PANICALE: SCOPERTA UNA ANOMALA NECROPOLI MEDIEVALE SUL MONTE PETRARVELLA
PANICALE – Nella zona del Trasimeno e Valnestore se dici Petrarvella il primo pensiero va ad una zona in alto, una montagnola molto verde. Il secondo (almeno per chi ha una certa età) va sicuramente ai partigiani che nel 1944 lì e al Monte Pausillo, che è a due passi, avevano il loro quartier generale. Adesso invece si scopre che sul monte Petrarvella c’era vita e “movimento” anche diversi secoli prima della guerra di liberazione. Una campagna di scavi archeologici portata avanti dall’Università di Perugia e conclusasi a fine maggio ha infatti riportato alla luce un insediamento medievale e una estesa necropoli con sepolture ancora intatte.
La campagna di scavi effettuata su concessione del ministero della Cultura rilasciata al Comune di Panicale, sotto il controllo della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’Umbria, ha visto la partecipazione di numerosi studenti dei corsi di laurea in Beni culturali, Archeologia e Storia dell’arte, oltre ai partecipanti del laboratorio didattico Dedalo. Ma veniamo alla scoperta. Nell’area sono state rinvenute delle sepolture databili tra il XII e il XIV secolo. Quindi parliamo del periodo che va dal 1100 al 1300. L’epoca di Federico Barbarossa, di Matilde di Canossa, di Federico II, di San Francesco d’Assisi, fino a Dante e poco prima di Masolino da Panicale…
La datazione è stata possibile grazie ad alcuni oggetti ceramici riportati alla luce e risalenti a quel periodo. S i tratta di tombe a fossa, scavate nella roccia, che risultano collegate a un edificio medievale individuato per ora nelle sole fondazioni sulla sommità del monte. Ma la cosa particolare è che si tratta di sepolture anomale, con dentro delle “sorprese”.
Due tombe a fossa di forma ovoidale, orientate est-ovest e coperte con terra e pietre piatte, sarebbero state riaperte poco dopo l’inumazione. In entrambi i casi la parte superiore dei corpi risulta separata da quella inferiore. In una delle tombe è stata rinvenuta anche una calotta cranica apparentemente tagliata a metà e collocata sui piedi dell’individuo inumato. Non solo: nei pressi della necropoli, all’interno della struttura medievale, gli archeologi hanno inoltre trovato la parte superiore di un corpo umano privo della testa, deposta come sepoltura secondaria sotto il pavimento. Un’altra fossa circolare conteneva invece un cranio adulto, alcune ossa lunghe e quattro piccoli crani disposti a semicerchio, riconducibili probabilmente a infanti. Perché una tale disposizione? Cosa significa tutto ciò? Siamo già in epoca cristiana, quindi dovrebbe essere esclusa l’ipotesi dei sacrifici umani o riti pagani. Non si possono escludere invece riti satanici.
Secondo i ricercatori, più probabilmente, questi elementi potrebbero indicare una particolare condizione sociale degli inumati oppure essere collegati a eventi traumatici che ne causarono la morte.
Le indagini storiche e filologiche suggeriscono inoltre che i resti dell’edificio medievale possano essere quelli del “castrum di Petra Albella”, documentato nell’XI secolo, o con i successivi Castel Vecchio e Panicale Vecchio, già descritti come abbandonati e in rovina tra il XV e il XVI secolo.
L’area interessata ricade infatti sotto il comune di Panicale. A commento della scoperta il sindaco panicalese Giulio Cherubini ha sottolineato che «la scoperta ci indica che con molta probabilità in questo luogo vanno fatti risalire i primi insediamenti di Panicale e che qui risiedano le nostre stesse radici». E insieme all’assessora Elena Sepiacci ha gettato sul tappeto l’idea di realizzare nell’area “un Parco archeologico, inserito in un contesto paesaggistico già frequentato dagli appassionati di escursionismo”.
Nella foto: una stampa d’epoca su Federico II, lo stupor mundi.








