CITTA’ DELLA PIEVE, NASCE UN PRESIDIO DI ART.21 PER LA DIFESA DELLA LIBERTA’ DI STAMPA E DEL PENSIERO CRITICO

domenica 21st, gennaio 2024 / 12:21
CITTA’ DELLA PIEVE, NASCE UN PRESIDIO DI ART.21 PER LA DIFESA DELLA LIBERTA’ DI STAMPA E DEL PENSIERO CRITICO
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CITTA’ DELLA PIEVE- Ieri, alla presenza di Giuseppe Giulietti, coordinatore nazionale Giuseppe Giulietti, si è costituito un “presidio” di Art.21, l’associazione che si batte per la tutela della libertà di espressione, di stampa e del pensiero critico. Ovviamente partendo, lo dice il nome stesso dell’associazione, dall’articolo 21 della carta Costituzionale.

E’ una battaglia che va avanti da tempo e che oggi, con una nuova legge bavaglio all’ordine del giorno in Parlamento, assume ancora maggiore forza, urgenza e attualità.

Come i lettori sapranno, il 19 dicembre scorso la Camera dei deputati ha approvato una modifica del Codice di procedura penale per vietare la pubblicazione delle ordinanze cautelari, integrali o per estratto, fino al termine dell’udienza preliminare.

Per la Federazione Nazionale della Stampa Italiana di cui Giulietti è stato presidente fino al 31 dicemnre scorso,  le associazioni regionali di Stampa e i comitati di redazione, il provvedimento in discussione rappresenta l’ennesimo bavaglio all’informazione, oltre che uno squilibrio del nostro sistema giuridico e costituzionale. Se anche il Senato dovesse approvare il testo, ci troveremmo di fronte a un provvedimento che va al di là delle disposizioni europee, viola l’articolo 21 della Costituzione e compromette l’autonomia dei giornalisti. Da qui la richiesta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di non firmare una legge con una norma di questo tipo.

Articolo 21 nacque dopo il famigerato “editto Bulgaro” con cui Berlusconi cacciò dalla Rai Enzo Biagi e Daniele Luttazzi, nel 2002. Io Beppe Giulietti lo conosco ancora da prima. Precisamente dal ’94, quando fu eletto per la prima volta in Parlamento nelle file dei “Progressisti”. Era già noto come sidacalista dei giornalisti Rai. Primapagina era già incappata in un paio di querele intimidatorie e stava cercando, insieme ad altri giornali locali sparsi in varie parti d’Italia di fare rete, di metter su una sorta di sindacato delle piccole testate autogestite e indipendenti. Giulietti si mise a disposizione, partecipò a varie iniziative organizzate da primapagina (una molto partecipata con Rosy Bindi e Maria Lina Marcucci all’epoca assessore alla Regione Toscana). Come Art.21 diede una mano al Forum Nazionale Cronache Italiane che come giornale organizzavamo proprio a Città della Pieve. Cinque edizioni, tra il 2007 e il 2011 compresi, che videro la partecipazione di centinaia di testate e di giornalisti ed editori, insieme a volti noti della cultura, dello sport, del giornalismo. Ricordiamo tra gli altri l’autore radiofonico e televisivo Enrico Vaime, lo scrittore Gianluca Morozzi, Gianni Rivera e Franco Balmamion, Luca Cardinalini, Giovanni Impastato (fratello di Peppino), Sandro Baldoni (fratello di Enzo Baldoni ucciso in Iraq nel 2004), Silvia Costa, Fabrizio Bracco, Claudio Carnieri…  Quello che Beppe Giulietti e Art.21 facevano su scala nazionale, noi, nel nostro piccolo, cercavamo di farlo nel territorio.

Oggi purtroppo la crisi dell’editoria cartacea, seguita all’esplosione dell’informazione via Web e social media ha falcidiato quel tessuto diffuso di piccoli giornali tenaci e radicati nelle loro areee di inflenza. Molti si sono riciclati diventando on line e abbandonando la carta e le edicole, che nel frattempo hanno chiuso pure loro…

