CHIUSI SCALO, I MIGRANTI, L’INTEGRAZIONE CHE NON C’E’ E QUELLA CHE INVECE C’E’
CHIUSI – Tre giorni fa, il 2 giugno, alla Fiera alla Stazione molti hanno notato che gli ambulanti e anche buona parte dei visitatori erano stranieri: nordafricani, sudamericani, cinesi. Il panorama è cambiato molto dalle prime edizioni. E questo perché nel frattempo è cambiato il mondo. E non si vede solo dalla Fiera che si tiene due volte l’anno. Si vede tutti giorni. Al mercato settimanale del lunedì a Chiusi Scalo, per esempio, la situazione non è molto diversa. Ormai anche quello è multietnico. Chiusi Scalo è sempre stata un “porto di mare” e una cittadina di “immigrazione”. Sono sempre stati di più i cittadini venuti da fuori, che quelli del posto che se se andavano via. In passato però arrivavano per lo più italiani di altre regioni, molti anche dai paesi limitrofi: Castiglione del Lago, Città della Pieve, Sarteano e Cetona su tutti. Quindi la differenza alla fine era poca o addirittura nulla. Ma arrivavano anche ferrovieri, professori delle scuole, dipendenti e direttori di banca, e questi magari venivano dal sud, o da Siena, da Foligno, da Arezzo o da Orvieto… Era comunque una “immigrazione” di fascia medio alta. Gente con uno stipendio sicuro e in qualche caso anche piuttosto consistente. Per decenni la lingua parlata, per strada, nei bar, nelle botteghe è rimasta l’italiano. Un italiano contaminato e imbastardito da accenti diversi, ma comprensibile e neanche fra i peggiori…
Negli ultimi tempi Chiusi Scalo è un’altra cosa. E’ rimasta una cittadina di immigrazione, ma da paesi stranieri, non più da quelli limitrofi o da altre regioni. Per strada, nei supermercati, nei bar, davanti alle scuole all’entrata e uscita degli alunni, negli ambulatori medici, la lingua prevalente è ancora l’italiano, ma solo perché le altre sono tante e diverse. Si sente parlare lo spagnolo strascicato dei sudamericani, il rumeno, l’albanese, lo slavo dei kosovari e macedoni, si avvertono chiaramente accenti russi o ucraini (soprattutto donne), e poi l’arabo, con l’inflessione francese dei tunisini e degli algerini, il pakistano che sembra una cantilena… Tra i musulmani parlano quasi solo gli uomini. Ma le donne con il velo sono tante.
Dal sottopasso pedonale che attraversa la ferrovia ai supermercati della zona commerciale di Po’ Bandino è una processione. Molti stranieri vanno a piedi a fare la spesa. Lì Chiusi Scalo somiglia ad un quartiere di Manchester. O alle banlieu parigine. Ma, va detto, con molta meno tensione. C’è un mondo intero, multicolore, ad ogni ora del giorno in quei 200-300 metri… Non è tenuto benissimo quel tratto di strada, ma la gente che vi transita (a piedi) è uno “spaccato” di mondo impensabile solo 10-15 anni fa: lingue, colori, abiti diversi e borse della spesa diverse. Con dentro cose diverse. Tranne una, uguale per tutti: il pane.
E che l’immigrazione sia un fenomeno in crescita è dimostrato inequivocabilmente da un altro fatto: la proliferazione delle attività commerciali etniche. Cioè gestite da immigrati e destinate per lo più agli immigrati. Non parliamo solo dei bazaar cinesi, dove vanno tutti. Ma di negozi specifici. A Chiusi Scalo per esempio c’è un negozio di prodotti alimentari balcanici, ci sono due supermercati di quartiere pakistani (uno con ristorante), più un kebab. Nei giorni scorsi ha aperto un altro negozio etnico proprio nel centro, in via Leonardo da Vinci. Il bar che accoglie i viaggiatori che scendono dai treni, in Piazza Dante, è gestito da cinesi. C’è anche una sartoria cinese. E un lavaggio auto gestito da giovani nordafricani. A Po’ Bandino, nella zona dei supermercati c’è un ristorante giapponese (gestito da cinesi).
Quante volte abbiamo letto (e noi anche scritto) che per riportare o tenere la gente nei centri storici e negli agglomerati urbani servono servizi e dunque anche negozi che prima c’erano e poi sono spariti? Ecco la “ripopolazione commerciale” la stanno facendo gli immigrati arabi, cinesi, pakistani, slavi… Come a Brooklyn la fecero gli italiani 100 anni fa…
Chiusi Scalo, senza accorgersene, è entrata nella globalizzazione e ci sta dentro fino al collo. Perché si presta più di altre realtà. Chi arriva da fuori e non sa niente del luogo in cui è capitato, questa certa predisposizione da “porto di mare” la avverte, quindi vi si ferma più facilmente.
