CHIUSI, CRISI PD-BETTOLLINI: PARLA LA SEGRETARIA CARDAIOLI. IL PARTITO NON SFIDUCIA IL SINDACO

martedì 04th, agosto 2020 / 12:06
CHIUSI, CRISI PD-BETTOLLINI: PARLA LA SEGRETARIA CARDAIOLI. IL PARTITO NON SFIDUCIA IL SINDACO
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CHIUSI –  Come ai tempi della guerra fredda, lo scontro fratricida all’interno del Pd chiusino, va avanti a suon di comunicati, con il partito di maggioranza che dopo averlo già fatto in modo laconico dopo l’incontro pubblico ai giardini dello scalo, mercoledì scorso, torna a replicare al sindaco Bettollini, questa volta dopo l’annuncio del suo addio al Pd. Lo fa con una nota firmata di pugno dalla segretaria Simona Cardaioli che in questo caso ha deciso di esporsi in prima persona senza evocare il rispetto della prassi e i passaggi formali negli organismi del partito. Ecco la sua nota:

“In questi giorni abbiamo appreso dalla stampa e dai social la notizia che il sindaco di Chiusi, Juri Bettollini, ha deciso di rassegnare le sue dimissioni da ogni incarico politico e di non rinnovare la tessera per l’anno 2020. Oggi è arrivata ai rappresentanti degli organismi ai vari livelli la comunicazione ufficiale. Prendo atto della sua volontà precisando che il PD non ha sfiduciato il sindaco né dato giudizi negativi sul suo operato né su quello della giunta.
Mi dispiace che il sindaco si aspettasse un giudizio sul suo mandato, ai fini di una riconferma per le elezioni amministrative 2021, durante l’iniziativa pubblica che si è tenuta mercoledì scorso all’interno della festa de l’Unità. Certe valutazioni, come lui sicuramente sa, facendo parte da anni degli organismi di partito, non possono essere espresse dal segretario dell’unione comunale in autonomia ma necessitano di un percorso democratico che coinvolga direttamente gli iscritti, partendo dai programmi prima ancora che dai nomi
Farò tutti i passaggi necessari con i vari organismi politici per gestire al meglio questa situazione non perdendo di vista le elezioni regionali che ci vedranno impegnati nei prossimi mesi. L’impegno deve essere massimo da parte di tutti per combattere una destra fascista, contro i diritti civili, intollerante e razzista”. Simona Cardaioli, segretaria dell’unione. 

Come si vede, Simona Cardaioli dice di aver ricevuto ieri la comunicazione ufficiale delle dimissioni da ogni incarico politico e della decisione di non rinnobare la tessera Pd da parte di Bettollini e “ne prende atto”. La segretaria chiusina precisa però che “Il Pd non ha sfiduciato il sindaco né dato giudizi negativi sul suo operato né su quello della giunta”. E così liquida la questione, rimandando “ogni valutazione ad un percorso democratico che coinvolga direttamente gli iscritti, partendo dai programmi prima ancora che dai nomi”.

Non c’è stata dunque una sfiducia formale, ma la “freddezza” nei confronti del sindaco e dell’amministrazione resta tutta lì. Sulla eventuale ricandidatura di Bettollini, neanche un cenno. Se non è sfiducia non è neanche fiducia. Né tantomeno entusiasmo. Sembra dire “Bettollini si è sfiduciato da solo”.

Simona Cardaioli scrive che “certe valutazioni non possono essere espresse dal segretario dell’unione comunale in autonomia” e per questo non diede risposta alla richiesta di chiarimento e di chiarezza fatta da Bettollini all’incontro del 29 luglio, ma stavolta il comunicato lo firma lei, in autonomia. Non dice “sentiti gli organi del partito…”.

Secondo noi non c’è nulla di male o di strano nel fatto che un segretario di partito prenda posizione, la stranezza è se non lo fa. In questo caso la segretaria Cardaioli, conferma che farà “tutti i passaggi necessari con i vari organismi politici per gestire al meglio questa situazione” e poi aggiunge “non perdendo di vista le elezioni regionali che ci vedranno impegnati nei prossimi mesi”.

In sostanza il Pd di Chiusi (o la segretaria in autonomia) dice che la questione Bettollini può attendere e che adesso l’importante è affrontare la campagna elettorale per le regionali. Come dire che adesso lo sforzo deve concentrarsi su quell’obiettivo, senza distrazioni, e ha ragione a dire che l’avversario è “una destra fascista, contro i diritti civili, intollerante e razzista”. Ma sottintende che per il Pd le regionali sono, anche a Chiusi, più importanti e impellenti delle dimissioni dal partito del sindaco in carica e delle discussioni su una sua eventuale ricandidatura. E questo è – oggettivamente – un altro segnale inequivocabile di “freddezza” nei confronti di Bettollini e della sua amministrazione sui quali non ha dato e non dà un giudizio negativo, ma nemmeno un giudizio positivo (nemmeno mezza riga in tal senso).

Con la frase “il Pd hon ha sfiduciato il sindaco”, la segretaria Cardaioli lascia intendere che probabilmente il partito non presenterà una mozione di sfiducia al sindaco transfuga in consiglio comunale e prende in qualche modo le distanze anche dal segretario provinciale Valenti, che invece di Bettollini ha scritto peste e corna “sfiduciandolo” su tutta la linea.

