ON THE ROAD. AGAIN. L’AMERICA VISTA DA DIETRO LO SPECCHIO. UNO SPETTACOLO DA VEDERE. E DA RIPROPORRE

domenica 26th, maggio 2019 / 16:08
ON THE ROAD. AGAIN. L’AMERICA VISTA DA DIETRO LO SPECCHIO. UNO SPETTACOLO DA VEDERE. E DA RIPROPORRE
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CHIUSI – Venerdì 24 maggio ha avuto luogo al Mascagni il secondo appuntamento con musica e narrazione, dopo “Quando sognavamo la California”. Stavolta era di scena On the road. Again,  un Concept Play sull’America scritto e diretto da un attento ed assoluto Marco Lorenzoni che ha saputo mettere insieme il vero storico, letteratura e musica in un’ unica piece.

I narratori in questa performance più che raccontare, analizzano, offrono uno spaccato lucido e coerente di quella che è la situazione civile sulle zone di confine negli Stati Uniti, in particolare sul confine con il Messico. Ad El Paso in Texas o a San Diego, California.

Sullo sfondo quel “muro” che è stato eretto serve per sbarrare l’ingresso negli Usa di quei migranti  che arrivano “in carovana” da Messico, Honduras, Nicaragua, Guatemala e El Salvador.

Martina Belvisi e Alessandro Manzini (coadiuvati da Luca Morelli e Massimo Giulio Benicchi) si sono  alternati sapientemente nel dar voce all’agente Lopez, una donna poliziotto che fa questo lavoro più per lo stipendio che per convinzione, al suo collega Corelli, italo americano “sudista” ed elettore sfegatato del presidente Trump, o ai tre giganti della “Santissima trinità” del folk rock.

Lei, l’agente Lopez,  è lì,  di pattuglia, a sorvegliare la strada, ad assicurare che quel muro non venga oltrepassato dagli invasori, come li definisce il collega Corelli, ma piuttosto che punire e sbarrare lei li osserva, cerca di comprendere le motivazioni che portano queste persone a lasciare la loro terra e rischiare la vita nel deserto o dentro un tunnel alto un metro e lungo chilometri, dove è più facie fare a fine del topo che uscirne.  La maggior parte sono donne, bambini, ragazzi che si muovono alla ricerca di un domani migliore. 

Attraverso la sua figura, il testo di Lorenzoni si spoglia della valenza propriamente giornalistica del raccontare la veridicità dei fatti solo a scopo informativo e diventa opera letteraria dove la razionalità, indispensabile per la gestione di un fenomeno temporale, lascia spazio all’intelligenza emotiva, prerogativa di quell’essere umano capace di calarsi nei panni dell’altro ed evolvere verso la scelta migliore per quell’individuo, anche se non eticamente giusto.

L’agente di fronte ai due ragazzini che avevano varcato il confine propone di lasciarli andare “Tanto due più o due meno… Cosa vuoi che facciano…”, l’umana pietà affiora e prevarica la legge, il senso del dovere, dell’obbedienza e qui il testo diventa sentimento, letteratura, cristiana o semplicemente umana filosofia.  Ma il racconto va anche indietro nel tempo, ai tempi della migrazione del Dust Bowl, della fine degli anni ’30 quando decine di migliaia di americani impoveriti e affamati si misero in viaggio sulla Route 66 per arrivare in California, una sorta di terra promessa… Passando poi per la stagione del ’68, delle battaglie civili e contro la guerra del Viet Nam, arrivando infine alla “rust belt” la fascia della ruggine, ovvero alla deindustrializzazione e allo smantellamento delle acciaierie e dell’industria pesante in Ohio, Pennsylvania, New Jersey raccontata dal Boss nelle sue canzoni… Il tutto condito da qualche digressione, ad esempio sugli italo american illustri, sui due garibaldini finiti a combattere a Little Big Horn con il generale Custer, sugli “spaghetti western”o sui film dei fratelli Cohen,  su quella strada che è mito, memoria. E con la storia dei tre “giganti” Woody, Bob e Bruce a fare da filo conduttore e intreccio come in un ipotetico passaggio di testimone dall’uno all’altro…

Insieme alla narrazione il punto di forza della piece è stata la musica, utilizzata essa stessa come racconto, attraverso la lettura dei testi delle canzoni… I Dudes,  ovvero Matteo Micheletti, Mattia Mignarri, Gianluca Lorenzoni e Andrea Fei Fei, hanno magistralmente interpretato brani di Woody Guthrie, Bob Dylan, Bruce Springsteen,  offrendo ad una platea scelta pillole di un rock  intimo, ispirato e altamente raffinato eseguito magistralmente e spesso in stretta interazione con i narratori stessi…

Sublime, calda e preziosa la voce di Matteo Micheletti, che con compostezza e sobrietà e accenti springsteeniani notevoli ha condiviso le sue spiccate qualità di interprete con l’eleganza di Sonia Franceschini e del suo corpo di ballo (Agnese Mangiabene, Elisa Laurini, Stefano Crezzini e Piergiorgio Mencarelli) che hanno colorato la scena con delicate coreografie.

On the Road Again è stato il frutto di un sapiente lavoro ideato, coordinato e diretto da Marco Lorenzoni, un’opera dove la forza creativa e la passione di affinità diverse hanno dato vita ad un ensamble di arti.

Veridicità storica, letteratura, musica e danza sono state poste in essere in un unico istante che è stato il tempo della rappresentazione. Un’ora e quaranta tutta d’un fiato…

Evviva chi pensa, chi scrive e chi sente, chi canta, balla ed esprime se stesso, facendo come questa volta, nascere il bello! C’è da augurarsi che Lorenzoni & C. ripropongano questo spettacolo in altri teatri o in altre sale. Ha ragione chi dice che è una storia che merita di essere raccontata… E ascoltata.

Paola Margheriti

 

  • Foto di Stefano Raimondi
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