Qualcuno grida alla sostituzione etnica, parla di invasione, della necessità di fare argine…, di farla finita con il buonismo e cose del genere. Eppure a Chiusi e negli immediati dintorni non si sono verificati episodi malavitosi eclatanti e diffusi causati da immigrati (furti, rapine, accoltellamenti…). Forse una rissa con danni in un bar; di stupri negli ultimi 5 anni ce n’è stato uno in territorio pievese, ma lo stupratore, arrestato e carcerato, è un chiusino doc, cinquantenne, non un immigrato. C’è stato un omicidio (di un bambino) ad opera di una madre di origini polacche e un femminicidio-suicidio, ad opera di un italiano ex militare in congedo. Insomma una casistica che non fa pensare ad un allarme-sicurezza dovuto alla presenza o aumento degli immigrati.
Ovvio che la questione immigrazione (che non si esaurisce nella problematica legata ai profughi, richiedenti asilo alloggiati nei Centri di Accoglienza) va monitorata, governata e gestita e non lasciata alla spontaneità del mercato, perché il mercato è un mostro feroce che crea schiavi e fa morti e feriti. E aumenta le disuguaglianze e i rischi di devianza. E perché più guerre e tensioni etniche, religiose, politiche, ci sono e ci saranno in Medio Oriente, in Africa, nell’est Europa, più profughi e migranti arriveranno.
Non c’è alternativa all’accoglienza e all’integrazione. E se gli immigrati tendono a non integrarsi, a fare gruppo fra di loro, un po’ è perché sono orgogliosi delle loro tradizioni, della loro cultura, come lo erano gli italiani a Buenos Aires, a Montevideo, a New York, ma anche in Svizzera, in Belgio, in Germania; come i lucchesi che sono andati in massa a vendere il gelato nel nord della Scozia dove piove 250 giorni l’anno, ma un po’ è anche perché trovano accoglienza, ma non benevolenza. Perché anche la popolazione autoctona tende a isolarli e isolarsi. A non mischiarsi più di tanto. A scansare o evitare i luoghi in cui la presenza di immigrati è più evidente. Vedi via Pasubio, il centro-centro dello Scalo, dove c’è un luogo di preghiera degli islamici.
Ci sono supermercati, compresa la Coop, che per decenni ha rappresentato il commercio equo e solidale, il punto di riferimento per la clientela popolare e proletaria, che adesso fanno una politica di “selezione naturale” basata sui prezzi da gioielleria. Così, invece di andare verso una sempre maggiore integrazione, si va verso una sorta di apartheid. Ma non solo fra autoctoni e immigrati, anche fra chi può permettersi certi prezzi e chi no.
Forse l’integrazione vera ci sarà quando anche i cittadini del posto faranno spesa nei negozietti e minimarket etnici. Tra qualche anno non solo i camerieri di bar, pizzerie e ristoranti e qualche cassiera nei supermercati, ma anche gli impiegati di banca, le commesse delle boutique, gli autisti dei pullman saranno di origine straniera. Il Chiusi Calcio ne ha già diversi di giocatori “colored” o con origine nordafricana o slava. Qualcuno però è italianissimo, è nato qui, ha frequentato le scuole del posto e parla pure il dialetto come i suoi coetanei.
Ci sono luoghi in cui l’integrazione c’è ed è già acquisita. Nelle aule scolastiche per esempio dove gli alunni con famiglie di origine straniera sono una percentuale alta. E più si abbassa l’età, più tale percentuale aumenta. Oppure nel parco giochi di Piazza XXVI giugno, dove si vedono giocare tranquillamente insieme bambini e bambine di famiglia chiusina doc, con altri che hanno la pelle scura, le treccine afro, i tratti asiatici o sudamericani, e magari tradiscono anche qualche accento non proprio tosco-umbro, dovuto alla lingua che sentono parlare in casa, ma parlano e giocano in italiano. Lo stesso vale per il “campino” parrocchiale di via Meucci. Passateci il pomeriggio verso le 18,00: sia che giochino a calcio o a basket, vi sembrerà di assistere ad un allenamento degli allievi del Paris Saint Germain… Alla gelateria di Piazza Garibaldi, l’età si alza leggermente, ma l’atmosfera è identica: lì si incontrano ragazzi e ragazze dai 13 ai 18 anni, parlano tutti italiano, scherzano in italiano, flirtano in italiano, ma le loro famiglie vengono dal Perù, dall’Equador, dalla Romania, dall’Ucraina, dalla Tunisia, dal Marocco, dalla Siria, dalla Cina o dalle Filippine. E ovviamente anche da Chiusi o dai dintorni. Molti di questi ragazzi e ragazze frequentano il Centro Giovani Culsans che fa le veci del doposcuola, ma sta diventando anche un importantissimo incubatore di integrazione vera dove i ragazzi e le ragazze fanno delle cose insieme. E’ facendo le cose insieme che si diventa uguali e “paritari”. Il Culsans è anche sede distaccata della Biblioteca Comunale e fare le cose insieme in mezzo ai libri aiuta ancora di più.
