FESTA DELLA COSTITUZIONE A SARTEANO: GIORNALISMO, MINACCE E LIBERTA’ DI PAROLA. LA FATICA DI FARE INFORMAZIONE LOCALE
SARTEANO – Comincia oggi a Sarteano la tradizionale Festa della Costituzione organizzata da Anpi e comuni della Valdichiana senese che durerà fino al 2 giugno, festa della Repubblica. Domani, domenica 31 maggio, alle 15 si terrà un incontro sull’art.21 della Carta del ’48. Titolo “Raccontare costa – Giornalismo, minacce e libertà di parola”. Interverranno i giornalisti e bloggers Antonella Napoli, Saverio Tommasi, i corrispondenti Rai Angela Caponnetto e Nico Piro, Giuseppe Giulietti ex giornalista Rai ed ex parlamentare e adesso coordinatore nazionale dell’Associazione Art.21 (FOTO). Coordina Andrea Crescenti, giornalista de La7.
Abbiamo tutti presente la difficoltà di raccontare le guerre, per esempio. Sono centinaia i giornalisti, reporters, gli operatori uccisi a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Ucraina… E’ difficilissimo farlo nei paesi con governi autocratici: si pensi alla Russia di Putin e ai casi di Ana Politkovskaja e Navalny, ma anche a quello dell’infermiere-reporter ucciso nell’inverno scorso a Minneapolis dagli agenti dell’Ice di Trump, perché “filmava” con il suo telefonino… L’Italia non è un’isola felice. E’ recente l’atto intimidatorio (una bomba sotto casa) verso il conduttore di Report Sigfrido Ranucci.
Come Primapagina nel 2010 al Forum nazionale Cronache Italiane allestimmo una mostra fotografico-documentaria e un convegno intitolato “Penne spezzate”, vi parteciparono, tra gli altri Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ucciso dalla mafia lo stesso giorno di Aldo Moro, e il fratello di Enzo Baldoni, giornalista umbro rimasto ucciso in Iraq nel 2014. Nella mostra e nel convegno si parlò delle decine di “penne” italiane messe a tacere dalle mafie (Cosimo Cristina, Mario Francese, Pippo Fava, Giancarlo Siani, Beppe Alfano, Giovanni Spampinato, Mauro Rostagno, Mauro De Mauro…), dai signori della guerra (Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli, Vittorio Arrigoni, Antonio Russo…), dalle Brigate Rosse (Casalegno, Tobagi…) o da sicari oscuri (Mino Pecorelli). E si parlò, in quell’occasione, anche della difficoltà e dei “costi”, fortunatamente meno cruenti, ma comunque pesanti che spesso deve sopportare chi fa informazione lontano dai riflettori, nella provincia profonda, anche quella più tranquilla. Cioè di chi fa informazione locale.
Magari non si rischia la vita (e non è poco), ma si rischiano querele, molte volte senza un motivo reale, spiccate solo per intimidire e “silenziare” una voce ritenuta scomoda. Querele temerarie le chiamano, o intimidatorie, perché chi le fa sa che perderà in giudizio, ma ha i soldi per potersi permettere fior di avvocati, mentre il giornale o il giornalista quei soldi non li ha… e farà comunque fatica a sostenere certe battagli anche se ha ragione e il tribunale gliela riconoscerà. Gli avvocati li dovrà pagare lo stesso. Ma la fatica o difficoltà di fare giornalismo a livello locale non è solo quella di affrontare possibili querele. E’ anche quella delle rotture di coglioni. Spesso gratuite. E strumentali. Dovute ad un fatto molto semplice: chi fa informazione locale, le persone oggetto dei suoi articoli le incontra per strada, al bar, alla Coop, alla partita… Può capitare che il centravanti della squadra di calcio abiti nel tuo stesso condominio e se in un articolo evidenzi i gol che ha clamorosamente sbagliato, quello ti guarderà storto tutte le volte che lo incontri in ascensore. Magari l’assessore che hai criticato per il Piano Regolatore è il fratello di un amico di famiglia. O figlio di un ex compagno di scuola che se ti incontra ti guarda come a dire “tu quoque …” e ti toglie il saluto.
