CHIUSI, L’UNIONE ATEI E AGNOSTICI IMPONE LO STOP ALLE BENEDIZIONI PASQUALI NELLE SCUOLE. E’ POLEMICA. MA LA LAICITA’ DELLO STATO E’ UNA COSA SERIA
CHIUSI – La questione è esplosa già da qualche giorno ed ha portato la città di Chiusi agli onori o… disonori della cronaca. Nella cittadina etrusca si sono precipitate anche troupes delle reti tv nazionali. No, non è stata trovata la mitologica tomba del lucumone Porsenna. Nè si tratta di un caso di cronaca nera, come poteva far pensare l’arrivo anche degli inviati di Rete 4, che è la rete cui piace di più sfrucugliare nelle vicende che solleticano la pancia della gente…
Si tratta di tutt’altro. E’ successo che una associazione nazionale, l’UAAR, Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti, ha diffidato, con tanto di esposto firmato da un avvocato, il locale Istituto Comprensivo Graziano da Chiusi dal procedere, come tradizione, alle benedizioni pasquali nei plessi scolastici dall’asilo alle medie. Consuetudine questa ormai consolidata e radicata. Ovviamente senza alcun obbligo o prescrizione per gli alunni o per gli insegnanti.
Solo che qualcuno, poco d’accordo, con questa “consuetudine”, ha allertato appunto l’UAAR. La preside Daria Moscillo che aveva inizialmente comunicato, tramite circolare, gli orari e i giorni delle benedizioni nel mese di marzo, ha dovuto fare marcia indietro. Il Consiglio di Istituto infatti ha deciso di sospendere le benedizioni. “Tale decisione è stata assunta con dispiacere e con senso di responsabilità per preservare il clima sereno, collaborativo e rispettoso che da sempre caratterizza la comunità scolastica e il territorio di Chiusi”, hanno spiegato gli organi scolastici.
Da qui la sollevazione dei genitori. Che non hanno mancato di esternare il proprio disappunto, anche davanti alle telecamere delle Tv, rispondendo alle domande dei cronisti.
Anche il sindaco Gianluca Sonnini ha dovuto prendere capello sulla faccenda: “Ho seguito la vicenda confrontandomi sia con la dirigente sia con il parroco. Comprendo il dispiacere di molti genitori per una tradizione sentita, ma siamo di fronte a una situazione delicata che richiama il rispetto delle norme e delle responsabilità di chi è chiamato a decidere nell’ambito scolastico, anche alla luce della diffida ricevuta. Dispiace perché polemiche del genere in una comunità come la nostra non si sono mai verificate. Al di là della fede e delle sensibilità di ciascuno, resta fermo il principio della laicità della scuola che si basa sulla libertà religiosa e sul pluralismo confessionale garantito dalla nostra Costituzione”.
Che tradotto, significa: di fronte alla diffida e in nome della laicità della scuola è stato giusto sospendere le benedizioni.
Don Antonio Canestri, vicario generale della Diocesi di Montepulciano e parroco di Chiusi scalo, getta acqua sul fuoco e accetta la decisione: “Abbiamo sempre seguito la legge e le norme, soprattutto siamo sempre stati propositivi e inclusivi. Ci siamo confrontati col dirigente scolastico e il consiglio di istituto ha approvato all’unanimità un calendario di benedizioni come attività extracurricolare. Nessun obbligo. Se le norme sono cambiate, ne terremo conto per il futuro. Da parte nostra nessuna volontà di polemizzare”.
Diciamolo chiaramente, Chiusi poteva finire in Tv per cose più rilevanti: per il suo grandioso patrimonio archeologico, storico e anche religioso; per la particolare tradizione culinaria; per le cose che non vanno, come una stazione importante massacrata da decisioni prese dall’alto senza tener conto delle esigenze del territorio o come la processione di TIR che ogni giorno attraversa alcune strade del centro abitato per raggiungere una fabbrica che produce materiale ferroviario e potrebbe benissimo servirsi del treno e dei binari per movimentare ciò che produce… E diciamo pure – lo diciamo anche noi, da laici – che la benedizione pasquale non fa male a nessuno e non impone niente a nessuno. E’ una cosa che fa parte della tradizione, della “cultura materiale” come – da queste parti – la colazione pasquale con l’uovo lesso la “ciaccia” al formaggio e il capocollo. Però la questione della “laicità della scuola” (che è cosa diversa dalla parità fra religioni) è una cosa seria e, a volte, anche tradizioni consolidate e apparentemente “innocue” possono comunque inficiarla, aggirando i dettami della Carta Costituzionale. E questo non va bene.
