (la lotta di classe che diventa lotta armata), fino alla dissoluzione dell’Impero Sovietico, alla trasformazione della Cina, alla nascita dei Brics, per entrare infine nel merito delle questioni attuali: dalla guerra in Ucraina, al genocidio di Gaza. Insomma una “bussola” per orientarsi nel mondo attuale e per comprendere come si è arrivati a questa situazione…
Si può essere d’accordo o non d’accordo con il professor Angelo D’Orsi, non è questo il punto. Il punto è che voci come quella del professor D’Orsi vanno ascoltate.
In questi tempi grami, in cui le Tv rilanciano tutti i giorni immagini in cui dei poliziotti mascherati uccidono gente per strada come faceva la Gestapo nei democraticissimi United States of America; in cui dei coloni israeliani non solo uccidono sistematicamente i civili palestinesi, ma immobilizzano e fanno inginocchiare anche due carabinieri italiani in servizio di Peace Keeping (alleati di Israele, non di Hamas); in cui un presidente americano fa sequestrare il presidente di un altro Stato e dice “La Groenlandia ci serve, per cui in un modo o nell’altro ce la prenderemo”; in cui i fascisti dichiarati di Casa Pound entrano nel parlamento italiano per presentare un libro contenente tesi razziste e suprematiste, ritrovarsi per discutere su un libro come Catastrofe Neoliberista di Angelo D’Orsi, a Castiglione del Lago e non a Milano, Roma o Torino è oro colato. E’ merce rara che non si trova facilmente al supermercato. Tantomeno in quello della politica e dell’informazione mainstream sempre più simile ad un discount di periferia e di infima qualità.
m.l.











Sono stato presente alla conferenza e devo dire che le risposte del Prof. Angelo d’Orsi mi hanno abbastanza soddisfatto.Conoscendo le sue interviste in TV, le mie aspettative sul valore di quanto affermato non sono andate deluse.Chiaramente il tempo è stato in po’ tiranno e credo che sia difficile parlare ad una assemblea anche se ridotta a pocomeno di un centinaio di persone su tematiche così’ grandi e larghe perchè la natura della materia trattata è tale che la ricerca storica che oggi sentiamo nei canali mainstream tende ad andare tutta da un altra parte. Quindi bene ha fatto il Prof. nel suo intervento iniziale dicendo che come premessa di una qualsiasi seria discussione che per esaminare le questioni occorra partire dalle cause che hanno originato le stesse questioni e dalla fattualità. Questo oggi non avviene più se non nei grandi simposi di studio ed universitari ma di certo non nei mainstream che guardano solo ad assicurarsi il consenso mediatico ancora prima di quello politico che poi segue a quello mediatico, per le quali ragioni oggi potremmo benissimo affermare senza ombra di dubbio che la politica la faccia prima il complesso mediatico e che poi possano intervenire le coscenze politiche a dare le loro interpretazioni dei fatti avvenuti. Di questo occorre renderci conto e personalmente ho condiviso la trattazione di tale aspetto perchè oggi tutto funziona con tale metodologia che poi a guardar bene è una finalità.L’appello finale credo condiviso dalla maggioranza dei presenti è stato quello relativo all’osservazione- oggi per la maggior parte dimenticata- che se le cose e le direzioni della politica possano cambiare si debba avere anche il coraggio di dire NO alle cose che non condivdiamo perchè anche da parte di una sinistra che spesso fa opposizione solo a parole ai NO, non conseguano i fatti e ciò che modifica la realtà invece siano i fatti. Nei miei interventi su questo giornale ho insistito molte volte su tale tema ma rilevo che sono momenti questi che anche da parte della sedicente sinistra sia molto più comodo cavalcare le questioni quando si manifestano situazioni e condizioni sociali sotto gli occhi di tutti chè invece essere partecipi e spingere a creare le basi di una consapevole reattività alle forze che guidano il sistema come diceva il Prof. d’Orsi. E se ci guardassimo bene intorno tutto funziona con tale metro anche da parte della