Può capitare, come è capitato al sottoscritto, che il presidente di una squadra di volley ti venga a insultare sotto casa per un articolo di cronaca sulla finale persa e tu che pensavi di aver scritto un articolo addirittura “più da tifoso che da cronista”… Evidentemente la matematica non è un ‘opinione, ma l’italiano sì. E la cosa grave non è tanto che una cosa del genere succeda, ma che sia considerata “normale”. Lecita. Consentita. E il fatto che il tizio in questione sia un consigliere comunale non venga ritenuta un’aggravante.
Può capitare di essere denunciati da qualcuno che nel frattempo è già finito in galera per le cose che hai raccontato, e ne devi rispondere ugualmente. Se scrivi di qualche magagna (dalle buche nelle strade a progetti urbanistici discutibili, dai problemi di inquinamento industriale o agricolo al consumo di suolo per cose che si potrebbero fare anche altrove), se parli di degrado urbano o o del patrimonio pubblico diventi un denigratore del paese e uno contrario allo sviluppo. Prima non era così, ma da un po’ di tempo a questa parte, con i giornali che ormai pubblicano quasi esclusivamente comunicati stampa di comuni, partiti, associazioni, società sportive, sta passando nell’in una parte consistente di opinione pubblica l’idea che la stampa debba essere solo il megafono di chi tiene il timone. Una sorta di appendice della Pro Loco che dovrebbe fare soprattutto “promozione” e “propaganda”. E cioè che scriva solo quello che la gente vuole sentirsi raccontare. Applausi, sviolinate. Se ti scappa un fischio sono guai seri. Perché poi il problema non è ciò che ha originato il fischio (la magagna, l’errore, la scelta scellerata), ma sei tu che hai fischiato. E dunque sei uno stronzo.
A livello locale è complicato scrivere anche di cose che dovrebbero essere tranquille: lo sport, il teatro, gli eventi culturali e le feste paesane. Per i motivi di cui sopra. E tutto ciò oltre a creare situazioni spiacevoli nei rapporti personali, ha anche un “costo” in termini economici, perché così come c’è vicinanza fisica tra chi scrive e chi legge, c’è anche fra chi scrive, chi legge e chi usa o potrebbe usare la stampa per fare pubblicità alla propria attività. Se parte un tam tam negativo (i troll sui social sono frequentissimi), non è raro che ciò si riverberi sui contratti pubblicitari: ci sarà sempre quella ditta che non vuole esporsi e quindi se nasce una querelle preferisce abbandonare il giornale o non avvicinarsi; un’altra che per amicizia, parentela o frequentazione con chi è oggetto/soggetto della querelle, si defila o chiude la collaborazione… La pubblicità è l’unica fonte di entrata, quindi di sostentamento, per una testata locale, ma più il giornale è “indipendente”, più è “schierato” o incline a prendere posizione e non a fare solo da passacarte, più ha una sua linea editoriale marcata, riconoscibile e non annacquata, più è difficile raccogliere inserzioni, quindi più è dura portare avanti l’attività quotidiana della testata. E questo indipendentemente dai numeri di contatti, visualizzazioni che il giornale ha. Perché a livello locale contano sì i numeri, ma ancor di più contano altre dinamiche, altre “pressioni”. E anche il colore politico conta poco quando la testata è “non allineata”.
Per esempio: è facile esprimere pubblicamente, sui social o in un consiglio comunale, solidarietà ad Assange o a Ranucci (lo hanno fatto tutti. Chi non lo farebbe?), più difficile invece è solidarizzare con un giornalista del paesello, se questi viene aggredito verbalmente, o insultato e denigrato su facebook da qualcuno che si sente il Marchese del Grillo della situazione (“io so’ io e voi nun siete un….”). Il perché anche in questo caso è semplice: perché anche l’aggressore è uno del paesello, magari è pure un esponente politico o della cosiddetta società civile che conta, con incarichi di alto grado e potrebbe anche essere sconveniente metterglisi contro. D’altra parte, alla fine il giornalista lo sa che certe cose fanno parte del gioco e c’è pure abituato.
Ai tempi di Felice Cavallotti e Ferrucio Macola le diatribe giornalistiche finivano a duello. A sciabolate. Cavallotti, deputato della sinistra radicale, ne fece 33 di duelli. L’ultimo, quello con Macola che lo denigrava a mezzo stampa gli fu fatale. Per fortuna oggi almeno questa storia dei duelli l’abbiamo superata e non va più di moda.
m.l.









