9 MAGGIO ’78: MORO, PEPPINO IMPASTATO E UN VOLANTINO CHE FECE DISCUTERE…

martedì 08th, maggio 2018 / 17:38
9 MAGGIO ’78: MORO, PEPPINO IMPASTATO E UN VOLANTINO CHE FECE DISCUTERE…
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CHIUSI – Ricordo bene il 9 maggio del ’78. Sono passati quarant’anni e son cambiate tante cose da allora, ma quel giorno mi è rimasto impresso nella memoria, Ero poco più che un ragazzo, 22 anni, ma ero segretario della sezione Pci di Chiusi Scalo. Mi avevano fatto segretario un anno prima, che non avevo nemmeno la tessera. Ero un po’ border line all’epoca. Non mi dispiaceva Berlinguer, avevo apprezzato la sua linea sulla questione morale, ma  il compromesso storico non mi convinceva del tutto, con i compagni dei “gruppetti” avevo un rapporto non solo di amicizia…

Quella mattina la radio diede la notizia dell’omicidio di un ragazzo, un militante di Democrazia Proletaria a Cinisi, in Sicilia. Saltato in aria con una bomba. Lì per lì dissero che forse era lui che voleva piazzare la bomba, come Feltrinelli nel ’72 e l’ordigno gli era scoppiato tra le mani… Poi  i notiziari successivi cominciavano a dire altre cose, per esempio chi era quel ragazzo. Cominciarono a parlare di quei suoi servizi su una radio locale, Radio Out, che prendevano di mira ironicamente  i boss mafiosi della zona… Si chiamava Peppino Impastato. E’ stato lui a coniare l’espressione” la mafia è una montagna di merda”…

Beh, a Chiusi quella mattina, facemmo subito un volantino (all’epoca si facevano i volantini, non c’erano i social network, c’era il ciclostile, la carta, l’inchiostro…).  Una presa di posizione contro un omicidio che a noi appariva del tutto politico. Il potere politico o mafioso che non aveva tollerato le scorribande radiofoniche di un ragazzo contro il potere politico e mafioso.

Lo distribuimmo, quel volantino nei bar, nei negozi, per strada…

Intorno all’ora di pranzo però il Tg diede un’altra notizia. All’interno di una R4 rossa in via Caetani a Roma – a metà strada tra via delle Botteghe Oscure e Piazza del Gesù, dove avevano sede il Pci e la Dc – era stato fatto ritrovare il cadavere dell’on. Aldo Moro rapito dalle Br 55 giorni prima. Si concludeva così, nel modo più drammatico possibile, una delle pagine più nere della storia della Repubblica.

Tutta l’Italia, attonita, si mobilitò. La sera stessa si tennero decine, centinaia, di consigli comunali straordinari e aperti. Successe anche a Chiusi, naturalmente. C’eravamo tutti. Il momento era drammatico e richiedeva il massimo di unità e di fermezza. Ricordo però che il leader della Dc, professor Leo Vagnetti, non perse l’occasione per citare quel volantino distribuito la mattina dalla sezione del Pci, su Peppino Impastato. Non gli era piaciuto e propose la fustigazione pubblica per il sottoscritto per gli autori di quel documento “su un morto qualunque, che non si sa se fosse un delinquente, nella stessa giornata in cui si consumava l’attacco più feroce al cuore dello Stato…”. Come se noi, autori di quel volantino, avessimo preferito celebrare e ricordare Peppino Impastato piuttosto che Aldo Moro…

Naturalmente non era così. Quella mattina facemmo il volantino su Peppino Impastato perché ci sembrò una notizia grave e dirompente… La notizia dell’assassinio di Moro non era ancora arrivata. Non ne facemmo uno anche su Moro perché partì immediatamente la mobilitazione generale, guidata dal Comune.

Ma oggi a 40 anni di distanza mi sento di dire che un volantino su Moro l’avrei fatto, che l’assassinio di Moro è stato non solo l’attacco più feroce al cuore dello Stato, ma anche uno spartiacque, la fine di un sogno, di una ipotesi, di una prospettiva. Ed è  ormai chiaro che non furono solo le Br a decidere l’uccisione di Moro. Ma resto dell’idea che quel volantino su Peppino Impastato fu cosa buona e giusta. E se su Moro eravamo tutti d’accordo, su Peppino fummo i soli a farlo. E fummo pure redarguiti. Questo per la cronaca. E a futura memoria.

Marco Lorenzoni

 

 

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