IL RAGAZZO PESTATO A FIRENZE, I FASCISTI E LE RETICENZE DEL MINISTRO E DI GIORGIA MELONI. FINALMENTE PAROLE CHIARE DAL PD

sabato 25th, febbraio 2023 / 12:10
IL RAGAZZO PESTATO A FIRENZE, I FASCISTI E LE RETICENZE DEL MINISTRO E DI GIORGIA MELONI. FINALMENTE PAROLE CHIARE DAL PD
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UNA DURA PRESA DI POSIZIONE DEL SEGRETARIO SENESE ANDREA VALENTI CHE SOTTOSCRIVIAMO IN PIENO
Chi legge abitualmente primapagina lo sa, chi dà un’occhiata ai nostri articoli ogni tanto se ne sarà comunque accorto. Questo giornale pur essendo da sempre schierato a sinistra non ama il Pd e spesso ne critica le posizioni, gli scivoloni e le omissioni.
Sulla vicenda del ragazzo pestato da un manipoli di fascistelli davanti ad un liceo di Firenze e a ciò che ne è seguito (la lettera appassionata della preside sui rischi di un nuovo fascismo, che poi è uguale a quello vecchio, la replica del Ministro Valditara che ha definito improprio l’intervento della dirigente scolastica, quando di improprio c’è solo la sua reticenza la sua minimizzazione dell’accaduto, il silenzio del primo ministro Giorgia Meloni, forse perché i fascistelli di cui sopra fanno parte ella sua squadra giovanile), ciò che ha scritto il segretario senese del Pd Andrea Valenti ci sembra non solo convincente e appropriato, ma anche esaustivo. C’è poco da aggiungere. Su molte questioni no, ma in questo caso siamo d’accordo con Valenti e condividiamo la posizione che ha espresso. Che è questa:
Viviamo in un paese dove dei fascisti, a Firenze, città medaglia d’oro della Resistenza, picchiano uno studente a terra fuori da un liceo.
Per fortuna viviamo anche in un paese dove la Dirigente Scolastica scrive una lettera alle sue studentesse e ai suoi studenti, parlando dell’ accaduto, e ricordando che il fascismo in Italia non è nato con le grandi adunate da migliaia di persone. È nato ai bordi di un marciapiede qualunque, con la vittima di un pestaggio per motivi politici che è stata lasciata a sé stessa da passanti indifferenti, citando Antonio Gramsci, che del fascismo è stato vittima.
La stessa direttrice scolastica ci invita giustamente a non illuderci che questo disgustoso rigurgito passi da sé. Lo pensavano anche tanti italiani per bene, cento anni fa. Ma non è andata così.
Purtroppo viviamo anche in un paese dove un ministro della Repubblica, che ha giurato sulla Costituzione antifascista, invece di condannare quanto è avvenuto e sposare la posizione della Dirigente Scolastica Annalisa Savino, ne prende le distanze e minaccia provvedimenti (salvo poi smentirli, pavido come quei fascistelli che hanno picchiato in tre o quattro uno studente a terra).
Viviamo anche in un paese dove la Presidente del Consiglio non ha ad oggi trovato un minuto per condannare quanto accaduto. Chissà perchè. Allora a me non sta più bene dire che no, tranquilli, è tutto a posto, non dobbiamo parlare di fascismo, ci mancherebbe altro.
Perchè le cose vanno chiamate con il loro nome. Un’aggressione fascista è un’aggressione fascista, un ministro e una Presidente del Consiglio che non la condannano tradiscono la Costituzione sulla quale hanno giurato. E sono conniventi.
Su questo non esiste buonismo, politically correct o altro.
Su questo dobbiamo solo rispondere colpo su colpo e difendere i nostri valori.
Usa parole chiare e inequivocabili Andrea Valenti. Stavolta non si trincera dietro al solito “ma anche”. Prende nettamente le distanze anche dai dirigenti del suo partito che solo pochi giorni fa hanno definito Giorgia Meloni “una capace, che sta facendo meglio di quanto ci si potesse aspettare” (lo hanno detto Enrico Letta e Stefano Bonaccini, il segretario nazionale uscente e il primo dei “papabili” per la successione, con le primarie di domani). Il segretario senese del Pd torna a parlare come il segretario di un partito di sinistra. Il più importante, l’unico che pur con tanti difetti tiene ed è minimamente organizzato.
Valenti interviene su una questione dirimente, che non è un “paravento” per non palare d’altro (i rigurgiti di fascismo), ma un valore non negoziabile, non discutibile. Lo fa chiamando le cose con il loro nome, come sempre si dovrebbe fare.
Secondo noi un ministro all’Istruzione che se la prende non chi pesta un ragazzo, compiendo un’azione squadristica, ma con la preside che scrive ai suoi studenti per metterli in guardia dai rischi di fascismo e su quelli dell’indifferenza, cosa che peraltro rientra nelle sue prerogative di docente e dirigente di una scuola, non è adeguato al ruolo che ricopre e dovrebbe essere mandato a casa. E così una premier che sarà pure “una capace”, ma su questa vicenda e sulla guerra in Ucraina si sta dimostrando anche piccola piccola.
Se il Pd e i suoi dirigenti ricominceranno a chiamare le cose con il loro nome, a prendere di petto le questioni senza aver paura di scomodare qualcuno, se terranno la barra dritta sui valori della sinistra e su quelli che sono alla base della nostra Costituzione, forse una speranza di risalire la china e di tornare a crescere e anche a vincere le elezioni ce l’hanno. Se pensano di risolvere tutto solo cambiando il segretario con le primarie si sbagliano di grosso. Il segnale lanciato da Andrea Valenti però va nella prima direzione. E’ un buon segnale.
Marco Lorenzoni
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