Qualcuno dice – magari a mezza bocca – “io in quella strada non ci passo perché sembra di essere a Bagdad”, “a vedere le partite non ci vado più perché anche il Chiusi ormai è pieno di neri e di stranieri”, “al mercato l’unica cosa che si può comprare è la porchetta, almeno siamo sicuri che quella non la vendono gli islamici”, “che esci a fare la sera se incontri solo arabi e africani?”
Le avrete senza dubbio sentite anche voi frasi del genere, perché sono frequenti. Come è frequente assistere a scene in cui qualche venditore di collanine o di ombrelli viene cacciato in malo modo da un bar o da un negozio perché la sua presenza disturba e rovina l’ambiente. Ecco, cosa significa tutto ciò? significa che stiamo diventando razzisti. E sempre più chiusi, in ossequio al nome della città, che non si chiama “Aperti”.
Sarebbe invece molto più semplice uscire di casa, riappropriarsi dei luoghi, ripopolarli, renderli vivi e non vuoti e spettrali come i quadri di De Chirico. E magari cominciare a scambiare qualche parola con quei giovani vestiti diversamente da noi, con le madri con il velo… Chissà, magari piano piano, qualcuna se lo toglie pure il velo…
Bisogna avere chiaro, tutti, che senza gli immigrati in questo territorio (quindi anche a Chiusi) avremmo già visto chiudere il punto nascita dell’ospedale di Nottola (perché non farebbe il numero di parti necessario per rimanere aperto), avremmo visto ridimensionare il Pronto Soccorso; avremmo visto chiudere asili, scuole primarie e secondarie e anche buona parte delle superiori, per mancanza di alunni; avremmo visto chiudere le imprese industriali, artigianali e agricole più importanti per mancanza di manodopera. Non avremmo più tutti i magazzini e supermercati che abbiamo attualmente; anche bar, ristoranti, pizzerie e alberghi farebbero fatica ad andare avanti per la difficoltà a reperire personale. Mancherebbero pure i giocatori per le squadre di calcio, anche in Seconda categoria, il livello del Chiusi.
Saremmo dunque più sicuri, più ricchi, più tranquilli o più soli, più poveri e sempre più vecchi e con sempre meno servizi?
Fate due conti…
m.l.









Nessuno è contro gli immigrati ! Gli immigrati che lavorano,quelli che rispettano le nostre leggi,che rispettano le donne, che non rinunciano alle loro abitudini, senza contestare le nostre, che cercano di integrarsi ! Ben vengano !
Gli altri ,quelli che pretendono di essere mantenuti, quelli che fanno danno, che spacciano, che stuprano,che pensano di avere solo diritti, quelli ai quali è stata data la cittadinanza ma, offendono gli italiani,e dicono di non sentirsi italiani, ecco ,quelli possono tranquillamente tornare nei loro paesi ! Non ho capito perché non emigrano,dai loro paesi,verso paesi musulmani,in quei paesi che hanno le loro abitudini,i loro comportamenti la loro religione ?
Questi ultimi non pagheranno le nostre pensioni ma,noi i loro alberghi si !
L’ Italia ha bisogno di loro nella misura in cui ( tanto per usare termini tanto amati dalla sinistra ), lavorino e non si facciano MANTENERE !
In Italia non ci sono nascite sufficienti a coprire i decessi ! Non è importando giovani, più che altro uomini, che possiamo aumentare demograficamente !
I soldi che spendiamo per mantenerli,potrebbero essere dati alle giovani coppie per mettere al mondo bambini che non si possono permettere di mantenere !
Gli immigrati sono, sicuramente ,una risorsa ma devono venire per lavorare ,dignitosamente,rispettarci per essere rispettati !
