“IL NODO” CON AMBRA ANGIOLINI AL MASCAGNI: QUANDO IL TEATRO TI PRENDE A CAZZOTTI

giovedì 09th, dicembre 2021 / 12:38
“IL NODO” CON AMBRA ANGIOLINI AL MASCAGNI: QUANDO IL TEATRO TI PRENDE A CAZZOTTI
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CHIUSI – Ci sono tanti tipi di teatro. C’è il teatro classico, quello comico e d’evasione, c’è il teatro-canzone e il teatro di narrazione, c’è il teatro civile e di denuncia. Poi c’è  quel tipo di teatro che ti lascia tramortito, che è un cazzotto nello stomaco, che ti fa venire un groppo alla gola e tanta rabbia dentro. Quel tipo di teatro che quando esci non vai a letto tranquillo e sereno, ma con la testa piena di domande del tipo: e se capitasse a me? e … ma io, alla fine le ho azzeccate tutte o ho sbagliato qualcosa? Il nostro mondo, ovvero il nostro lavoro, la scuola dei nostri figli, questa società vanno bene così o sono posti pieni di falle?

Ecco, lo spettacolo presentato ieri sera al Mascagni di Chiusi da Ambra Angiolini e Arianna Scommegna rientra in quest’ultimo tipo di teatro.

“Il nodo”, questo il titolo, è una piece tratta da un testo di Johnna Adams, un’autrice americana. E si può dire che sia a tuti gli effetti un’opera che rientra a pieno titolo nel teatro americano contemporaneo, ma se i nomi dei protagonisti non fossero Gidion, Corryn e Heather, ma Francesco, Amelia e  Maria Pia non  ci sarebbe alcuna differenza. Non è infatti solo una storia americana. E’ una storia dura, durissima. Su un tema scabroso. No, non il bullismo nelle scuole, come può sembrare in apparenza, di cui pure lo spettacolo parla, ma piuttosto il dolore, il più grande che possa capitare ad una persona e ad una madre, e la sconfitta di un genitore da un lato, della scuola e della società dall’altro.

Lo spettacolo, come spesso avviene nel teatro americano, è asciutto, essenziale. Senza orpelli. Senza veli. E anche il linguaggio, grazie ad una traduzione efficacissima, è altrettanto asciutto, crudo. Essenziale. E per questo duro da masticare e digerire. Non perché sia ermetico o fantasioso, al contrario proprio perché esplicito, chiaro. Violento a tratti.

Tutta la piece si gioca in una unica scena: un’aula di scuola media, dove due donne si confrontano duramente. Corryn è la madre di un ragazzino dodicenne che è stato sospeso per 5 giorni ed è tornato a casa pieno di lividi, ha ricevuto un invito a presentarsi a scuola. Ma ora è lei che che vuole spiegazioni. Heather è una insegnante, quella che ha sospeso il ragazzo, la quale però non si aspettava quella visita… troppo presto, secondo lei. Perché dopo la sospensione, il ragazzo si è sparato un colpo in testa. Non c’è stato ancora nemmeno il funerale…

La riflessione verte su valori e responsabilità fra il mondo della scuola – in continua trasformazione – e quello della famiglia: un confronto aspro tra due donne con ruoli diversi,  che dopo le inziali titubanze della prof, cerca di dare un senso al dolore, allo smarrimento e al reciproco, soffocante, senso di colpa delle due protagoniste. Entrambe sanno o pensano di aver sbagliato qualcosa. Di non aver capito qualcosa… Quel dialogo feroce, rabbioso, racconta come una istantanea di un fotoreporter l’ipocrisia di una società disattenta e perbenista. Quasi sempre incapace di cogliere i segnali di un disagio. Nella discussione emerge l’incomunicabilità che è uno dei drammi della contemporaneità marchiata dai social, emergono certe convenzioni che rovesciano i principi cardine dell’educzione e del vivere sociale, emerge la tendenza, l’istinto alla violenza tipico del genere umano e che alberga anche nei ragazzi, ed emerge il bullismo (con una certa difficoltà a capire chi sia la vittima e chi l’autore degli atti di prevaricazione), emerge il male di vivere degli adolescenti e la solitudine di persone troppo prese dal loro lavoro…

E in questa solitudine il dolore della prof per il suo gatto unico compagno di vita e adesso morente presso un veterinario sembra quasi pari a quello della giovane madre per la perdita del figlio…  Le due donne finiscono per abbracciarsi, piangendo. Ma la madre non fa sconti: “Di quello che è successo io la colpa la dò  a voi! “.

Ottima la prova attoriale di Ambra Angiolini e Arianna Scommegna, che non hanno concesso niente alla leggerezza, neanche nel look, e sono uscite stremate, addirittura commosse. Non deve essere  facile neanche per loro portare in scena un testo del genere. Ma lo hanno reso benissimo. E lo hanno reso anche molto italiano. Applausi più che meritati.

“Il nodo” andrebbe fatto vedere nelle scuole. Non tanto agli studenti, quanto agli insegnanti. 

Sul palco del Mascagni trasformato in una geniale aula in discesa, ieri sera è andato in scena uno spettacolo importante. Uno di quelli che valgono una stagione. E’ durato appena un’ora, ma è stata un’ora densa. Complimenti a chi lo ha portato a Chiusi.  Complimenti alla regista Serena Sinigaglia, alle due attrici e a chi ha tradotto il testo della Adams.

Qualcuno sarà uscito dal teatro con lo stomaco in subbuglio. Fuori pioveva, tra l’altro. Ma anche da quel dialogo tra Ambra e la Scommegna  si era capito che spesso nella vita piove forte. A volte piovono pietre grosse come macigni.

m.l.

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