Condivido pienamente ciò che hai scritto ma la spiegazione di tutto quanto hai detto credo che sia totalmente culturale, ed assodato questo non si può non far riferimento al sistema dove viviamo.E’ un discorso che ci porta lontano e spesso oggi si preferiscono le cose e le interazioni che ci spiegano e ci mettano in evidenza ”il vicino” e non il ”lontano”.Molto più facile il vicino ad essere compreso poichè questo fa mettere in moto meccanismi semplici che si basano sulle sensazioni e sulle reazioni-spesso di pancia- ma quasi mai che vadano alle ricerca delle ragioni e delle cause. Ecco così spiegate in poche parole le discrasie che tu hai rilevato e delle quali hai fattto nota sul tuo Post, inclusi anche gli ultimi avvenimenti a te accaduti per i quali sei stato anche chiamato a rispondere a giudizio con intentate cause civili, avvenimenti comuni ad altri,magari diversificati nei loro modi di espressione ma non dissimili dalle ragioni che li accomunano tutti, e le ragioni sono riconducibili al mondo alienato dove l’umanità vive senza la forza di ribellarsi al sistema dove è immersa, anzi la maggior parte delle volte i comportamenti e le ragioni di tali comportamenti sono proprio indotti dal sistema perchè è attraverso proprio quelli che il sistema stesso attua il proprio dominio culturale, anzi direì ”sottoculturale”. Tutto questo rappresenta il necessario sfocio dell’inconsistenza per la quale vengono mostrati limiti umani culturalmente non all’altezza della realtà sia fattuale chè etica. Dove si sfocia se non nella patologia ? Ma tale patologia è ovunque oggi, perchè il mestiere di vivere è diventato più faticoso proprio perchè nell’individuo singolarmente preso ma anche come entità sociale, mancano le basi culturali la cui formazione è stata interrotta-credo di poter dire- da almeno trenta anni a questa parte. Formazione per la quale veniva richiesta la conoscenza e la spiegazione che portava alla comprensione dei fenomeni del mondo.Parole grosse sembrano ? Si, parole grosse, ma che hanno configurato il Gap con il quale gli umani non hanno più potuto riempire quel vuoto lasciato dal nuovo ordine imposto al mondo. Nuovo ordine ? Si, il nuovo ordine ed è quello di non riconoscere più un principio che si chiama in filosofia ed in politica ”materialismo storico” e che significa che ognuno pensa a secondo del modo in cui si procura da vivere. Imposto da cosa ti chiederai e si chiederanno in molti ed io ho la presunzione-ripeto con tutti i miei limiti, la presunzione – di capire a cosa serva scantonare ed allontanarsi da tale principio e che serve nell’attualità a essere sottomessi all’alienazione,che non è più quella dell’operaio che avvita in serie il bullone, ma è quella di sentirsi di vivere in un mondo fatto di rapporti umani sempre più difficili ad essere compresi dalla stessa nostra umanità, accompagnati dall’impotenza a cambiare strada. Lo sfocio di tutto questo è una condizione ed una cosa sola : La Guerra ! E allora bisognerebbe riflettere che siamo su un sentiero sbagliato ed avere l’umiltà di riconoscere che dobbiamo cambiare,ed anche presto,allontanadoci dal particolare che ci angoscia ed avvicinarsi all’onnicomprensivo e cercando di guardare le cose da un panorama più alto, perchè solo in quel modo potremo sopravvivere a quella che la destra politica ha sempre identificato nella storia come ”Guerra, pulizia del mondo”.
Carlo, credo di aver scritto il contrario: e cioè che la gente commenta o si appassiona più al “lontano” che al “vicino”. Per le ragioni scritte nell’articolo. Se parli del “lontano” nessuno ti correrà dietro, o ti insulterà sotto casa…
Non credo che la gente si appassioni ”al lontano” e certamente non ti corre dietro perchè la memoria di questi è fallace ed il lontano viene considerato come passato, roba ormai trascorsa e che non infcia più il senso della realtà ed anche quello della ragione perchè viene vissuto come un epitaffio lontano, che c’è stato e che non interessa a nessuno. e specialmente riguarda la tipologia della fascia generazionale formatasi in questi ulti trenta anni. Ti corrono dietro per ”il vicino nel tempo” perchè gli fai sovvenire cose che considerano molto più dirette e sotto gli occhi di tutti, attuali e se intendono che qualche cosa sia giudicata storta reagiscono.Questo vuol dire che nella misura di tali cose non ci sia lo stesso metro.Questo intendevo dire. E’ dipendenza dalla sottocultura mediatica che forma le menti odierne.