Niccolò, restiamo al tema: a Chiusi dove sono “quelli che spacciano” e che delinquono? E se c’è chi spaccia e delinque siamo sicuri che si tratti di immigrati? E quali immigrati se mai, i profughi, quelli arrivano dall’Africa, dal Pakistan o dal Medio Oriente o i ricchi americani, inglesi, tedeschi o ucraini? Se no parliamo di fantasmi… Come ho cercato di scrivere l’integrazione degli immigrati di prima generazione è complicata, lo è stata ovunque, per quelli di seconda e terza lo è di meno. I ragazzini che oggi giocano al Campetto del prete e vengono da 7-8 Paesi diversi, fra 10 anni saranno solo dei chiusini, come quelli che hanno i nonni della Violella o delle Biffe. Per fortuna.
Lo spero ma è poco probabile. In Francia e anche in Italia, soprattutto al nord, la seconda generazione si integra anche peggio della prima. Idem in Svezia, Olanda ecc.
Ti rispondo con il titolo di un film ” la grande illusione ” !!
Quando capirete che tanti di loro non diventeranno mai ” Chiusini “sarà già troppo tardi !!
Bisogna che le giovani coppie siano invogliate a fare figli ! Vuol dire contribuire con un sostanzioso ” bonus ” 500/600 € al mese per ogni figlio ! Sarebbero la metà di quello che,ora,ci costano, le risorse boldriniane !!
Sono d’accordo con quanto afferma Niccolò e non fa una grinza. Ci sono anche altre storie ed altre ragioni che fanno parte dell’integrazione ed è quella che riguarda lo sfruttamento del lavoro da parte dei datori di lavoro italiani che in molte zone del paese esiste ed è diffuso anche nei nostri territori. Manca il controllo da parte dello Stato che su certe materie è un colabrodo perchè certè realtà non sfuggono all’occhio delle forze dell’ordine ma sfuggono alla politica,che nella sua ostentata ”onnicomprensività” spesso in collusione con i datori di lavoro si gira dall’altra parte per non vedere,ben sapendo che le cose siano molto diverse da ciò che appare, a cominciare dai flussi di denaro che entrano nelle tasche delle aziende più che altro piccole e medie ed anche nelle forme del cooperativismo.Soldi pubblici che impinguano conti di altro genere e che consentono a chi ha le redini delle situazioni di allargare i propri raggi di azione nel mercato del lavoro e non solo, ma servono anche ad espandere una politica disastrosa e spesso di natura ”mafiosa” nascosta dietro al ”politically correct”..Non è tutto liscio come si vorrebbe far vedere, anche nel nostro territorio.Il controllo è essenziale ma manca per una serie di ragioni in primis quelli della precarietà numerica di chi dovrebbe controllare e questo favorisce sia l’impunità dei border line , sia lo spaccio, sia la prostituzione, sia tutte quelle forme che contrastano con le leggi per le quali tutti sanno e vedono come possono essere scavalcate le regole.Circa due anni fà ci fu una interrogazione comunale nella quale alcuni cittadini dell’opposizione compreso il sottoscritto denunciarono tali discrasie soprattutto a Chiusi Scalo nelle ore notturne nell’area di Via Manzoni, nel sottopassaggio,nel parcheggio al di là della ferrovia. A quanto mi risulta la situazione continua ad essere sostanzialmente quella che c’era prima.E allora anche Chiusi non è un isola felice e le ragioni sono molte, anche beninteso quella della prevenzione della gente, ma è difficile in tempi di crisi come questa pensare a forme di accoglienza senza che sostanzialmente vi siano innanzitutto forme di conoscenza efficaci della diffusione e della obbligatorietà di diffusione da una parte a cominciare dalle scuole e dall’altra quantità di giovani retrivi ad imparare l’italiano.Anche questo fatto da ambedue i lati opposti è una forma che procura diversità, distacco, rifiuto e chiusura da ambedue le parti.I soldi che vengono spesi da un ente pubblico per festeggiamenti, gare o celebrazioni dovrebbero essere indirizzati senza indugio alcuno verso forme di inclusione e di conoscenza delle realtà con cui veniamo a contatto ed ancorpiù in futuro ne verremmo tutti sia personalmente chè socialmente.Il dato che ne esce è quello che l’immigrazione non si ferma anzi aumenta inarrestabile, ecco perchè ci vogliono delle regole ferree,spesso meno pietismo da parte della gente e più critica alle iniziative che vengono prese senza negare i diritti fondamentali delle persone previste dalla Costituzione,ma non solo verso i migranti ma anche verso i cittadini italiani,come il diritto alla sicurezza, diritto alla salute,tutti quei diritti insomma che tendono alla parificazione sociale ed