UN PIEVESE FUNZIONARIO AL PARLAMENTO EUROPEO COINVOLTO NELLO SCANDALO QATARGATE? LUI SI DICHIARA ESTRANEO AI FATTI. MA LA POLITICA E LA SINISTRA NE ESCONO COMUNQUE MOLTO MALE

giovedì 15th, dicembre 2022 / 16:10
UN PIEVESE FUNZIONARIO AL PARLAMENTO EUROPEO COINVOLTO NELLO SCANDALO QATARGATE? LUI SI DICHIARA ESTRANEO AI FATTI. MA LA POLITICA E LA SINISTRA NE ESCONO COMUNQUE MOLTO MALE
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Trema l’Europa politica, trema la sinistra nella sua versione continentale e anche le Ong non stanno tanto bene. Tutto ciò causa dello scandalo cosiddetto Qatargate, che ha portato per ora all’arresto della Vicepresidente del Parlamento, Eva Kaili, già destituita dalla carica, dell’ex deputato Pd poi Art.1 e Liberi e Uguali Antonio Panzeri e di due suoi familiari, e al sequestro di denaro al compagno della Kaili, l’italiano Francesco Giorgi, assistente parlamentare.

Secondo gli inquirenti della Procura federale di Bruxelles che ha trovato sacchi pieni di soldi in contanti a casa dei fermati, si tratterebbe di mazzette percepite per alleggerire la posizione del parlamento Europeo sulle violazioni dei diritti umani nell’Emirato del Golfo che sta ospitando i Mondiali di Calcio. E che non è notoriamente un modello di democrazia…

A casa dei familiari di Panzeri sono stati sequestrati 17 mila euro, a casa di Giorgi 20 mila, ma, prima dell’ultima perquisizione le forze dell’ordine belghe erano già entrate a casa di Panzeri, di nascosto, e avevano trovato 700 mila euro in contanti. Da lì è partita la segnalazione al giudice che ha condotto l’inchiesta che poi è sfociata nell’arresto.

Panzeri prima di concludere il suo ultimo mandato aveva fondato una Ong operante nel campo dei Diritti Umani, la «Fight Impunity» che ha nel comitato scientifico tra gli altri Emma Bonino e Federica Mogherini (dimessa) e che sarebbe stata una delle strade attraverso cui i soldi delle presunte tangenti sarebbero transitati e arrivati a destinazione. Ecco perché questa vicenda è una mazzata certamente in faccia alla sinistra, ma anche un colpo basso alle Ong, già nel mirino delle destre per i salvataggi in mare e per la loro attività a favore dell’accoglienza di profughi e migranti. Il sospetto che le Ong possano essere state e possano essere un “tramite” per far transitare soldi sporchi e mazzette è devastante. Tanto più se c’è di mezzo non solo il gruppo parlamentare Socialisti e Democratici, ma un esponente della sinistra politica meno moderata e più attenta e impegnata nel sostegno alle Ong. Fatto devastante anche questo.

Tre dei quattro sospettati arrestati  venerdì scorso dalla polizia belga oggi sono comparsi davanti ai magistrati del Tribunale di Bruxelles. Lo riportano i media belgi al termine della prima udienza, che si è tenuta a porte chiuse. Il fascicolo di Eva Kaili, vice presidente destituita del Parlamento europeo, è stato rinviato al 22 dicembre, secondo quanto riportato dal canale Rtl.

Dicevamo che il “terremoto” fa tremare tutto un mondo e potrebbe allargarsi. Secondo i magistrati belgi c’erano molti altri europarlamentari a libro paga. E non solo eurodeputati, ma anche funzionari e collaboratori dei parlamentari. Tra questi – fonte Corriere della Sera – potrebbe esserci anche il pievese Carlo Bittarelli, da circa 15 anni a Bruxelles, come “collaboratore” e prima ancora membro della segreteria dei Democratici di Sinistra al Parlamento Europeo.

Bittarelli è uno storico collaboratore di Panzeri. Ha lavorato con lui fino al 2014, preparandogli dossier di politica estera. Oggi risulta nel team dell’eurogruppo Socialisti e democratici, in quota italiana, come political advisor, con responsabilità nella sottocommissione dei diritti umani (Droi). Sottocommissione che il Corriere definisce come il possibile «centro di gravità dell’intera inchiesta, il luogo dove convergono interessi e spinte per aiutare eventuali amici catarioti». Sempre secondo il Corriere della Sera «sembra che anche il suo ufficio (di Bittarelli, ndr) abbia ricevuto le attenzioni degli investigatori belgi». E’ stata la sottocommissione ai diritti umani a dare il via libera al libero ingresso dei cittadini del Qatar in Europa.