Certo, la situazione resta complicata e “sospesa”. E forse una verifica politica per appurare se esiste ancora una maggioranza in consiglio Bettollini da un lato e il Pd dall’altro la dovranno fare. Per andare avanti fino al termine del mandato il sindaco dovrà avere almeno la certezza della lealtà degli assessori e del gruppo consiliare. Su questo la palla passa ora al capogruppo Agostinelli. Per Bettollini, sapere se il gruppo è unito e intende procedere è una conditio sine qua non…

E’ comprensibile, dal punto di vista del Pd il richiamo forte e deciso all’impegno per le regionali. Primo perché l’appuntamento è tra u mese e mezzo (20 e 21 settembre), ma anche perché quella è una partita in cui il Pd si gioca molto se non tutto. Se dovesse andar male e il Pd perdesse anche la Toscana, dopo l’Umbria, ci sarebbero probabilmente ripercussioni anche  a livello nazionale, se invece andasse male in provincia di Siena  e in particolare a Chiusi (anche in caso di vittoria di Giani) e il Pd facesse flop, magari a vantaggio di Scaramelli e Italia Viva, per Valenti e per il gruppo dirigente chiusino sarebbe un de profundis. Addirittura alle comunali 2021 il Pd potrebbe anche non esserci perché imploderebbe prima.

L’uscita di Bettollini dal Pd ha creato disorientamento, e reazioni a catena: sui social si è scatenato da una parte il fuoco di fila dei detrattori del sindaco e dall’altra il coro di applausi e solidarietà dei suoi sostenitori.

I primi hanno tutti rilanciato a caratteri cubitali il post di Valenti e i commenti di altri esponenti del Pd senese critici con Bettollini, per sottolineare l’isolamento in cui si era cacciato. Tra i più attivi in questo senso alcuni componenti del Comitato Aria e degli altri comitati anche non chiusini, che vedono nella crisi Pd-Bettollini la fine di una storia e anche della carriera politica di Bettolini. Quantomeno l’inizio della fine.

Ma il dato di fatto per ora è solo che il Pd aveva il sindaco di Chiusi e adesso non lo ha più. Il sindaco di Chiusi non è più dei suoi. E il Pd non ha alcuna certezza di riaverlo nel 2021.

Ufficialmente Bettollini si è messo in fuori gioco da solo, lasciando il Pd, ma di fatto ha lasciato il Pd perché si è sentito “scaricato”, sopportato più che supportato, isolato e accerchiato da un partito che non lo ama...  E questo nonostante il partito non abbia mai espresso “un giudizio negativo”, né si sia mai messo di traverso sulle scelte amministrative e politiche dell’amministrazione Bettollini. Sarà dura per il Pd chiusino, quando avverranno i passaggi democratici con gli iscritti, richiamati da Simona Cardaioli, spiegare come si possa giubilare un sindaco senza fornire validi motivi e senza preparare una alternativa.

Come abbiamo già scritto in altri articoli, sarebbe stato tutto molto più semplice e lineare se il Pd chiusino avesse dato un giudizio positivo sull’operato di sindaco e giunta, magari sottolineando qualche elemento di criticità, avesse ringraziato Bettollini, gli assessori e i consiglieri per il lavoro svolto e poi avesse detto “per il futuro però abbiamo altri obiettivi, vorremmo giocare con un nuovo modulo e quindi pensiamo che sia meglio cambiare il centravanti”.

La politica nell’era dei social non può avere i temi e i riti del Pci pre-Berlinguer, siamo nel 2020 e non nel 1965. Con una deflagrazione come quella che si è verificata in questi giorni, tutta interna alle stanze di partito, ma rimbalzata fuori via social, il Pd di Chiusi doveva prendere il toro per le corna, subito, doveva farli subito i passaggi democratici, non rinviare la questione sine die. Così rischia di rimanere a lungo con il cerino in mano. Se lo può permettere?

Le opposizioni per ora non hanno commentato la crisi Pd-Bettollini, sono rimaste in disparte, ma si stanno consultando e anche altri soggetti si sono messi in moto fiutando l’aria propizia per una “spallata” come è successo a Città della Pieve nel 2019.

Se Bettollini è rimasto isolato nel Pd, il Pd è isolato rispetto al resto del mondo. E non è più il Pd del 2016… Un qualche ragionamento coi Podemos ora che è derenzizzato e anche debettollinizzato, lo dovrà fare. Idem coi 5 Stelle. O pensa, il Pd, di avere ancora una vocazione maggioritaria?

E gli altri sono disposti a sedersi al tavolo con il Pd? Oppure preferiranno tentare il colpaccio insieme alla destra come hanno fatto a Città della Pieve con Risini?

Scaramelli dall’alto osserva e si frega le mani, se fa un buon risultato alle regionali può diventare ago della bilancia e stampella indispensabile (quindi alzerà il prezzo).

In questo quadro ancora nebuloso e incerto, Bettollini che farà? finirà il mandato e poi tornerà a fare il suo lavoro o deciderà di giocare di nuovo con una squadra tutta sua? In questo caso, con tre-quattro liste in campo potrebbe anche rivincere. Uno scenario con due sole liste e due soli candidati a sindaco ad oggi non sembra plausibile. A meno che il Pd non decida di sparire.

m.l.

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