ECCO COME SARA’ IL MUSEO CHE OSPITERA’ I BRONZI DI SAN CASCIANO. MA… CHE FINE FARANNO I “VASCONI” DELLE TERME LIBERE?

mercoledì 07th, dicembre 2022 / 18:41
ECCO COME SARA’ IL MUSEO CHE OSPITERA’ I BRONZI DI SAN CASCIANO. MA… CHE FINE FARANNO I “VASCONI” DELLE TERME LIBERE?
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SAN CASCIANO BAGNI –Il 12 novembre scorso, pochi giorni dopo la sensazionale scoperta dei 24 bronzi nell’area del Bagno Grande a San Casciano Bagni, il direttore Generale Musei del MiC Massimo Osanna anticipava all’Ansa come sarà il Museo che ospiterà i reperti del Santuario Ritrovato… Quanto all’apertura parlò addirittura di 12 mesi… almeno per le prime sale. Come è noto il Museo sarà realizzato in un edificio cinquecentesco, nel cuore del borgo di San Casciano, il Palazzo del’Arcipretura, che la Curia ha ceduto al Comune per 650 mila euro, che il Ministero contribuirà a finanziare.

Sul “come” verrà allestito, lo stesso Osanna spiegava che l’idea di fondo è quella di “un museo che sia capace di rendere universali le storie delle persone, anche le più minute, tanto più che gli argomenti all’ordine del giorno duemila anni fa nel santuario del Bagno Grande erano la salute, la maternità, la fede, in una parola le vite e le aspettative della gente, valori universali e transtemporali, argomenti che interessano tutti noi oggi come allora”.

L’edificio consta  di tre piani fuori terra oltre ad un grande seminterrato e ad un locale esterno, in tutto circa 500 metri quadrati. “Niente di già visto. Quello di San Casciano sarà un museo contemporaneo, con un’esposizione dei reperti sempre fluida e in divenire, capace di proporre nel tempo narrazioni diverse. Questo anche perché nei prossimi mesi e anni dalle vasche del Bagno Grande e dai terreni che circondano l’attuale cantiere (terreni che lo Stato è deciso ad espropriare) potranno venire fuori chissà quante altre soprese”. 

“L’idea – spiegava ancora il Dg Osannaè di articolare il percorso sui tre piani, partendo dal paesaggio e dalle storie di territorio per poi trovarsi al primo piano in un contesto immersivo, quasi appunto si entrasse nel tepore ribollente della grande vasca sacra con le offerte in bronzo, quelle vegetali, gli ex voto. Meraviglie “parlanti”  – secondo Osanna –  oggetti che anche grazie alle iscrizioni che spesso li ricoprono raccontano moltissimo delle persone che li hanno voluti, con storie che arrivano da mondi diversi, da Siena, Chiusi, Perugia, Roma. Al piano ancora superiore l’emersione dall’acqua, con uno sguardo al mondo esterno.. Nel seminterrato invece un hub di ricerca destinato agli studenti e operatori dello scavo…  Quindi un museo vivo, pulsante…

Ma il fatto che lo scavo continuerà e quella frase sulla volontà dello Stato di espropriare i terreni interessati intorno al Bagno Grande, ha fatto drizzare le antenne a più d’una persona che pur riconoscendo il grande valore della scoperta archeologica, teme adesso per in futuro di quell’area che per secoli è stata un’area termale, per la precisione le “terme libere” dove chiunque poteva immergersi senza pagare nessun biglietto di ingresso, senza prenotazione. C’è chi sostiene che per consentire la ripresa dello scavo a primavera, i “vasconi” (tutti nella zona chiamano così quelle vasche di San Casciano) verranno prosciugati e smontati… poi verranno inseriti in un parco archeologico, che non potrà, per forza di cose, essere di libero accesso, giorno e notte, come lo erano (e sono) le “terme libere”. Insomma che fine faranno i “vasconi” di San Casciano? 

La Toscana è ricca di “terme libere”, alcune sono proprio nel sud senese: Bagni di San Filippo, Bagno Vignoni, San Casciano appunto. Poi c’è Saturnia che non è lontanissima sulla strada per il mare.  I “vasconi” di San Casciano Bagni sono famosi non solo per la loro storia millenaria, confermata dallo straordinario ritrovamento archeologico, ma anche perché luogo di ritrovo dei sancascianesi e in tempi recenti anche di molta gente “di fuori”, dei paesi circostanti, ma anche di Roma, Perugia, Terni, Arezzo, Siena…

All’epoca dei “frikkettoni”, negli anni ’70-80 fare il bagno di notte ai “vasconi” era un must e il fumo delle “canne” si confondeva facilmente coi vapori dell’acqua calda…  Non infrequenti i blitz dei Carabinieri che mandavano tutti a letto. E pazienza se pantaloni, magliette e mutande rimanevano sul posto o qualcuno tornava a casa con le mutande di qualcun altro.

Ma al di là dell’amarcord, le “terme libere” sono un patrimonio culturale, storico, ma anche sociale. Un presidio di benessere e di equità ed egualitarismo. Sarebbe un peccato, e un delitto, se per assecondare e consentire uno scavo archeologico e successivamente allestire un parco tematico, sia pure di grande valore e rilevanza, dovessero essere smantellati.  Su questo la giovane sindaca Agnese Carletti, assurta a grade notorietà dopo il rinvenimento delle 24 statue di bronzo e del resto, ma che è rimasta coi piedi per terra, dovrà fornire informazioni precise. Perché la sensazione di una immersione virtuale in una sala di museo sarà senza dubbio suggestiva, ma non sarà mai la stessa sensazione che si può provare immergendosi in una vasca di pietra, dove si immergevano allo stesso modo etruschi, romani, pellegrini del Medioevo che percorrevano la via Francigena, soldati napoleonici fino ad attori e cantanti romani diventati famosi, ma che lì in mezzo a quei vapori, senza maglietta e senza mutande erano esattamente uguali a tutti gli altri…

m.l.

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