CHIUSI, LA CRISI DI GOVERNO TAGLIA FUORI ITALIA VIVA. E IL GRUPPO CONSILIARE CHIEDE LA RICONFERMA DI BETTOLLINI

martedì 19th, gennaio 2021 / 12:13
CHIUSI, LA CRISI DI GOVERNO TAGLIA FUORI ITALIA VIVA. E IL GRUPPO CONSILIARE CHIEDE LA RICONFERMA DI BETTOLLINI
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CHIUSI – Non si sa ancora come finirà la crisi di governo, cioè se il premier incasserà la fiducia anche alò Senato. Alla Camera ce l’ha fatta. A Palazzo Madama è più dura, ma una cosa sembra comunque chiara. Conte dopo Salvini ha rottamato anche Renzi, che adesso tenta un recupero in extremis, magari con l’astensione, ma è ormai fiori dai giochi. Comunque finisca a partita Perché se anche il Governo dovesse cadere si andasse al voto anticipato, Italia Viva, accusata da tutti di aver “tradito” il patto e di aver fatto un piacere alle destre raccatterà poco o niente. Ha raccattato poco in Toscana a settembre, e la Toscana è la terra di Renzi, figuriamoci nel resto d’Italia e dopo la “pugnalata” al governo, in mezzo alla pandemia e all’emergenza. Tutta Europa l’ha trattato come un sicario irresponsabile e vanesio…

Staremo a vedere. Intanto la vicenda nazionale e la rottura tra Italia Viva e il resto della maggioranza apre scenari diversi anche in periferia. A Chiusi per esempio, in vista del voto amministrativo di primavera, una delle opzioni in campo, per il Pd era, fino a qualche settimana fa, quella di una riedizione dell’alleanza regionale che ha sostenuto Giani, ovvero Pd-Italia Viva. Adesso, con lo strappo di Renzi nei confronti del governo Conte, la cosa appare più complicata. Così come appare più complicata una candidatura Stefano Scaramelli per il centro sinistra per il seggio della camera lasciato vacante da Padoan. Pd e Italia Viva a Roma sono ai ferri corti. E più d’uno tra i dirigenti Dem sostiene “Mai più con Renzi, è inaffidabile”. Quindi, probabile che anche a Chiusi, una ipotesi di coalizione Pd-Italia Viva sembra tramontata prima ancora di essere messa sul piatto.

Scaramelli e i suoi non potranno dettare condizioni e quei 500 voti ottenuti alle regionali, sono per ora “congelati”. Buoni forse per una coalizione trasversale avversa al Pd. Ma anche i 5 Stelle – come il Pd – non abbasseranno la testa pur di accaparrarseli: dei renziani stanno dicendo peste e corna.

La politica locale non può prescindere da ciò che avviene a livello nazionale. Quindi, a Chiusi al Pd, che ancora non favella e non si espone, non restano che due opzioni: tentare una coalizione inedita con i 5 Stelle e con i Podemos, ipotesi che probabilmente è quella cui aspira la segretaria Cardaioli, ma che sarebbe un segnale di rottura totale con la gestione Bettollini e con il gruppo consiliare attuale cui Possiamo e 5S hanno fatto opposizione. Oppure, seconda opzione, mettersi l’anima in pace e ripartire da Bettollini e quello che c’è adesso, provando magari ad allargare la maggioranza almeno ai podemos, sulla base di un programma condiviso e una squadra “più politica” di quella attuale. Ma il gruppo di minoranza di sinistra finora ha alzato un muro nei confronti di Bettollini, sarà difficile che possa ammorbidire la posizione…

Nei giorni scorsi c’è stato un momento di frizione tra la segretaria Pd e il gruppo consiliare di maggioranza. Tutto è partito da un invito del partito al gruppo per un incontro in cui parlare di alcuni temi amministrativi, tipo il progetto di Piazza Garibaldi, invito respinto dal gruppo che ha ritenuto avesse poco senso parlare di opere pubbliche senza aver prima sciolto il nodo della candidatura a sindaco. Tant’è che il Gruppo avrebbe proposto un nuovo incontro, ma per affrontare il tema  della “riconferma del sindaco uscente come candidato alle prossime elezioni” e il percorso da fare in tal senso…

Insomma adesso, non solo i 66 dissidenti, anche il Gruppo consiliare al completo (Pd e Psi) sarebbe per la riconferma di Bettollini. La segretaria non l’ha presa bene, accusando il gruppo di aver preso una posizione “aventiniana”, probabilmente “imposta dal sindaco”.

Il braccio di ferro continua. Ma Simona Cardaioli sta perdendo i pezzi giorno dopo giorno. E i giorni passano inesorabilmente.

Va detto che se il Pd tace (ma non acconsente a ripartire da Bettolini), e non convoca gli organismi decisionali per affrontare la questione e chiudere la partita in un modo o nell’altro, anche sugli altri fronti sono il silenzio e l’immobilismo a regnare sovrani.

A destra non vola una mosca. Si sa che ci sono stati dei contatti nei mesi scorsi, ma nessuno sa se Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia si presenteranno insieme con una lista e un candidato unitari, oppure no. Se l’idea è quella di una lista del centro destra, connotata, oppure quella di una lista civica stile Città della Pieve, con appoggio esterno delle forze politiche. Niente.

E nessuna indicazione fino ad ora è pervenuta da parte del Movimento 5 Stelle che sembra ormai scomparso dalla scena locale. Nel 2016, di questi tempi, i grillini erano più attivi, stavolta no: liquefatti.

Quanto a Bettollini, sembra rinfrancato e più preoccupato per gli effetti della pandemia che per le diatribe interne e con il Pd. Intanto sulla chat del Pd qualcuno ha fatto circolare un avviso tratto dal sito del Pd Nazionale, nel quale si dice che il tesseramento 2020 è prorogato al 30 aprile 2021.  Quindi la tessera 2019 è valida fino al 30 aprile 2021. E’ vero che Bettollini ad agosto annunciò l’intenzione di non rinnovarla, mettendosi di fatto fuori dal partito, ma formalmente e suo malgrado, avendo la tessera 2019 in tasca risulta ancora iscritto a tutti gli effetti. E se la segreteria convocherà l’assemblea dell’Unione Comunale, come chiedono sostanzialmente tutti, il sindaco potrebbe andarci e dire la sua. Non sarebbe più un convitato di pietra.

 

 

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