Con Cronache Italiane Città della Pieve è stata per 5 anni una sorta di avamposto di una battaglia a tutela della libera informazione, perché, questo va detto, gli attacchi e una certa idiosincrasia verso la stampa libera e non irreggimentata, da parte del potere, sia quello centrale che quello locale, c’è sempre stata, anche quando in Italia e nelle regioni governava il centro sinistra. Oggi il governo Meloni che si fonda su una maggioranza che ha come gamba principale il partito erede del Msi, quello con la “fiamma che arde sulla tomba del Duce” nel simbolo, sta un po’ esagerando, e sta per sferrare l’ennesimo colpo per demolire i dettami della Costituzione, tra premierato, legge bavaglio alla stampa, impunità per chi fa il saluto romano ecc, ma non è che i governi precedenti e gli altri partiti sia di centro destra che di centro sinistra non abbiano mostrato insofferenza verso le inchieste scomode, verso quei ficcanaso dei giornalisti. E forse non è un caso che lo stesso Beppe Giulietti, eletto nel ’94 con i Progressisti, poi con il Pds-Ds e con l’Italia dei Valori (fino al 2013), oggi è anche lui “un senza partito” che voterebbe a scatola chiusa, “un partito che avesse nel programma la difesa della Costituzione e 4-5 parole forti estratte dalle cose che dice Papa Francesco”.  Un orfano anche lui, come tanti di noi, insomma.

Ieri, nell’incontro pievese, organizzato da Arci Note e Arci San Litardo, Giulietti ha parlato dei vari modi per mettere il bavaglio alla stampa. Palesi, come la legge che la maggioranza vorrebbe approvare, e meno palesi, come le querele intimidatorie.

Al sottoscritto, in quanto direttore di Primapagina è successo 11 volte di finire in Tribunale per aver scritto o pubblicato articoli non graditi, ritenuti diffamatori. Ne sono uscito sempre indenne, talvolta anche con “encomio” della Corte per aver portato all’attenzione dei cittadini questioni di rilevanza e di interesse pubblico. Nella maggioranza dei casi chi querelava sapeva in partenza che avrebbe perso la causa, ma sapeva anche che costringere un giornale con le spalle poco robuste come Primapagina a sostenere spese legali, pagare avvocati, poteva significare anche chiudere bottega. O a pensarci bene la volta successiva prima di scrivere qualcosa del genere… E quante volte giornali come primapagina si son sentiti accusare di “denigrare il paese”, di fare “pubblicità negativa” se parlavano di un femminicidio o della desertificazione commerciale e sociale galoppante dei centri storici o di paesi un tempo più fiorenti come Chiusi Scalo? Tante volte, in passato e anche di recente. Ai tempi del caso Acea a Chiusi subimmo attacchi frontali inusitati anche da comitati e movimenti che avevamo sempre sostenuto, solo perché non eravamo del tutto d’accordo con una battaglia che si basava più sulla paura che non su dati oggettivi. E questo prima che emergessero i dati oggettivi e le falle tecniche e burocratiche del progetto.

Tutto questo non è imputabile al governo Meloni. Forse ad una cultura di destra sì, una cultura di destra che da tempo però alberga anche nella sinistra. Una cultura che è tifo da stadio, o con me o contro di me, una cultura che esclude il confronto, privilegiando invece la diffidenza, il sospetto, la chiusura a riccio, l’arroccamento dentro i propri fortini…

Lo abbiamo scritto di recente a proposito della chiusura di una storica edicola di Chiusi (presente nello stesso punto dal 1929) e lo ribadiamo anche adesso: le edicole, i giornali grandi e piccoli sono presidi di libertà, di democrazia, di cittadinanza consapevole. Ogni volta che ne chiude uno/a è un pezzetto di libertà, di democrazia, di cittadinanza consapevole che si perde. E il web non rimpiazza tutto questo. Il web è una fonte inesauribile di informazioni, ma è anche un tritacarne che macina tutto a velocità supersonica, dove è sempre più complicato distinguere notizie vere da notizie “fake”, un’opinione autorevole e informata dalla cazzata del primo che passa.

Quindi ben venga il presidio di Art. 21 a Città della Pieve. Se i promotori vorranno, ci troveranno al loro fianco. Ci siamo già da più di 30 anni su questo fronte e finché durano le forze ci resteremo. Se ci sarà da collaborare per qualche iniziativa lo faremo volenteri, come abbiamo fatto con altre associazioni per il caso Assange o sulla guerra in Ucraina per esempio.

Mi ha fatto piacere ri-incontrare Beppe Giulietti e con lui Giuliano Santelli, ieri a Città della Pieve. Ritrovarci ancora al pezzo, a difendere la Costituzione come trent’anni fa. Certo siamo tutti un po’ invecchiati, ma la situazione oggi è addirittura peggiorata, non si può abbassare la guardia.

m.l.

 

 

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