Troppe volte, anche a Chiusi si è assistito e si assiste ad una commistione fra sacro e profano. Qualche anno fa su queste colonne sollevammo il problema dei tabernacoli con immagini sacre piazzati in ogni posteggio e pure nelle rotatorie. Facemmo notare che secondo noi non sarebbe il caso che il sindaco (lo hanno fatto tutti, almeno da Ceccobao in poi) vada in processione con la fascia tricolore, tranne particolari occasioni…
E’ vero che anche i tabernacoli o il sindaco con la fascia dietro la madonna, così come il crocifisso nelle aule scolastiche o negli uffici pubblici non fanno male a nessuno, ma la “laicità dello Stato” imporrebbe una minore ingerenza della religione nella sfera pubblica. Poi certo, non è raro trovare in certi uffici pubblici il busto o la foto del Duce e quella è peggio, molto peggio, di una madonnina o del cristo in croce.
m.l.









La liberta’ si muove sempre in due sensi di marcia. Libertà di assistere e di non assistere.
Condivido sia il contenuto del post sia l’intervento di Paola, pensando all’evoluzione della storia su tale argomenti ed al raggiungimento della società odierna basata su tali libertà. ma volendo essere polemico e rifacendomi al passato,per tanti aspetti di natura etico-culturale, la ”democrazia repubblicana” affermatasi da non molte decadi conferisce la libertà comportamentale di osservare e/o di non osservare le manifestazioni religiose sia dal punto di vista indviduale sia contemplando le necessità socali in tutti i sensi. Nell’altro campo quando a dettar le regole e le leggi era lo stato religoso, sia andava dal potere assoluto che poteva spingersi anche a far pentire amaramente chi non la pensava come la loro organizzazione sia in maniera più blanda che poteva arrivare sino all’isolamento sociale.E questo, volendo puntualizzare è stato un segno indelebile di chi ha portato un contenuto democratico alla nostra società e chi – ob torto collo – si è dovuto adeguare animato da perenni desideri di rivincita comuni a coloro che hanno visto strappato il potere che hanno avuto per secoli e secoli di influire sulle menti. Come recitava un principio lealmente ”liberale” erano i liberali stessi una volta che lottavano affinchè le loro idee avessero permesso anche a chi si contrapponeva loro a dire la propria voce ed il proprio pensiero ma da parte dei loro nemici storici non era la stessa cosa per chi gli si contrapponeva. Esempi di questo tipo e di influenza sulla cultura e sulle condizioni degli uomini li ho avuti anche nella mia famiglia per esperienza diretta.Mio nonno ai primi del 1900 portò via dalla propria famiglia quella che poi con lui si coniugò civilmente.In un ambiente di campagna come era Vaiano, il prete ed i proprietar terrieri fecero loro piazza pulita e non riuscirono a trovare nessuno che affittasse loro una casa,tant è che dovettero trasferirsi a Moiano,indebitarsi per anni per costruirsi una casa ed essere diseredati dalla famiglia nativa della moglie per quell’atto di insubordinazione alle regole religiose e sociali che aveva compiuto.Questo tanto per dire cosa voleva dire e quanto pesava l’influenza del credo religioso e come si rifletteva nel sociale. Non secoli e secoli addietro ma solo a primi del 1900. Ecco di fronte a questo pensiamo quanto cammino in avant abbiamo percorso e quanti paletti mentali che venivano messi nella mente dei poveri abbiamo abbattuto su tale cammino.E se oggi siamo a questa forma di libertà conquistata- e conquistata con le lotte sia chiaro e con quello che le lotte hanno portato e non con le preghiere ai potenti per ottenerla- vuol dire che certe idee abbiano attecchito nelle persone oltre ogni possibilità che vengano estirpate.E allora la lotta che vediamo al di fuori di oi stessi e nella società è quella di poter andare semprepiù verso le reali necessità lecite degli uomini aprendosi alla libertà vedendo che dall’altro lato si arranca per adeguarsi alle condizioni odierne e non si ami tanto il fatto che tali fatiche vengano notate, perchè il fumo sparso è sempre della stessa natura, fumo più oderno,più adeguato alle circostanze ma il fine a cui tende sempre quello è , che tanto per farla breve dal mio punto di vista è quello dell’imbrigliamento delle menti dal momento della nascita al momento della dipartita.
Ho sempre pensato che la laicità delle istituzioni fosse pergarantire la libertà e la partecipazione di tutti. Resta il fatto che la nostra cultura nasce dalle nostre radici. E le nostre radici affondano anche nel cristianesimo, nelle tradizioni, nei simboli e nelle usanze. La sfida non credo sia cancellarle, ma riuscire a proporle, a rinnovarle, in un contesto sociale che evolve e che a volte sembrerebbe volerle rimuovere. Non credo che laicità significhi cancellare chi siamo. Credo che significhi condividere le nostre radici e includere le differenze.