E allora facciamo un esempio concreto: quanti hanno preso posizione su Assange o sulla intimidazione a Ranucci? Quasi tutti. Anche partiti e consigli comunali. Sulla aggressione subita dal sottoscritto solo i podemos hanno emesso una nota ufficiale. Tu stesso hai commentato questo articolo sulla festa della costituzione, ma non quello sull’aggressione verbale. Eppure l’aggressore è egli stesso un esponente politico, il che si configura come aggravante. A volte la gravità del gesto è del tutto indifferente/indipentente dalla gravità delle conseguenze. Nel caso dell’aggressione verbale subita dal sottoscritto e da primapagina (confermata da un post denigratorio apparso sui social a firma dell’aggressore) nessuno si è fatto male. Ma non per questo l’accaduto può essere considerato normale. E lecito. Evidentemente “intervenire” su questioni vicine è più difficile che farlo su questioni lontane.
Pur volendo continuare questa specie di diatriba o chiarimento-chiamala come vuoi – io non ho detto che sia normale e che sia lecito il fatto accaduto ,vorrei vedere…. Certo che non è normale, lo capiscono tutti che normale non lo sia ,solo che il mio intervento-magari prolisso come al solito- cercava di spiegarne le RAGIONI PROFONDE del perchè succedano queste cose ed oggi tali perchè sono da ricercarsi in quello che ti ho già detto abbastanza precisamente ,che sebbene non sia chirificatore fino in fondo ed non onnicomprensiva si possa definire come la ”fatica di vivere” e questa avvolge tutti, soggetti attivi e soggetti passivi di chi procura gli atti ed anche di chi ne è destinatario. Purtuttavia le regole di vita ci devono essere e ci si dovrebbe attenere.Chi non si attiene deborda e si immette automaticamente dalla parte sbagliata delle questioni e scivola nel torto.Purtuttavia-e ritorno sull’argomento tante le volte non fosse chiaro- ” il lontano ” oggi è sorvolato e non interessa più nessuno almeno sembra,ma interessa la polemica viva ed attuale perchè LA PANCIA ESIGE QUESTE COSE ed è cosa attuale e da questa si fanno decorrere giudizi.Credo caro Marco, non volendo per nulla sminuire ciò che ti è accaduto- che vi sono cose molto più importanti di questa nello scacchiere che vediamo intorno che una diatriba su di una lite da parte di chi crede che abbia il diritto di insultare e che magari le parole gli escono fuori dai gangheri perchè secondo lui le ragioni-chissà quali- siano dalla sua parte ma che non si giustificano affatto ( e bada bene che nessuno lo ha fatto questo dei tuoi lettori, anzi ti è stata data solidarietà… ) ma che dove stanno tutti zitti sono le questioni più importanti e lontane perchè ormai quelle secondo quelle ”menti” come ce ne sono tante a Chiusi e che partecipano alla politica diretta è bene non scoprirsi come la si possa pensare. Sull’insulto tutti sono buoni a denigrarlo,giustamente. E qui finisco ed almeno per me è così ma allo stesso tempo riconosco che ci voglia anche umiltà anche da parte degli offesi ad inquadrare i fatti e di avere le ragioni sufficienti per mitigarli non certamente smorzandoli o cancellandoli e che in fondo sono queste le spiegazioni che ho dato io messe a confronto con altre situazioni più grandi che succedono intorno a noi. Il tuo post iniziale sull’accaduto parla chiaro ed ha un valore chiaro. Il resto lascialo alla comprensione degli altri che come vedi hanno reagito nella maniera giusta-,chi si è sentito di farlo-. Punto.Nelle cose che succedono, l’opinione pubblica conta e pesa ed anche quando noi pensiamo che non possa pesare poi alla fine i segnali e gli effetti materiali sui piatti della bilancia appaiono.Quelli che non appaiono purtroppo-secondo me- almeno a Chiusi sono relativi ad altre questioni,molto più importanti che le sfuriate,fermo restando il diritto sacrosanto che ha la stampa di esprimere il proprio parere, diritto che oggi parecchi vorrebbero vedere conculcato e lo vediamo nello scacchiere nazionale ed oltre, con la distorsione della verità oggettiva e fattuale ed anche da quella della propaganda.