stessa sinistra che arriva a chiedersi talvolta la ragione dell’abbandono delle lotte quando chi dovrebbe lottare spesso si rivolge a destra, non autocriticandosi sul fatto ormai lungamente sperimentato che la storia se non trova sfocio da una parte produca il contraccolpo dall’altra e che tale contraccolpo che sembra inaspettato sia quello più letale per le fascie meno abbienti e proletarizzate della popolazione.Una domanda da parte del pubblico ,alla quale ritengo che il Prof. d’Orsi abbia solo parzialmente risposto-è stata quella di come lui stesso intendesse la similitudine di Trump con Putin e la risposta mi sembra che sia stata un po’ incompleta e si sia sviluppata in un tempo probabilmente non consono per spiegarne la complessità, la quale complessità però era stata ben sciorinata precedentemente quando si è parlato del ” liberismo sistemico e globale” che ha portato storicamente il mondo ad arrivare ai punti in cui si trova.Su tale domanda- che secondo il mio modo di sentire era lecitissima ma che forse al suo interno si poteva anche scorgere una provocazione a quanto precedentemente affermato dal Professore,forse tendeva a riportare le cose su un piano di riflessione attuale che coinvolge una grande maggioranza del popolo italiano e che potrebbe anche classificarsi come spunto per una riflessione sui sistemi autoritari ed i pretesi sistemi autodefinentisi come democratici, ma che a mio avviso non si scopra nulla che le verità covino sotto le ceneri poichè – stati di polizia a parte in tale confronto- rimanga fermo il fatto che in un sistema democratico il possesso e la proprietà per chi ha e possieda è democrazia ma per chi non ha e non possieda non si possa parlare di democrazia, perchè quest’ultima è diventa proprio formale e scritta sulla carta, quanto alla fattualità dei suoi obiettivi realizzati tale democrazia sia zoppa e non realizzata.E allora anche su detta luce per quanto riguarda ciò che il Prof. d’Orsi aveva affermato all’inizio, la favoletta ” dell’aggressore e dell’aggredito” sia strumentale e finalizzata a fortificare il modus pensandi dei più, soggiacente al globale fatto mediatico.A tale conferma la derivata scesa in piazza di qualche milione di persone per la Palestina di circa due mesi or sono ha sorpreso ” i neocon” perchè a differenza di molti nelle loro file c’è gente che ha un odorato molto fine di come si possano formare i dissensi che ritenuti una maggioranza silenziosa poi esplodono inaspettatamente ed è di questo che i governi occidentali diretti ed indiretti procuratori della ”catastrofe neoliberista” hanno paura e per proteggersi- non è cosa nuova nella storia- potrebbero arrivare anche a negare quegli spazi di libertà che nei decenni i nostri nonni ed i nostri padri hanno conquistato e che noi non abbiamo saputo gestire grazie soprattutto al nostro sonno della ragione per la cui affermazione abbiamo preso anche tale sonnifero ben sapendo che sonnifero era.E’ la teoria della rana bollita, sempre valida e sempre costantemente operante nei cervelli di coloro che oggi – ma è successo da sempre- non ha il coraggio di dire NO. Qualcuno nei decenni passati aveva uno slogan che ha misurato la propria affermazione nella fattualità : ”ribellarsi è giusto ”. E questo è quel concetto di quel qualcuno che oggi impaurisce semprepiù la ”Country of Fredom”, che possiede una gran parte del suo debito pubblico e che ha risolto indiscutibilmente i primi problemi quotidiani della salute, del cibo, della socialità, dello sviluppo e delle scenze umane nonostante parli ai suoi cittadini annoverati ad un miliardo e 400 milioni di persone.Pensiamo un momento cosa sarebbe stato quel paese con tale quantità di abitanti se avesse applicato a se stesso appunto quello che è stato per molti nel sistema occidentale e nella maggior parte del terzo mondo subalterno al capitalismo , il titolo del libro del Prof. d’Orsi…..ma noi soprattutto in Italia, di queste cose e di tali riflessioni purtroppo ne possiamo fare a meno, impegnati come