Codesto è un discorso che non fa una grinza ma dando uno sguardo alla societa vediamo che tali radici esistono sempre di meno,ed appunto con aspetti che prettamente si schierano dalla parte della chiusura e non dell’apertura.Talvolta la storia occorrerebbe giudicarla per quello che ha prodotto e se la nostra cultura e’ sicuramente imbevuta di cristianesimo tale etica spesso è stata usata per impedire ad altri popoli di considerarsi paritari.Un esempio ma non solo,quelli storici dell”evangelizzazione.Le radici sono ancge la sommatoria di ciò che è stato prodotto e che e’ arrivato fino a noi oggi.Nel suo testamento morale Albert Einstein diceva:” non posso immaginare un dio che punisce e riferiti gli oggetti della propria creazione che sono gli uomini”.La trascendenza condivisa e’- se fosse nuovamente necessario affermarlo- il riconoscimento della limitatezza umana e su tale limitatezza di appoggiano uomini come noi comuni mortali per imprimere ciò che serve nella materialità della vita e della storia che spesso o quasi sempre converge con gli interessi materiali degli uomini.
Errata corrige:….un Dio che punisca e rimeriti gli oggetti della propria creazione che sono gli uomini
Non è l’Uaar che impone lo stop alle benedizioni pasquali nelle scuole pubbliche. Semmai l’Uaar ricorda che si tratta di pratiche che nelle scuole pubbliche non andrebbero svolte perché l’Italia non ha più una religione di Stato. E non ce l’ha più dal 1984, non da ieri. Quindi l’Uaar ha fatto bene, dato che nessuno voleva fermare questa vecchia abitudine.
Che poi abbiamo chiese e parrocchie e oratori e spazi legati alla Chiesa e alle chiese davvero ovunque. Proprio nella scuola bisogna fare queste manifestazioni che contrastano con le normative e con il buon senso? Chi vuole essere benedetto e crede nelle benedizioni vada a due passi dalla scuola, a due passi da casa e troverà certamente un luogo per pregare, confessarsi e fare tutte quelle cose che fanno i credenti. Ma nel posto giusto, non nella scuola pubblica.
Negativo, non ci siamo. Così come, pur nella laicita’ dell’ istituzione scolastica si tiene l’ insegnamento della religione cattolica, che può essere seguito o meno dagli alunni, parimenti la benedizione si sarebbe dovuta tenere, con facoltà di non partecipare per chi non avesse voluto.
In questo modo è stata fatta una forzatura a vantaggio di una minoranza, quando semmai avrebbe senso il contrario. Quindi io al posto del consiglio d’ istituto avrei tirato dritto, oltretutto in una classe o due la benedizione era già stata fatta. Poi a quel comitato lì che ha avanzato la diffida avrei risposto a tono.
Perché così la libertà religiosa e il pluralismo di cui giustamente ha parlato il Sindaco non ci sono più.
Sì, ma qualcuno può sostenere che la forzatura sia stata consentire la benedizione, non bloccarla. E così come si può affermare che una benedizione non fa male a nessuno, si può dire che si può vivere anche Senza. O, se proprio uno ci tiene, può prenderla a casa o può andare alla Messa. In Italia siamo campioni del mondo nella specialità tempeste in un bicchiere d’acqua.
Come la vedi fai male, resta il fatto che se la consenti chi non è d’ accordo può non assistere e non viene penalizzato nessuno, mentre se la blocchi viene penalizzato chi la vorrebbe, quindi il ragionamento è asimmetrico.
Quindi se in un luogo non si puoʻ fumare ci rimette chi fuma petchè chi non fuma puoʻ andarsene? Se il ragionamento è asimmetrico allora vale anche questo ragionamento. Io credo che fermo il rispetto per tutti debba astenersi chi mette in atto una cosa non chi non fa niente
1984 con l’Accordo di Villa Madama, fu rimosso il principio della religione cattolica come religione dello Stato, sancito molti decenni prima dai Patti Lateranensi firmati tra il regime sanguinario fascista e la chiesa cattolica. Fu un atto di mutuo sostegno, soprattutto da parte del Fascismo, che ne aveva un maggiore bisogno per rafforzare la dittatura. Si la chiesa fu complice come lo fu il Re qualche tempo prima, dell’affermarsi della tirannia sanguinaria. Gli anni settanta e i primi ottanta, furono senza dubbio i più riformisti, con quell’intesa fu sancita finalmente la piena laicità dello Stato e fu introdotto l’8 per mille. Laicità piena non troppo, negli edifici pubblici ancora oggi è affisso il crocefisso, il logo per eccellenza, della religione cattolica.
