CHIUSI: LA FAVOLA DEGLI AUTARCHICI, CHE PRIMA GIOCAVANO A PALLONE E ORA GIOCANO A CALCIO

lunedì 22nd, ottobre 2018 / 12:05
CHIUSI: LA FAVOLA DEGLI AUTARCHICI, CHE PRIMA GIOCAVANO A PALLONE E ORA GIOCANO A CALCIO
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CHIUSI – Alessandro Baricco, che è uno che con la penna ci sa fare, negli anni ’90, teneva una rubrica su La Stampa, nella quale raccontava episodi o eventi  a suo giudizio interessanti e che aveva seguito di persona. Una volta  raccontò una partita di calcio di serie C. Una partita particolare: Alessandria-Pro Vercelli, un derby d’altro tempi, giocato nel ’94 al “Moccagatta”di Alessandria, dopo l’alluvione, in un campo appena ripristinato e reso agibile dai pompieri e dalla Protezione Civile. Nella cronaca calcistica, intervallata da digressioni sul passato glorioso delle due formazioni (i 7 scudetti della Pro Vercelli tra il 1908 e il 1922 e gli esordi di Rivera e Riva nell’Alessandria, tanto per intenderci) per dare l’idea della differenza tra le due squadre in campo scrisse che “una giocava a calcio, l’altra a pallone”. Con due parole, calcio e pallone, aveva detto tutto e reso tutto molto chiaro. E in quel frangente c’era anche il fango a rendere tutto  più epico ed evocativo di un calcio antico, d’altri tempi, appunto, lontano da ciò vediamo oggi o anche ne ’94.

A Chiusi c’è una squadra che è nata da non molto, è alla settima stagione ufficiale e gioca in Seconda Categoria. A suo modo è una squadra particolare e anch’essa in qualche modo evoca un calcio diverso. Proprio noi di primapagina la battezzammo come la squadra degli “Autarchici”, perché come scelta politica e filosofica più che tecnica, arruola solo giocatori del posto, residenti o cresciuti calcisticamente in loco. Cioè a Chiusi. Niente “ingaggi” faraonici, niente acquisti in giro per la Toscana e l’Umbria. Insomma un’idea di calcio d’altri tempi, in controtendenza (orgogliosamente rivendicata dal presidente Giovanni Cupelli e dai suoi collaboratori) rispetto alla normalità, al calcio della altre squadre del panorama locale. Nessun riferimento xenofobo o razzista, nemmeno sovranista. Solo un modo per dire che il calcio, a certi livelli  o lo fai così, o non lo puoi fare. Un richiamo, se mai, ad una decrescita felice, ad un ritorno ale origini per sfuggire alla dittatura delle plusvalenze e dei procuratori, che sembrerà strano, ma si avverte anche nelle categorie più basse.

La squadra si chiama Asd Città di Chiusi, c’ha l’immagine di Santa Mustiola nello stemma sociale, forse perché una “manina santa” può sempre dare un’aiutino, non si sa mai. Quando giocava in Terza Categoria ha peregrinato parecchio tra Chiusi, Montallese, Cetona per trovare un campo in cui disputare le gare casalinghe. Da qualche anno gioca, come la prima squadra di Chiusi (che fa la Promozione ed è la “base” da cui proviene buona parte della rosa) nel rinnovato ” Fabio Frullini”. Finora, diciamolo, nonostante il salto di categoria dalla terza alle Seconda, gli Autarchici hanno sempre giocato più a pallone che a calcio. Lo rilevò anche Luca Cardinalini che portò le telecamere di Dribbling (Rai 2) a vedere questa insolita formazione sui generis.

Finora, ma adesso no. Quest’anno gli Autarchici “giocano a calcio”. Lo hanno scritto, proprio stamattina nei loro commenti sui social, l’assessore comunale Andrea Micheletti, tifoso juventino e calciofilo incallito e pure Fangio Picchiotti, noto cronista radio televisivo e massimo conoscitore del calcio dilettantistico locale. Entrambi anche più vicini alla Polisportiva Chiusi, da sempre. Quindi due commenti che valgono doppio per la truppa dell’allenatore Paolo Mazzuoli che nella vita reale deve districarsi tra pensioni e domande di invalidità all’Inca Cgil, quindi in un mondo certamente diverso da quello del pallone. Pardon, del calcio. Sia pure di Seconda categoria. 

In questa stagione gli Autarchici sono partiti bene: dopo 5 gare sono secondi in classifica con 10 punti. Media di 2 punti a partita. Tre vittorie (Poliziana, Fratticciola e S. Firmina), 1 pareggio (Trequanda) e una sconfitta, questa però piuttosto cocente perché rimediata nel quasi derby con il Cetona 1928. In casa 3 vittorie su 3. Il fattore campo evidentemente pesa. Forse quel manto sintetico, liscio come un biliardo, ha tolto un po’ di poesia, niente maglie intrise di fango, niente entrate assassine in takle scivolato a pelo di pozzanghera, niente più zolle galeotte a deviare palloni improbabili. Fatto sta però che adesso gli Autarchici giocano bene, disegnano geometrie, tengono le posizioni, applicano schemi, si muovono in sintonia secondo i dettami del modulo tattico. Insomma si vede anche la mano di un allenatore che un anno fa quando prese la squadra in corsa, non aveva esperienze professionali di panchina, ma evidentemente sa far giocare i suoi ragazzi. Ieri, per esempio, la squadra ha vinto e convinto, con un bel 4-1 al Santa Firmina. Gol di apertura a firma di Andrea Della Ciana, di testa. Il ragazzo ha sempre avuto piedi buoni, ma se segna di “cabeza” vuol dire che la squadra gira a mille, perché fisicamente non è un corazziere. Insigne è un gigante a confronto.  Le altre reti le hanno messe  a segno Tistarelli, Lorenzo Feri e Minetti.

Il campionato di Seconda categoria è pieno di derby. Non solo tra paesi vicini anche tra squadre dello stesso Paese. Gli autarchici ad esempio dovranno vedersela con il Montallese, il Cetona con l’Atletico Piazze, la Poliziana con l’Acquaviva. Roba che evoca ricordi di una calcio vissuto con la radiolina all’orecchio e il “caffè Borghetti” per scaldarsi. E i derby o quasi derby sono partite che fanno sempre storia a sé. Il Cetona, per esempio ha battuto la Asd Città di Chiusi, ma è penultimo in classifica a 3 punti (ieri ha perso 3-1 a Montecchio). Era un derby anche Montallese-Acquaviva, finito 1-1 (Bakkay e Fiorilli). La formazione della frazione chiusina sembra soffrire il salto di categoria. Al momento è ultima in graduatoria con 2 punticini in carniere. Ma siamo solo all’inizio, Montallese e Cetona hanno tutto il tempo di rifarsi e risalire. Per gli Autarchici invece il problema adesso sarà mantenere il ritmo di queste prime giornate e la solita concentrazione. Ma nel calcio vincere aiuta a vincere, le vittorie, soprattutto quelle belle, fanno crescere l’autostima, moltiplicano le forze e accendono la fantasia. E’ bello vedere una squadra che giocava a pallone cominciare a giocare a calcio.

m.l.

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