CITTA’ DELLA PIEVE, POLEMICHE PRE-PALIO FRA COMUNE E TERZIERI SULLA BATTAGLIA DELLA FARINA
CITTA’ DELLA PIEVE – Il Palio dei terzieri di Città della Pieve non ha una storia ultracentenaria, come a Siena, ma è un palio vero. Che i contradaioli pievesi sentono parecchio e vivono con molta passione e attaccamento ognuno ai propri colori. Come è noto la sfida fra i terzieri è una sfida al tiro con l’arco. Viene detta “caccia del toro” perché gli arcieri debbono colpire la sagoma mobile di un toro. Ma per tradizione c’è un’altra sfida, che si svolge durante il corteo storico, prima della gara con l’arco. E’ la cosiddetta “Infarinata“, una vera e propria battaglia fra armigeri e popolani in costume a colpi di sacchetti di farina. Un po’ come le arance di Ivrea.
La farina lanciata dall’alto dei carri o dal corteo crea una nuvola immensa nell’aria e uno strato bianco di qualche millimetro sull’asfalto, imbiancando ovviamente tutto ciò che si trova nei pressi, figuranti e pubblico compresi… L’Infarinata è suggestiva, certamente, ma anche un po’ pericolosa perché può causare problemi a chi viene colpito, ma anche a chi si trovi semplicemente coinvolto anche suo malgrado: problemi agli occhi, alla respirazione, reazioni allergiche per chi fosse intollerante alla farina. Non solo: la farina quando è in forma di nube sospesa nell’aria (e durante l’infarinata questo succede. Nella foto si vede benissimo) può addirittura esplodere se a contatto con una fiamma. Le sue particelle sottili (ricche di amido), se disperse e mescolate all’ossigeno, possono innescare una reazione a catena rapidissima e devastante.
Quest’anno il Comune ha deciso non di vietare l’Infarinata, ma di spostarla a qualche decina di metri dal percorso del corteo storico, cioè dall’incrocio del Monumento ai caduti, alla zona del Consorzio Agrario. Apriti cielo. La decisione ha scatenato subito polemiche a non finire. Alzando ovviamente il livello della “tensione” pre palio. Il terziere Castello ha criticato duramente la scelta “unilaterale” del comune dichiarando la propria non partecipazione alla battaglia. Il Comune ha dovuto rispondere ufficialmente richiamando un accordo in sede di Ente Palio con i tre terzieri… Ma a pochi giorni dalla sfida in programma domenica 23 agosto, il clima a Città della Pieve è rovente e non solo per il caldo. La cittadina del Perugino è piena di visitatori e turisti, taverne gremite fino all’inverosimile, folla nelle piazze e nelle strade, agli eventi dei terzieri. Tamburi e chiarine che fanno molto medioevo e annunciano “tenzone”, giovani in costume con capelli e barbe curate e acconciate come ai tempi di Ascanio Della Corgna e Ridolfo Baglioni…
La domanda che molti si fanno è: una festa importante e curatissima, anche nei dettagli, come il Palio dei Terzieri, ha bisogno di una “battaglia complementare” a colpi di farina? Non può sopportare lo spostamento di tale battaglia di qualche decina di metri affinché si svolga con maggiore sicurezza per tutti? A sentire i contradaioli l’Infarinata è irrinunciabile e lo spostamento inaccettabile. “Le tradizioni non si stravolgono” dicono, ma non è che l’Infarinata la facessero anche ai tempi del Perugino… E c’è pure chi grida allo spreco di quintali di farina, additando la cosa come uno scandalo nei confronti di chi muore di fame. Anche se la farina utilizzata è con tutta probabilità materia di scarto…
Tutto serve a creare il “clima” del Palio, indubbiamente. Ma stavolta la polemica è anche istituzionale e coinvolge direttamente il Comune che adesso è nell’occhio del ciclone. Il sindaco Risini difende la scelta per ragioni di salute e sicurezza pubblica, e lo fa con un certo piglio, quasi incurante della possibile caduta di consenso. C’è chi su questo ironizza: “Ha messo d’accordo tutti. Ora ce li ha tutti contro”. Gli va dato atto di aver avuto il coraggio di mettere i piedi nel piatto, decidendo una cosa sapendo che sarebbe stata “impopolare”. Cosa questa piuttosto rara. Vedremo come andrà a finire. C’è da aspettare solo fino a domenica.










