IL FESTIVAL DIAFRAMMI CHIUSI: QUANDO LA FOTOGRAFIA RACCONTA UN SACCO DI COSE

lunedì 28th, aprile 2014 / 16:17
IL FESTIVAL DIAFRAMMI CHIUSI: QUANDO LA FOTOGRAFIA RACCONTA UN SACCO DI COSE
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CHIUSI –  Si è concluso ieri il primo dei due week end del Photography Festival Diaframmi Chiusi. Il secondo sarà dal 1° al 4 maggio… Certo il tempo incerto e la pioggia non hanno aiutato l’evento,  che in ogni caso un qualche interesse lo ha destato. Chiusi si è scoperta, per esempio, patria di fotografi bravi. Magari non lo sospettava nemmeno. E poi è sempre un fatto positivo e interessante  quando a dare il via a nuove iniziative, che si prefiggono l’obiettivo di ripetersi e durare nel tempo, sono dei giovani. Vuol dire che c’è vitalità. Che non tutto è appiattito, annacquato, cancellato dalla “mano di bianco” che ha coperto la politica come la scena culturale in questi ultimi 20 anni…

Per chi ama la fotografia, come mezzo di divulgazione e conoscenza, e pure di denuncia se vogliamo, ma anche come strumento espressivo e artistico, il festival chiusino organizzato dal fotoclub “I flashati” in collaborazione con il Comune e la Pro Loco, offre un bel po’ di materiale da vedere e su cui riflettere. Piacere per gli occhi, stimolo per la mente e il pensiero.

Non c’è un tema, un filo conduttore e questo può apparire un limite:  la mancanza di un “richiamo specifico”. Ma sono gli stessi organizzatori a spiegarne il motivo: “Il tema generale della prima edizione è  volutamente libero, ciò per offrire ai visitatori una più ampia panoramica di contenuti, stili e tematiche, descritte attraverso ‘la fotografia’ che incarna, come ‘mezzo’, il vero tema del Festival e si afferma potente strumento di conoscenza e di approfondimento”. Così c’è scritto nei manifesti e depliant di presentazione della rassegna. Si può essere d’accordo o meno. Ma il concetto è chiaro. E allora spazio ai soggetti più disparati…

Nella saletta del teatro, si può visitare la monumentale mostra dell’archivio “The Face of Asia” di Carlo Sacco che propone oltre a macchine fotografiche antiche e moderne e oggetti vari attinenti l’attività del fotogarfo, una mole impressionante di scatti dello stesso Sacco (reportage da India, Cambogia, Vietnam, Mozambico, ma anche foto realizzate durante manifestazioni politiche, concerti rock, gare di Formula 1 negli anni ’60 e ’70, insieme  a materiale, appunto d’archivio… comprese foto storiche e di viaggio dei primi del ‘900, libri, carte militari, lastre…

Nel locale che funge da quartier generale della manifestazione, in via Porsenna, Iuri Camilloni  espone foto del “popolo della Savana”

Nei locali ex Despar, in via Lavinia il gruppo Flashati propone un esperimento: decine di chiusini messi a nudo e fotografati mentre ascoltano qualcosa in cuffia (rumori, musica, discorsi…). Un tentativo ben riuscito di fotografare le emozioni, non solo i volti.

A pochi metri di distanza, nella Taverna del Terziere Sant’Angelo, tre proposte diverse: gli scatti intimisti di Claudia Morganti, i volti rubati al passato di Mascia Massarelli e i giochi d’acqua di Piero Scaccini…  Nessun nesso tra l’una e l’altra,  ma la “mano” c’è in tutti e tre i casi.

Tra Chiostro di San Francesco e Casa della Cultura (ex scuole elementari) le proposte sono molteplici. Ci sono gli scatti coraggiosi e duri di Marco Burchielli in uno slum di Los Angeles, quelli di Carlo Pellegrini su Buda e Pest, gli American dreamers di Emiliano Migliorucci… Ci sono la cupezza del’ex manicomio di Volterra (foto di Marco Salvadori), l’intreccio tra foto e la poesia di Cristian Angeli, la Valdorcia e la Valdichiana di Loriano Masini

A Chiusi Scalo, Tiziana Marinelli, combattendo con le bizze del meteo, ha proposto in via Leonardo da Vinci, all’aperto, una bella rassegna dei “Scatti d’epoca” (locali e non locali)  con la possibilità di farsi fotografare in versione belle epoque…

Insomma un’offerta ampia. Una panoramica sulle potenzialità e sulle professionalità presenti nel territorio, il tutto accompagnato anche da workshop, lezioni, conferenze, racconti, degustazioni, aperitivi, compresa la presentazione di un libro che è esso stesso una “fotografia raccontata” (così si legge nella locandina) degli anni di piombo a Chiusi e dintorni…

Il tutto andrà avanti dal 1° al 4 maggio, sperando in un Giove Pluvio più clemente. Questa in corso è  la prima edizione e come tutte le prime edizioni si può considerare una sorta di numero zero. Per le edizioni future, i Flashati & C. dovranno forse pensare  a un tema specifico, intorno al quale far ruotare tutto il resto. Magari a qualche presenza di richiamo nazionale… E  dovranno coinvolgere di più, nelle location delle mostre, anche Chiusi Scalo, altrimenti il rischio è che , come spesso accade, la gran parte della cittadinanza resti esclusa, assente, indifferente.

I giovani organizzatori hanno fatto – e dimostrato che si può fare – un buon lavoro. La partenza è buona, la stoffa c’è, la fantasia pure. Il festival può crescere e crescerà. Non basterà però mettere in mostra le qualità tecniche degli autori… Servirà qualcosa in più.  Servirà tirar fuori l’anima dalle cose. E quello solo i poeti, i grandi scrittori e i fotografi lo possono fare. E allora se dovessimo dare un consiglio diremmo: ragazzi, guardatevi intorno, puntate gli obiettivi e scatenate l’inferno…

m.l.

 

 

 

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