MOIANO: E’ MORTO SILVANO FAVI, IL RAGAZZO CHE NELL’82 CUSTODIVA LE ARMI DELLE BR
MOIANO – Nei giorni scorsi è morto, in Piemonte, Silvano Favi. L’annuncio lo hanno dato sui social gli amici di Moiano. Il nome a molti dirà poco o niente. Ma all’inizio degli anni ’80, precisamente nel febbraio del 1982, ne parlarono tutti i giornali. Fu infatti uno degli arrestati nel blitz della Digos nei pressi di Moiano (a Caioncola per la precisione) che portò alla scoperta di un covo e una cellula della Brigate Rosse, con un vero e proprio arsenale: pistole, mitragliette e anche un lanciarazzi… Silvano Favi era il più giovane, aveva appena 21 anni. E, secondo gli inquirenti era “il custode della armi”.
Il suo nome tra gli arrestati fece scalpore: 1) perché era giovanissimo; 2) perché era iscritto al Pci, sezione di Moiano, quella intitolata a Palmiro Togliatti che fu oggetto di un attentato fascista il 23 aprile del 1974. E senz’altro quell’episodio che non fece morti e feriti solo per un caso (la bomba esplose alle 2 del mattino, quando nella Casa del Popolo non c’era più nessuno, ma aveva una carica di tritolo doppia di quella di Piazza della Loggia a Brescia), ebbe un peso nella scelta estrema della lotta armata da parte di un manipolo di giovani che in quella casa del popolo erano cresciuti, come Federico Ceccantini, sua moglie Daniela Bricca, arrestati nello stesso blitz, Loris Scricciolo. Più tardi si scoprì che a Moiano-Caioncola non c’era solo una cellula brigatista, ma lì si riuniva addirittura la Direzione strategica delle Br durante il sequestro Moro. Lo dichiarò il pentito Patrizio Peci dicendo che il luogo era “vicino a Chiusi e si vede dal treno, poco prima di arrivare in stazione”… Vero. il “covo” di Caioncola si vede dal treno arrivando a Chiusi da Arezzo-Firenze..
Ovviamente i brigatisti moianesi, tranne Loris che viveva a Roma e aveva un ruolo più attivo, erano “manovalanza”. Giovani che, anche in risposta agli attentati fascisti del ’74-75 (casa del popolo e bomba sui binari a Castiglione del Lago anche quella esplosa senza conseguenze, ma poteva fare una strage) pensavano di fare la rivoluzione. Silvano Favi, fra tutti, il pesce più piccolo. Il ragazzo di bottega, anche per questioni di età. Agli amici confidò che una parte delle armi delle Br non fu mai trovata, perché lui stesso la fece sparire facendola bruciare in un forno… Se sia vero o sia una leggenda metropolitana non si sa. Più la seconda, ad occhio e croce.
Di galera ne fece poca perché anche magistrati si resero conto che non era un pericoloso terrorista, ma un ragazzo che aveva preso una sbandata, magari per senso di riscatto rispetto ad una vita agra, fatta di povertà, emarginazione sociale, precarietà, rabbia antica di generazioni senza nome.. E al quale il Pci in quel momento sembrava non bastare.
Della cellula brigatista di Moiano-Caioncola, dell’arsenale che aveva, dei giovani moianesi che facevano da scorta ai capi delle Br, dello smarrimento del Pci si parla nello spettacolo “La bomba” che come primapagina abbiamo portato in giro per il territorio e non solo fra il 2024 e il 2025.
Silvano favi, quell’esperienza finita male se la mise comunque alle spalle. Non ha mai fatto il martire.
Emigrò come tanti altri in Piemonte. A Torino. Nel 2000 i delegati moianesi al congresso fondativo del Pds, quello dell’ i care di Veltroni, si ritrovarono anche Silvano Favi delegato… Era insomma rientrato nei ranghi.
In seguito ha avuto incarichi anche di un certo rilievo nella Cna ed è stato candidato in varie tornate elettorali. Negli ultimi anni, raccontava di essersi avvicinato alle posizioni di Calenda…
Ma la vita non è stata benevola con lui. La sua è stata una vita di quelle storte, piena di intralci, scelte sbagliate, spesso in bilico tra genialità (quella genialità che è l’arguzia dei poveri cristi), azzardi e scivoloni. E’ morto in ospedale, dove era ricoverato per problemi cardiaci. Aveva appena subito un intervento chirurgico che però evidentemente non è bastato. Aveva 65 anni. Pochi per andarsene. Un addio anticipato sulla data di scadenza.
A Moiano non si vedeva spessissimo. Ma gli amici, coetanei e i vecchi compagni lo hanno voluto salutare e ricordare con un necrologio sui social. L’amicizia, il legame con un luogo, supera pure le assenze prolungate e distanze che possono sembrare infinite.
m.l.
Nella foto, la casa di Caioncola dove viveva Loris Scricciolo, lì vicino il covo delle Br con l’arsenale custodito da Silvano Favi.










Era una persona profondamente onesta e integra. Un esempio per molti.