ale pari opportunità. C’è un altro lato del quale bisognerebbe chiederci quali saranno le risultanze a livello politico delle siffatte politiche di integrazione in quanto i deboli economicamente che sono presenti nel nostro territorio una volta raggiunta l’assegnazione della cittadiannza votano e determinano giustamente la politica a tutti gli effetti. Siamo sicuri che la politica stessa nelle sue iniziative programmatiche non tenga conto di tale fatto e con le sue ventose e con i suoi favoritismi non abba anche un occhio di riguardo a queste fasce per assicurarsi una continuità numerica raggiunta anche col clientelisno.? Dico questo perchè nel divenire della storia e delle questioni la politica ormai agisce autonomamente e spesso anche non sentendo il parere degli elettori. E’ un pensiero distorto il mio visto che i più poveri sono coloro che sono più sensibli al bisogno e che per poter sfangare la quotidianità non siano cooptati dalle forze politicamente presenti e dominanti ed essere plagiati ed indirizzati verso quella che possa essere una utile apppartenenza da parte della politica stessa ? La popolazione autoctona è in declino numerico mentre è in aumento quella proveniente da oltre i nostri confini ed in pochi anni è cosa sicura che i parametri non si invertiranno, anzi. Ed allora non facciamoci prendere dalle ipocrisie, le regole ci debbono essere , senza regole la società non si governa e tali regole debbono essere giuste e rispettose delle leggi in primis dello stato nostro, tenuto anche presente che per molte altre nazioni da dove provengono i migranti non vige nessun accordo che assicuri la paritarietà dei diritti.In primis si sappia che per ogni componente della società il coprirsi il viso – tanto per portare un esempio minimo- non è consentito da parte delle donne e che certi aspetti non debbono essere tollerati. Se i mariti questo non lo vogliono diventa un problema, ma come questo ce ne sono anche altri, che riguardano proprio la condizione della donna nel mondo dove vive all’interno della casa e della famiglia. Veniamo da esperienze diverse, da storie diverse, da culture diverse e nell’integrazione lo si comprende che certi aspetti siano duri a morire, duri ad essere cambiati , ma il mondo dove uno straniero si incanala deve essere concepito che le regole che abbiamo ce le siamo conquistate almeno negli ultimi tre secoli e se quelle società sono passate dal medio evo alla società moderna senza lottare come noi all’interno nostro abbiamo lottato per i nostri diritti, diritti al lavoro, all’eugualianza fra i sessi e tutto quanto faccia capo alla progressività progressista,tutto questo va rispettato e ci si deve uniformare.In questo la scuola ha un grande compito, ma dipende sempre anche da chi le porti a conoscenza tali fatti e cioè dal corpo insegnante e dalla sua qualità. Se in tante realtà del mondo islamico per esempio i sindacati che hanno da noi lottato per portare tutti allo stesso livello di partenza, di dignità e di meriti, o non esistono o se esistono sono guardati con sospetto e distanza ed anche repressi con la forza nella politica dei loro governi,questo da noi non deve essere una zavorra che pesa nell’affrancarsi da un tema della ”dignità” come noi la concepiamo. Il compito che ci stà davanti è peso e gravoso da tutti i punti di vista ma non per questo deve essere disatteso poichè il peso sul piatto della bilancia di certo potrà cambiare ed in quel peso ci siamo compresi anche noi ed il nostro compito culturale è quello di non chiudersi dietro a slogan o dietro alle norme repressive ma agire con intelligenza e sensibilità perchè in primis è dall’educazione a pensare che nasce tutto, anche se questo contrasta fortemente nella fotografia della situazione dalla religione dei Mullah o della natura della loro stessa religione.La forma più effcace per l’integrazione è la scuola, la comunicazione e le condizioni che si trovano nel paese ospitante che fanno si che le persone si integrino e producano condizioni migliorative a cominciare da loro stessi.L’idea abbastanza diffusa che il nostro sia il mondo del bengodi deve finire anche dentro i loro pensieri,anche perchè il mondo del bengodi il nostro non è mai stato, anzi spesso è il nostro mondo e le sue leggi e la sua storia che hanno permesso di accrescere le differenze fra dominati e dominatori.Riscattarsi da questo fa anche parte del nostro cammino e della nostra natura di accoglienza.
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