CHIUSI, I PODEMOS SPIEGANO LE RAGIONI DELLA ROTTURA CON PD & C. : “RISPETTO A QUESTO IMMOBILISMO ERA MEGLIO LO SCONTRO CON BETTOLLINI”

venerdì 13th, gennaio 2023 / 17:57
CHIUSI, I PODEMOS SPIEGANO LE RAGIONI DELLA ROTTURA CON PD & C. : “RISPETTO A QUESTO IMMOBILISMO ERA MEGLIO LO SCONTRO CON BETTOLLINI”
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CHIUSI – Una cosa è certa, la costituzione di un gruppo consiliare autonomo e l’uscita dalla maggioranza ha ridato fiato ai Podemos, che sembra stiano ritrovando il gusto della politica. Adesso intervengono e prendono posizione più spesso e sembrano quasi “liberati, come uccelli chiusi in gabbia che ritrovano l’ebbrezza del volo. Per capire meglio cosa è successo e perché si è verificata la rottura con il Pd e la coalizione di centro sinistra che pure avevano contribuito a creare nel 2021, ci abbiamo fatto una chiacchierata collettiva. Presenti i due consiglieri comunali Daria Lottarini e Lorenzo Magnoni e il leader riconosciuto del raggruppamento Luca Scaramelli.

La prima cosa che dicono, tutti e tre, è che la decisione di costituire un gruppo autonomo non è stata presa a cuor leggero. “Non è stato facile, né indolore. Noi come Possiamo avevamo investito molto nel progetto politico messo in campo per le comunali” dicono Magnoni e Lottarini. “Un investimento sulla speranza di poter cambiare modalità di approccio e comportamenti nel modo di governare la città, ma anche nel modo di fare politica, di rapportarsi alla cittadinanza. Forse siamo stati troppo ottimisti”, chiosa Luca Scaramelli, il quale ammette che forse “ci avevamo investito e creduto più noi che il Pd. Questo alla luce dei fatti è quello che emerge”.

Quanto al distacco dalla coalizione e dalla maggioranza i tre Podemos precisano che “il distacco c’è stato, innegabilmente. Fare un gruppo autonomo significa che non facciamo più parte del gruppo di maggioranza. Questo non significa però che siamo passati all’opposizione. Abbiamo fatto un passo di lato. Abbiamo voluto rimarcare un dissenso e riacquistare autonomia. Ma sulle questioni inserite a suo tempo nel programma elettorale o avviate a realizzazione il nostro contributo e sostegno non mancherà…”. Sulla propria pagina fb, Possiamo nell’annunciare la rottura, ha usato l’immagine di una corda tirata e sfilacciata, quasi spezzata. Quasi. Non del tutto.  (vedi immagine copertina), ma il filo che rimane è flebile…

In effetti nell’ultimo anno sono stati diversi i punti di frizione su cui Possiamo e Pd non si sono trovati sulla stessa lunghezza d’onda. I tre esponenti li elencano un dopo l’altro: la questione della guerra e dell’invio di armi all’Ucraina; la mostra fotografica con le immagini scattate da un soldato del battaglione Azov; il caso dell’Auditorium la Villetta su cui avrebbero preferito che l’amministrazione Sonnini agisse diversamente; l’ulteriore spesa per l’adeguamento del nuovo Palasport sulla quale hanno votato contro; la questione che definiscono “dirimente” dell’alta velocità e della stazione in linea su cui sono decisamente contrari; la gestione della Fondazione Orizzonti che, dopo le modifiche allo statuto, è rimasta in una sorta di “limbo”… Infine la questione delle commissioni consiliari che al momento sono formate da tre esponenti della maggioranza e due delle opposizioni, ma che, con l’uscita dalla maggioranza di Possiamo, dovrebbero essere ridisegnate.  Loro, i Podemos, dato che le commissioni sono organi essenzialmente consultivi, senza alcun potere decisionale, vorrebbero mantenere la loro rappresentanza, il Pd invece vorrebbe che si mettessero d’accordo con le altre opposizioni, considerando opposizione anche loro… “Questo – dice Daria Lottarini – non è stato un segnale di fiducia della maggioranza nei nostri confronti, l’avremmo apprezzato. Invece sembra che il Pd voglia acuire i rapporti e non smussare gli angoli…”.