L’accusa ipotizzata dalla Procura di Bruxelles è dunque quella di avere messo in piedi una lunga attività di lobbying finalizzata a ripulire, e rendere digeribile l’immagine di un Paese, in questo caso il Qatar, che ospita i mondiali, in modo da favorire decisioni, atti, in seno al Parlamento europeo, a vantaggio di questa nazione, in cambio di denaro. Questa attività sarebbe stata compiuta dai politici arrestati, ora però gli inquirenti vogliono capire quale ruolo possano avere esercitato, le seconde file di collaboratori, lobbisti, diplomatici.

Carlo Bittarelli in ogni caso non risulta indagato. E attraverso il suo avvocato Antoine De Le Court, francese, si dichiara estraneo ai fatti e associato ingiustamente ai protagonisti del Qatargate. L’avvocato afferma che “il signor Bittarelli non è accusato né sospettato di nulla nell’ambito di questa indagine giudiziaria”. Evidenzia quindi che è “un funzionario europeo. È stato assistente parlamentare dell’on. Panzieri fino al 2014. Dal 2014, cioè già da 8 anni ogni collaborazione è stata interrotta con questa persona”. Nel merito aggiunge che “La Sottocommissione per i Diritti Umani (Droi) del Parlamento Europeo per la quale l’on. Bittarelli lavora dal 2019 non è al centro di questa vicenda e soprattutto questa sottocommissione non si è occupata di alcun dossier relativo alla liberalizzazione. assegnazione dei visti in Qatar “Ingresso di cittadini del Qatar in Europa” o altri file relativi al Qatar. Il fascicolo relativo alla liberalizzazione per l’attribuzione dei visti al Qatar è di competenza di un’altra Commissione Parlamentare, ovvero LIBE (= Libertà civili, giustizia e affari interni), Commissione nella quale Carlo Bittarelli non ha mai lavorato“. L’avvocato ritiene che Bittarelli sia «associato a lavori e decisioni che non sono legati al suo lavoro di consigliere politico e non sono nemmeno di sua competenza. Ricordiamo che la sua funzione non gli conferisce alcun potere decisionale. D’altra parte, come consigliere del sottocomitato DROI, ha una funzione completamente diversa rispetto a quella della persona citata nell’articolo, Eldar Mamedov, che è suo consigliere politico per i paesi del Golfo. Il nome del mio cliente è stato ingiustamente associato a questo caso, che condanna e dal quale prende tutte le distanze necessarie. Si riserva altresì di costituirsi parte civile per il danno arrecato alla sua reputazione…“. L’avvocato conclude affermando che “Bittarelli ha di nuovo libero accesso al suo ufficio al Parlamento europeo a Bruxelles. È pienamente sostenuto dal suo datore di lavoro, il Parlamento europeo, che ha già attivato l’articolo 24 dello statuto dei funzionari dell’Unione europea. Questa precisazione, prima che i media in cerca di sensazionalismo non sporchino ancora di più il signor Bittarelli, che ancora una volta, è del tutto estraneo a questa vicenda”. 

Una cosa singolare in questa storia però c’è. E’ che a Città della Pieve, nessun esponente del Pd e della sinistra politica locale fino a ieri conosceva Carlo Bittarelli. Così ci è stato risposto a precisa domanda. Eppure ha fatto parte della segretaria dei Ds a Bruxelles e poi dello “staff” di Panzeri, che era deputato Pd e dal 2017 di Art.1 /Leu… La sinistra pievese aveva un proprio referente tra i funzionari di Bruxelles e non lo sapeva? 

In una sola occasione il nome di Carlo Bittarelli è rimbalzato all’attenzione dei pievesi: era il 17 giugno 2019, quando una delegazione dell’Unione Europa si fermò proprio a Città della Pieve “prima di riprendere il viaggio verso il Parlamento Europeo”. Così scrisse il sindaco Fausto Risini, appena eletto, sulla sua pagina facebook, ringraziando proprio Carlo Bittarelli, definito “referente per i rapporti con il sud America” che aveva accompagnato la delegazione. Per il resto un fantasma. Certo meno evocativo di quello che secondo Marx ed Engels si aggirava per l’Europa nel 1848…

Probabilmente Bittarelli è stato tirato in ballo per la sua collaborazione pregressa con Panzeri e solo per quella, è probabile che non abbia commesso alcun tipo di reato e che sia effettivamente estraneo ai fatti, ma la sua vicenda la dice lunga sulla deriva che ha preso la politica da una ventina d’anni a questa parte. C’è un funzionario del Parlamento Europeo che fa parte addirittura della segretaria di un gruppo politico forte (i Ds), che poi resta nell’alveo di chi ne prende il posto (il Pd e successive ramificazioni: Leu) e nella sua città nessuno sa niente? Neanche i dirigenti di quei partiti? Annamo bbene, direbbe la sora Lella…

La domanda principale però non è questa. E’ un’altra: con quali basi e quale curriculum si entra non tanto a fare il funzionario, ma nella segreteria di un gruppo parlamentare di sinistra al Parlamento Europeo di Bruxelles?

m.l.

 

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