Il quadro europeo è molto più variegato. L’affissione del crocifisso nelle scuole pubbliche varia notevolmente nel vecchio continente, riflettendo tradizioni storiche e gradi di laicità differenti. È previsto per legge in Italia, mentre in Austria (solo se la maggioranza è cristiana), mentre è vietato in Francia. Altri Paesi, come Germania e Spagna, presentano situazioni miste o regionali.
Il ministro Fioramonti (M5s), nel 2019 dichiarò che al posto del crocifisso gli piacerebbe vedere nelle aule “una mappa geografica del mondo, un richiamo alla Costituzione e agli obiettivi dello sviluppo sostenibile”. Pure a me mi sarebbe piaciuto vedere appese sulle pareti delle aule scolastiche e dei Tribunali, quelle carte geografiche.
Non troverei così fuori luogo aprire una discussione su questi temi, senza organizzare crociate, che approdi a un’affermazione più sostanziale della Laicità dello Stato, come garanzia peraltro, della libertà di ognuno di professare nel proprio animo tutte le religioni, le credenze che si vuole. Sapendo che sono proprie convinzioni, da non imporsi a nessuno.
Sono temi questi che si espandono oltre il meri contesti locali e di certo sono temi sui quali andrebbe riflettuto bene prima di prendere decisioni, cosa questa che non fu fatta dai Patti Lateranensi poichè era utile al regime fascista l’appoggio della chiesa cattolica, come sostiene non solo Renato ma tanti altri storici di tante parti politiche. Per far rendere conto al lettore di cosa si parla quando si delineano ”le radici” potrei fare un piccolo esempio che ha riguardato la mia persona ma è proprio piccolo,infinitamente piccolo ed anche trascurabile, ma investe appunto la cultura entro la quale siamo immersi.Ebbene, mi scuso con i lettori per il fatto di portare esempi personali ma talvolta anche le piccole cose servono meglio di ogni e qualsiasi discorso che possa venir fatto su certe tematiche,così da portare a conoscenza cosa vogliono dire le radici e cosa voglia dire il loro peso anche se oggi il mondo è abbastanza cambiato dai tempi dei quali porto l’esempio. Vengo da una famiglia laica e di non credenti ma rispettosa del pensiero degli altri ma che è stata sempre animata a far rispettare il proprio pensiero ed il proprio atteggiamento onesto nei confronti della socialità. Non ho mai fatto nè cresima nè comunione non certo per mia scelta poichè tali scelte andrebbero fatte quando si è consapevoli di ciò che accettiamo essere e perciò i miei genitpori nei miei confronti questo decisero poichè a quell’età un ragazzino non può decidere. Nella scuola elementare che frequentavo quasi tutti, per non dire tutte le famiglie scelsero di seguire l’indirizzo di far cresimare e comunicare i propri figli.Io mi sentii molto a disagio per tale condizione e mi sembrava logicamente di essere un pesce fuore d’acqua poichè quando si è piccoli queste condizioni di emulazione con i propri compagni si avvertono molto e pesano anche sullo stato d’animo e sul pensiero. Ecco, questo-tanto per portare un esempio- fece motivo di sentirmi diverso da tutti gli altri compagni di scuola e mi pesava non poco e quasi quasi mi vergognavo perchè il comportamento sociale mio andava contro quelle che tutti osservavano come regole. Solo dopo molto tempo,quando si raggiunge la maturità i problemi vengono inquadrati nella maniera più giusta, ma in quei momenti questo non era possibile e ne soffrii non poco proprio per quei sentimenti di emulazione verso i miei compagni di scuola e non perchè io non fossi osservante dei principi di rispetto e di bontà che una religione propina nelle sue etiche rieligiose. Questo tanto per far osservare cosa sono ”le radici” che si chiamano in tal modo poichè nascono e si sviluppano all’interno dell’individuo e concorrono fortemente a formare il suo pensieroe la sua sensibilità. E’ come una pianta che nasce e cresce dentro un ”tubo” , nel quale e dentro il quale ha avuto sin dalla nascita l’imprinting- cioè il timbro valoriale- una specie di percorso che si vuole che diventi un percorso obbligato e che non permette in quella tenera età formativa che altre idee possano deviare da quella stabilita e che nel tempo concorre alla formazione del pensiero e dei sentimenti. quella pianta quando esce dal tubo che gli ha impresso una direzione andrà in una direzione certa per la quasi totalità della gente. Quindi,la nostra ”civiltà cristiana” cosi si è comportata come del resto ogni credo religioso si comporta.Bisognerebbe per