UNA “CARTOLINA” DALLA SIRIA CHE RESISTE E CHE CERCA DI ESSERE UN PAESE NORMALE

lunedì 26th, novembre 2018 / 18:29
UNA “CARTOLINA” DALLA SIRIA CHE RESISTE E CHE CERCA DI ESSERE UN PAESE NORMALE
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CHIUSI – Le foto che accompagnano questo articolo ci fanno molto piacere. A prima vista sembrano foto di una  normalissima recita scolastica. E in effetti sono scatti relativi ad un evento scolastico. Ma non qui da noi. L’evento si è tenuto sabato scorso, 24 novembre, in una città della Siria. 

Vedere il coro di bambine e ragazzine adolescenti cantare con il volto tranquillo e sorridente ci fa tirare un sospiro di sollievo. Perché tra quelle bambine e ragazzine c’è anche Jouri, la figlia di Malek Wannous e di sua moglie Manal, che per qualche anno, dal 2014 al 2018 hanno abitato a Chiusi, ospiti dell’Associazione Città Rifugio, in un appartamento messo a disposizione dalla scrittrice Maria Pace Ottieri.

Malek Wannous è un giornalista siriano, comunista, perseguitato nel suo paese e costretto ad allontanarsene in esilio, perché in Siria c’è la guerra, ma c’è anche la polizia segreta che con i dissidenti e le voci libere non ci va leggera. 

Dopo 4 anni di residenza a Chiusi Malek adesso è in Libano. La moglie e i figli invece sono tornati in Siria. In una zona, per fortuna, meno martoriata dai bombardamenti.

E il sorriso della piccola Jouri ci riempie di gioia. Vuol dire che sta bene, che lì dove vive con la famiglia, la situazione è abbastanza tranquilla. E Malek, postando queste foto su facebook, ha voluto probabilmente farcelo sapere, felice anche lui. L’effetto è quello che facevano un tempo certe cartoline: “a casa tutti bene!”

Queste immagini ci dicono che c’è una Siria che nonostante la guerra continua a vivere, continua a sperare in un mondo normale. In un futuro di pace per le nuove generazioni. Anche lì, in quella città, la situazione, pur non essendo ai livelli drammatici di Aleppo, Homs, Latakia o Raqqa, non è semplice, l’energia elettrica è razionata. E così anche molti generi di consumo. Le comunicazioni non sono facili. Anche internet c’è e non c’è. E non a tutte le ore è disponibile. Anche comunicare coi familiari e amici fori dalla Siria è complicato assai.

Ma i volti sorridenti e distesi di queste bambine che cantano in coro, sono una gran bella notizia. E sono anche più forti e più dirompenti delle bombe.

m.l.

 

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