Una decisione intelligente e che tiene presente valori di sicurezza, di decoro pubblico e non solo, ma anche di decoro della civiltà degli stessi abitanti del Comune.Nel 2026 le battaglie con la farina ed il risentimento che ne possa derivare ,secondo il mio punto di vista rivestono un contenuto di assoluto spettacolo deprimente.Se poi andassimo a vedere l’idea di farla in altro luogo che dia spazio non ad una negazione ma ad una mediazione dello sfogo del tifo fra terzieri come è avvenuto dalle regole stabilite ed applicate dal Sindaco, potrei aggungere che se fosse per il sottoscritto l’avrei eliminata dal programma gia da anni.E mi fermo qui perchè diversamente si aprirebbe una diatriba che getterebbe luce sulla differenza fra civiltà dei cittadini ed arretratezza culturale. Bene ha fatto Fausto Risini a non permettere lo spazio in piazza ma di farla effettuare in altro vicino luogo,- ma ripeto- se fosse stato per me non l’avrei nemmeno permessa in tal luogo per i motivi che ho enunciato, oltre a quello sia chiaro che possa riguardare un comportamento incivile che non può essere scambiato come un fatto ludico a margine di una festa. La gente ha bisogno di vedere bellezza, costumi, partecipazione , di sentire pulsare la perizia e lo sfoggio delle rappresentazioni e del piacere della gente che le osservi, perchè è di tale materia che c’è bisogno e non sfogo che nulla ha di culturale,anzi che sà proprio di arretratezza. Bravo sindaco, di quei voti di gente che s’incazzi perchè è stato negato una spazio che prima era concesso ed adesso spostato da un altra parte , occorre eventualmente anche avere il coraggio di sapere farne a meno e se così fosse stanne certo che quella gente in tutti i casi serve a poco perchè è sempre quella in qualsiasi bilancia politica pesi.
C’è un problema da considerare: come accennato nell’articolo, la farina se assume forma di nube nell’aria, a contato con una fiamma o scintilla (anche un accendino) può incendiarsi ed esplodere. E durante l’infarinata la nume si forma. Quindi non c’è solo il rischio allergie, irritazioni o traumi… c’è anche il rischio incendio-esplosione e non mi pare un rischio da poco
Il problema sicurezza non è da sottovalutare solo per quanto dici e che io non conoscevo potesse arrivare a tanto , ma sicurezza è anche la sicurezza di coloro che partecipano alla battaglia perchè la polvere di farina negli occhi non è cosa da sottovalutare che potrebbe ledere le facoltà visive se recepita in maniera cospiqua e diretta negli occhi.Ma poi,- questo a parte- ma sembra forse una fatto onorevole per Città della Pieve avere dei cittadini che scalmanati in piazza si gettano la farina addosso ? Una volta poteva rappresentare un insulto alla povertà ma oggi nella barbara era dei consumi di massa queste cose vengono assunte come normalità e la responsabilità di tutto questo è anche dell’apparato mediatico che davanti a certi spettacoli spesso nulla dice.Non per schernire i partecipanti dei terzieri e le persone intelligenti che partecipano alla festa ,ma una considerazione generale viene spontanea : ma non è forse questa una manifestazione di povertà culturale ? Ma l’avete vista mai la gente che ha studiato e che conosce certi valori se la ritrovate in mezzo a queste cose ? Io credo quasi mai, perchè è l’educazione che fa l’individuo, quindi bene ha fatto Risini- e lo dico ancora una volta- a vietare in piazza tale manifestazione.Non l’ha cassata ma l’ha spostata e se fosse per il sottoscritto se avvenisse che uno di questi che si tirano la farina negli occhi,puta caso se dovesse andare in ospedale per essere soccorso per le problematiche che lui stesso si fosse creato,se dipendesse da me io gli farei pagare anche il costo dell’intervento di soccorso medico dal momento che si parla di soldi pubblici – questi si- spesi proprio male….Una volta si chiamavano poveri coloro che non avevano redditi od avevano un reddito da fame fisica, oggi questi mangiano tre volte al giorno ma è cambiato proprio poco nella testa delle persone, e pensare che messa la cosa in politica- perchè la politica entra su tutto- questi che s’incazzano perchè non possono fare la battaglia della farina in piazza dove vogliono loro la politica si può stare tranquilli che non la fanno ma la subiscono.Ed al sistema servono così.
