CHIUSI PIANGE LA SCOMPARSA DI “ROSEBIO”

lunedì 22nd, marzo 2021 / 09:51
CHIUSI PIANGE LA SCOMPARSA DI “ROSEBIO”
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CHIUSI – Quella di ieri è stata una brutta domenica per a città di Chiusi. Un altro decesso allunga la lista delle delle vittime del covid, si tratta di una donna di 80 anni, residente nella frazione di Montallese, aggredita duramente e ancora sede di un focolaio con 16 cittadini positivi e 5 ricoverati. L’ennesima conferma che il virus uccide e che la strada per uscire dall’incubo è ancora lunga.

Ma non si muore solo di covid. Sempre ieri è venuto a mancare a causa di una malatiia con cui combatteva da tempo, Franco Rosati personaggio noto negli ambienti sportivi, ma non solo.

Giocatore e allenatore negli anni ’60-70-80, Rosati, che gli amici chiamavano “Rosebio”, perché erano gli anni del grande Eusebio, stella portoghese dei mondiali ’66, fu uno degli animatori della A.C. Chiusi, la seconda squadra che per un periodo si divise il tifo con la Polisportiva ed era soprattutto la squadra del centro storico, mentre l’altra era ormai per lo più un sodalizio dello Scalo. Tipo sanguigno era un giocatore d’altri tempi in tutti i sensi, uno di quell che davano il  meglio di sè, sui campi ridotti a fanghiglia come i rugbysti… 

Ma “Rosebio” non ha praticato e frequentato solo il calcio. E’ stato infatti animatore infaticabile del un gruppo ciclistico del Centro Commerciale Etrusco, organizzatore di raduni e gare e ciclista appassionato egli stesso. Fuori dallo sport Rosati si è impegnato per decenni nell’organizzazione del Carnevale e in molte iniziative paesane, soprattutto nel quartiere di Rione Carducci dove abitava ed era cresciuto.

Sui social, qualcuno (lo ha fatto per primo Alessandro Bologni, ex consigliere comunale della Primavera) alla notizia della morte, ha proposto di intitolare a Franco Rosati detto Rosebio, il campetto del Rione Carducci, teatro di epiche partite tra i ragazzi del quartiere e spazio pubblico utilizzato tante volte per feste e iniziative di vario genere. Perché no? Franco era una persona per bene, uno che si è speso molto per gli altri e per la città, un “volontario” a tutto tondo, in servizio permanente effettivo. Quel campetto è l’erba di casa sua. Ci piace l’idea che continui a giocarci, con la maglia sporca di fango, nel pensiero di tutti.

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