questo che questa ”formazione del pensiero” sia svincolata e resa esente da condizionamenti, il chè a dirlo si dice più facilmente che a farlo. Ecco perchè tale condizione inficia anche un fatto di democrazia.Penso che non bisognerebbe farla tanto lunga su certe diatribe perchè basterebbe per definire cosa hanno prodotto nella storia e cosa siano tali ” radici ”- quelle che noi siamo spesso portati a giudicare irrinunciabili e che caratterizzano il nostro essere in questa società.Basti pensare che tali radici hanno prodotto verso gli altri e verso le altre popolazioni atteggiamenti distruttivi anche dell’identità di altri, basti pensare all’evangelizzazione ed al suo significato cosa abbia prodotto nella storia e che oggi -ancor oggi – venga esaltata dai propagatori della fede. Attenzione, fede non solo nostra ma anche di altri propagatori di altre tipologie di fede, che si appoggiano tutti-nessuno escluso- alla limitatezza umana per portare nella teste delle persone il ”bisogno” di ricorrere appunto alla fede e non alla razionalità.Quindi quando si fà appello alle radici si dice una cosa ben precisa che riguarda la genesi della nostra cultura, ma sempre si illumina quell’aspetto che noi crediamo positivo oscurando quello che la fede e le radici inculcate dentro le persone sono servite e servono anche oggi a mettere gli esseri umani spesso gli uni contro gli altri. Se si analizzasse profondamente le conclusioni sociali alle quali portano le radici della fede si osserverebbe che la maggior parte delle volte le belle parole rimangono nei fatti inascoltate mentre nello stesso tempo una gran parte degli uomini sembrerebbe evocarle, facendo continuare nella storia quel ciclo che consente la creazione e la dominazione dei poveri da che mondo è mondo. Ma è l’uomo al centro di tutto che contiene tutto questo, non un Dio che gli uomini dicono che disponga tutto. Talvolta in maniera platealmente fedifraga viene anche detto che Dio ci metta alla prova… ma alla prova di cosa ? Queste sono storielle che venivano propagandate dai preti decenni e secoli addietro.Aveva allora ragione Albert Einstein nel suo testamente spirituale quando appunto – e lo ripeto- dice che non si possa immaginare un Dio che punisca e rimeriti gli oggetti della propria creazione che sono gli uomini. Eppure si determina questo anche perchè esistono ”le radici” ed i preti di tutte le religioni lo sanno, e nei regimi politici liberali che giustamente consentono la libertà di pensiero ci sguazzano anche le religioni come etica inseparabile dal pensiero umano ed è inevitabile ugualmente che anche nei regimi dittatoriali che anche le chiese con le loro radici siano anche loro collaborazioniste di quei sistemi. Quando esistono chiese che vadano contro il regime che hanno in casa propria spesso i vertici ed i costruttori di certe dottrine vengono eliminati, come è successo all’arcivescovo Romero da parte degli squadroni della morte, come è successo a Martin Luther King, a Malcom X, come succede oggi in Myanmar con i Rohingja contrapposti alla chiesa buddista che riceve privilegi immensi da parte del regime militare e che salvaguarda senza esclusione di colpi la propria posizione di privilegio all’interno dello Stato Militare di Yangon. Allora, ” le radici ” esistono e nessuno le nega e fanno anch’esse parte di quello che siamo , ma spesso costituiscono un ostacolo all’affermarsi di una visione dello stato laico ed anche liberale, proprio per quella che è la limitatezza del pensiero umano di singoli i quali sono portati nel loro bisogno umano a riifugiarsi nella speranza, spesso la speranza dell’aldlà. Anche un secolo fa in Russia la stessa cosa succedeva nei confronti del regime zarista, che la chiesa appoggiava il regime ed accettava ob torto collo quello che fu poi il regime social comunista sovietico ma quando quest’ultimo crollò,esattamente nella Piazza Rossa di Mosca, il Pope passava in rassegna ai credenti sventolando l’incenso, ed oggi è schierata nettamente pro-Putin. E allora quelle le ”radici” che ci hanno formato a tutti bisognerebbe analizzarle più che bene….e forse vedremo che l’operazione di aprirci il cervello-cosa avvenuta scientemente fin dalla nostra tenera età-, inculcarle all’interno e richiuderlo, a qualcosa sia servito, e tale qualcosa è la fotografia del mondo di oggi. Fate voi….ognuno è libero giustamente di credere o di non credere ma tale genesi umana dovrebbe essere tenuta presente quando emettiamo dei giudizi.