Come sottolineato nell’ articolo, nel medioevo non c’era la battaglia della farina, quindi l’ averla spostata di qualche metro non giustifica tutto questo risentimento o polemica nei confronti del sindaco. Questa “battaglia” non aggiunge niente niente a tutto il resto della manifestazione, quindi questo clamore è totalmente infondato, inoltre bisognerebbe comprendere che queste manifestazioni non sono zone franche, non soggette a regole, questo per fare anche un parallelo con quello che e’ successo a Siena qualche anno fa, dove pensano che una rissa per strada e’ giustificata perché fa parte della tradizione del palio, anche se qui si parla di cose meno gravi ovviamente.
Come sottolineato nell’ articolo, nel medioevo di sicuro non c’ era la battaglia della farina, quindi il fatto di averla spostata di qualche metro non giustifica in nessun modo tutta questa indignazione. Queste rievocazioni storiche non sono zone franche, quindi anch’ esse sono sottoposte a regole, per fare un parallelo anche con quello che è successo a Siena qualche anno fa, che con la scusa del palio alcuni pensavano che fosse normale una rissa di strada.
X Alvaro. Una rissa non è mai un fatto normale.Se qualcuno l’abbia pensato è bene che si faccia vedere da ”qualcuno bravo” come si dice oggi.Vede Alvaro, continuare a dibattere un simile tema si rischia di passare per qualcuno che non ha altro da fare ma a me premeva non tanto il fatto in se stesso descritto dal post ma preme il chiarire, partendo dai comportamenti umani, di poter mettere in luce a quale punto di demenza funzionale sia arrivata la nostra società e non credo sia una questione di età delle persone ma credo sia questione di conoscenza e cultura e soprattutto di importanza sulla riflessione di certi motivi ed impulsi che sorgono dalla mente, quali il lasciarsi prendere dal tifo e quindi dalla contrapposizione, il seguire caparbiamente una strada di rivalsa verso colui con il quale ci si contrapponga ed anche-sempre presente- la presunta soddisfazione interiore della prevalenza di quelle che si credono essere le proprie ragioni. Questi sono tutti sintomi che portano a definire uno ”status” nella persona che equivalga a farlo collocare nella sfera della povertà culturale.E quando si dice povertà culturale non si dice mancanza di denaro o simili ma mancanza di ”gnegnero” come si dice dalle nostre parti indicando il cervello, la ragione ed il buon senso.A tale mancanza di gnegnero non supplisce l’organizzazione della nostra società ma il tutto è lasciato alla volontà e spontaneità delle persone che si ritrovano tacitamente sperdute e spesso non sanno come dar sfogo alle loro ansie all’interno di comportamenti asociali ed anche stupidi. Quel Prof.Nasser Khalili che qualche volta ho citato nei miei logorroici discorsi, disse quella frase che mi piace sempre riportare e che suona così . ”la più grande arma di distruzione di massa è l’ignoranza.E se l’ignoranza è il problema la soluzione deve essere l’educazione”. Il sottoscritto non è credente,ma se si volesse andare avanti per battute ed anche riderci sopra divertendosi talvolta, si potrebbe pur dire che il Padreterno ha dato un cervello a tutti , ma parecchi potrebbero fare denuncia di smarrimento. O no ? E di questi parecchi purtroppo non si ha sentore nella quotidianità ma spesso appaiono alla vista in tante occasioni venendo fuori inaspettatamente.Una di queste anche se piccola e risibile è quella della farina.