Lorenzo Magnoni dal canto suo sottolinea che la rottura è avvenuta non solo per dissenso su alcuni singoli provvedimenti o mancati provvedimenti, ma anche su una più generale “questione di metodo”. Luca Scaramelli precisa che nella questione di metodo rientra anche il fatto che, contrariamente alle dichiarazione di campagna elettorale, in concreto “non c’è stata alcuna discontinuità con il passato e con le amministrazioni precedenti, né tantomeno nel rapporto, spesso accondiscendente, per non dire supino dell’amministrazione e della politica verso soggetti forti,  in una commistione di interessi non sempre chiara”. Con il termine “soggetti forti” Scaramelli indica associazioni e sodalizi che esprimono interessi legittimi, ma non sempre sovrapponibili all’interesse pubblico e allo stesso tempo rappresentano sacche importanti di consenso… “Su questi aspetti non è cambiato nulla. Pensavano si potesse cambiare e imprimere una svolta nel senso di una maggiore trasparenza e chiarezza, ma questo non è avvenuto. Si è preferito continuare a galleggiare nel solito mare, coi soliti sistemi, senza alcun segnale di novità. Un galleggiamento coi motori sempre al minimo, senza scatti, senza accelerazioni, senza scosse… Ma così si va poco lontano. Questa è la nostra opinione”.

Dopo una affermazione del genere, la domanda successiva è sorta spontanea: Vuoi dire che rimpiangete Bettollini?

Luca Scaramelli non si è sottratto: “Bettollini un suo disegno lo aveva, aveva anche delle idee, a mio avviso quasi tutte sbagliate, aveva però anche la forza di portarle in discussione, per poi magari fare ciò che gli pareva, senza tanti complimenti. Pur condividendo poco o nulla della ‘linea Bettollini’, dico che era preferibile quella, al galleggiamento senza indirizzi di oggi. Un galleggiamento che diventa immobilismo o quasi, incertezza e titubanza su tutto… Prendi il caso della stazione in linea: possibile che sindaco, giunta e Pd non riescano a dire che è una cazzata e che NON SI DEVE FARE, né a Montallese -Tre Berte, né altrove, perché la stazione per l’alta velocità esiste già ed è quella di Chiusi?” 

Immobilismo, galleggiamento senza idee, titubanza e incertezza, sono termini forti. Chiaro che se questi sono i giudizi di Possiamo sull’amministrazione attuale, la componente di sinistra non poteva rimanere nella coalizione. Da questi giudizi ne discende anche un altro: “l’oggettiva debolezza dell’esecutivo”. Anche su questo i Podemos addebitano a Sonnini (e al Pd) la scelta di non averlo voluto rafforzare, magari con una figura più esperta e con maggiore abitudine alle battaglie politiche. “Questo non significa che volevamo un assessore di Possiamo. Certo è che in ogni caso ci hanno tenuto alla larga…”. 

Adesso che Socialisti e Possiamo sono usciti dalla coalizione, la maggioranza in Consiglio è risicata (la più risicata che ci sia mai stata) e anche a livello politico il “progetto di campo largo” sperimentato nel 2021 è naufragato in pochi mesi e tutto questo non aiuta sindaco e giunta, che adesso i Podemos se li ritrovano se non proprio contro, neanche a favore…

“Ci dispiace che sia andata così”,  dicono Scaramelli, Lottarini e Magnoni, ammettendo che per loro, “questa è una sconfitta. Una ferita che brucia, perché il passo avanti che era stato fatto per rimettere insieme i cocci e riunire la sinistra, allargando l’alleanza anche ad altre forze come i 5 Stelle, non ha avuto l’esito che avevamo preventivato e che si sperava fosse un modello riproponibile anche altrove. Adesso siamo di nuovo punto e a capo… Peccato. Dalla maggioranza siamo usciti noi, ma la colpa non è solo nostra”.

E’ un’autocritica onesta quella dei Podemos chiusini, che intanto domani, sabato 14, al Consiglio Comunale aperto sulla questione Trasporti e alta velocità presenteranno una loro mozione, poi, a breve convocheranno una iniziativa pubblica, per spiegare alla gente, non solo a chi legge i giornali on line, le loro posizioni e le ragioni di quanto accaduto nella maggioranza di centro sinistra. Sarà una conferenza stampa, anzi una vera e propria “intervista pubblica”, davanti al pubblico che potrà poi intervenire e fare ulteriori domande.

Insomma ci stanno riprendendo gusto… Come giornale – non è un mistero – alle elezioni comunali del 2016 sostenemmo i Podemos, poi nei 5 anni successivi ci siamo scontrati spesso e volentieri, non ci siamo fatti sconti. La scelta di allearsi con il Pd e i 5 Stelle, passando dall’opposizione alla maggioranza, fatta nel 2021, non ci aveva convinto. Perché al di là del proposito di “riunire la sinistra” ci sembrava avesse basi poco solide, se non l’antibettolinismo. Che non poteva bastare. Ormai anche quella è acqua passata. Si è aperta un’altra fase e a noi fa piacere che ci sia a livello locale una forza di sinistra che riprende la parola. Si può essere d’accordo o meno sui temi e sulle idee, ma se si rompe la cappa di silenzio che ha immobilizzato la politica è tutto di guadagnato.

m.l.

 

 

 

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