siamo a guardarci l’ombelico….appunto siamo un paese di grande bellezze e contenitore di grandi opere d’arte e di cultura , ma il cemento che tiene insieme queste cose è l’ignoranza. E allora, tutto questo di certo non ci basterà a farci sopravvivere- non tanto alle guerre che speriamo sempre che non ci possano essere, ma che al contempo tutto lavora perchè si affermino- ma soprattutto a farci sopravvivere a quello che da noi occdentali è partito e che si chiama globalizzazione, che porta al sormontamento di intere popolazioni le une sulle altre e che è diventata una forza inarrestabile che non si ferma con nulla… e pensare che il manifesto di Marinetti nel 1909 affermava il concetto ”guerre igiene del mondo” ancora oggi vedrebbe coloro che avrebbero il coraggio di proporlo……Potrei sbagliarmi ma è anche proprio per tale motivo soprattutto culturale che bene non siamo messi….e ritornando all’esimio professore,a tanti che da sempre- sia in passato ed ancorchè nel presente- hanno criticato in maniera negativa Karl Marx e Friedric Enghels attribuendo ad essi lo sconvolgimento del mondo moderno , si dovrebbe dire che proprio interpretando i loro pensieri che sono quelli che dalle contraddizioni nascano le novità e che senza di esse il mondo non potrebbe avanzare ma rimarrebbe nella statsi che significa regressione, oggi come oggi proprio per detti motivi aumenta pesantemente l’esigenza di poter dire dei NO decisi alle politiche che vorrebbero far rimanere subalterna la maggioranza degli uomini alle decisioni di pochi.In questo senso si poteva forse intendere la liceità di quella domanda rivolta al professore, ma non senz’altro fatta e portata avanti da coloro che riterrebbero il capitalismo che oggi più che mai ha conquistato il mondo,un sistema che possa piano piano addomesticarsi e produrre effetti benevoli pe l’umanità e perciò di credere che esso possa cambiare. Perchè oggi – diciamocelo francamente- all’intero della maggior parte della sinistra tale teoria è stata accettata e digerita. Io penso che soprattutto questo sia un fatto preciso che li abbia fatti trovar male in passato e che ancora in futuro li farà semprepiù essere insignificanti perchè uniformatisi alle regole dettate dal sistema.Proprio perchè quel NO non è stato detto e che anzi più il tempo passa e più venga ribadita tale erronea convinzione ed modi comportamento che ne derivano,si possa arrivare alla crisi di se stessi ma anche di una grande parte dell’umanità che ha seguito tale imbarbarimento.La gente lotta quando vede la possibilità concreta di poter realizzare i propri ideali, diversamente diventa automaticamente subalterna dopo essere passata nel terreno della disillusione e della disgregazione che ne consegue e non è più portata a lottare per costruire ma si rifugia nell’individualismo che è conservazione e che è contro i propri interessi, anche comportandosi per sopravvivere accettando la prostituzione dei propri ideali.La storia è storia e sotto tale profilo la politica ci può mostrare molto.E proprio a proposito della sedicente sinistra che oggi vediamo quasi impotente ad operare per dare una sterzata visibile per uscire da quasi un trentennale imbraco dove è caduta e che purtuttavia fruisce ancora di un ricordo del patrimonio di lotte ed avanzamenti delle classi che in essa si riconoscevano, che le consente ancora oggi di avere un corpo elettorale cospiquo che la vota solamente perchè è memore del passato e che pensa -non avendo alternative davanti -che in qualche modo sia ancora quella che votava una volta, vorrei ricordare -soprattutto a coloro che vivono nei piccoli paesi come è Chiusi dove tutti ci conosciamo e sappiamo la nostra storia reciproca -,ma anche in altri paesi simili, una frase del celebre scrittore americano Ernest Hemingway che da giornalista prese parte alla guerra di Spagna che diceva così: ”non bisogna giudicare gli uomini dalle loro amicizie . Giuda frequentava persone irreprensibili”.
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