ORIZZONTI DIETRO LE QUINTE: IL RITORNO DELL’OPERA E UNA SCOMMESSA ARDITA

lunedì 28th, luglio 2014 / 16:58
ORIZZONTI DIETRO LE QUINTE: IL RITORNO DELL’OPERA E UNA SCOMMESSA ARDITA
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CHIUSI – Il teatro Mascagni di Chiusi fu inaugurato con un’opera lirica, la Cavalleria Rusticana di Mascagni, appunto,  che fu presente alla cerimonia. Era il 1938. Dagli anni ’50 in poi però i chiusini appassionati della lirica non hanno avuto molte occasioni di ascoltare il bel canto.  Anzi non ne hanno avute più…

E’ dunque un evento il ritorno dell’opera al festival Orizzonti, anche se in piazza e non al Mascagni… Ed è un evento doppio, perché le opere saranno due in una, proposte in “dittico” cioè come due pale d’altare una a fianco dell’altra. E nella scelta del “dittico” c’è un altro evento, nell’evento. Sì perché si tratta di una scelta ardita e perché è la prima volta che le due opere, anche se in versione ridotta, vengono rappresentate insieme in forma scenica e non solo come concerto…

Insomma una prima assoluta che nasce a Chiusi e ha l’ambizione di andare poi in giro per l’Italia, per l’Europa e anche oltre. Una scommessa del direttore artistico di Orizzonti Andrea Cigni che ha voluto mettere insieme Puccini, ovvero la “modernità” del melodramma (ma sempre melodramma) e Arnold Schoenberg, il padre del’espressionismo musicale, della musica dodecafonica e “atonale”: atmosfere angosciate, canto spezzato e continuamente oscillante tra la parola sussurrata e il grido,  la violenza degli effetti orchestrali,  l’utilizzo di tecniche compositive  che operano forti rotture nei confronti della tradizionale musica basata sulla tonalità. Roba “ostica” per i più, difficile da digerire, ma anche pietra miliare della cultura di inizio ‘900… Le due opere proposte in dittico sono “Pierrot Lunaire” di Schoemberg e Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, quella ella famosa aria “O mio babbino caro” cantata da tutte le più grandi regine della lirica da Maria Callas a Monserrat Caballé a Ana Netrebko…

Puccini e Schoenberg sono contemporanei. Ma se il compositore viennese aveva un’ammirazione profonda per il maestro toscano, non si può dire il contrario. E qui sta l’ardimento di Andrea Cigni di proporre un accostamento del genere nella forma in cui ha pensato di proporlo al festival di Chiusi.

Il 1 aprile del 1924 i due (Schoenberg e Puccini)  si strinsero la mano a Firenze, alla prima proprio del Pierrot Lunaire. Prima di allora i due musicisti non avevano mai avuto occasione di incontrarsi. Schoemberg era entusiasta della presenza di Puccini, l’impressione del compositore toscano, invece, di là delle cortesie,  fu ben diversa, come disse poi al suo amico Guido Marotti che l’accompagnava: «sono contento di toccare con mano, anzi con le orecchie, i fatti come si presentano: mi pare che siamo lontani da una realizzazione artistica, come lo è Marte dalla Terra». Un giudizio chiaro e terribile, com’era nello stile del toscanaccio Puccini che evidentemente sentiva lontanissime quelle note di Schoenberg dalle sue melodie.

Un contrasto insanabile, allora,  e che adesso gli artisti chiamati da Andrea Cigni ad Orizzonti, cercheranno in qualche modo di comporre… Una bella scommessa non c’è che dire per il giovanissimo regista palermitano Roberto Catalano, per il direttore d’Orchestra Sergio Alapont che arriva da Valencia e per i cantanti: Laura Catrani una delle voci più interessanti del panorama italiano e internazionale per la musica contemporanea, nei panni del Pierrot schoenberghiano e poi Andrea Porta, Filippo Adami, Lavinia Bini, Dionisia Di Vico, Saverio Pugliese, Rosa Fiocco, Gianluca Margheri, Salvatore Salvaggio, Filippo Fontana, Alessandra Palomba, Marco Granata, Andrea Pellegrini e Adriano Gramigni impegnato nel Gianni Schicchi di Puccini…

Come dicevamo all’inizio,  l’allestimento chiusino è una “riduzione” delle due opere, ma è comunque il ritorno dell’opera lirica a Chiusi. E la Piazza del Duomo, salotto buono della città, con quell’atmosfera un po’ dechirichiana, data dal vuoto, da quei portici e colonnati, farà il resto, cioè farà  la parte del … teatro. Un teatro naturale  suggestivo. E per tetto un cielo di stelle, verrebbe da dire (sperando che siano stelle e non nubi minacciose).

Ieri sera si è svolta la prova antepiano… la prima in assoluto. La pioggia ci ha messo lo zampino dilatando un po’ i tempi. C’era tensione, e qualche preoccupazione negli artisti… Come è normale che sia. Ma quella piazza in cui echeggiavano note stridenti e poi gorgheggi melodiosi di cui Chiusi ha perso la memoria, faceva un bell’effetto. Ancora migliore con i riflessi della pioggia sul selciato.

E soprattutto faceva molto… festival, con i costumisti e la parrucchiera all’opera in locali di fortuna; le cantanti che provavano la parte nel vicolo;  gli attrezzisti e macchinisti pronti a intervenire per il cambio scena più veloci della luce, come ad un pit stop di Formula Uno;  qualche passante che imprecava per le strade chiuse…

Riusciranno i nostri eroi a vincere la scommessa ardita di mettere insieme Schoenberg e Puccini, facendosi apprezzare anche da un pubblico normale, non di esperti, che ha perso dimestichezza con l’opera e non è certamente abituato ai suoni atonali della musica dodecafonica? Bella domanda. Non resta che aspettare, manca poco. Gli artisti ce la stanno mettendo tutta. La riprova si avrà sabato 2 agosto alla prima assoluta e poi alla replica di lunedì 4 agosto, Piazza Duomo, ore 21,30.  Secondo noi, vale la pena provare. Anche se il  biglietto non è proprio a prezzo politico…

m.l.

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