CHIUSI, L’ECCIDIO E LA NOTTE DEI FUOCHI DEL 19 MAGGIO 1921

sabato 22nd, maggio 2021 / 17:17
CHIUSI, L’ECCIDIO E LA NOTTE DEI FUOCHI DEL 19 MAGGIO 1921
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CHIUSI – Ieri, sulla pagina facebook “Sei di Chiusi se…” Roberto Neri ricordava un eccidio fascista avvenuto a Chiusi il 19 maggio 1921 e un personaggio rilevante della storia politica chiusina: Oreste Venturini, detto “il Rossino” che nel ’21 era sindaco della città. Socialista. Un fatto di un secolo fa esatto merita di essere ricordato.

Il post di Neri mi ha fatto tornare in mente che Venturini è citato nel mio libro “Voce del verbo tradire”, nell’episodio dedicato alla fine tragica di Ascanio Dei, avvocato e “contabile” di una piccola banca privata chiusina, morto suicida dopo il fallimento della banca stessa, nel 1890. Una morte che fu la scintilla che portò alla nascita della prima sezione locale del Partito Socialista di cui Venturini fu uno dei promotori. Nel 1896, molto prima di diventare sindaco, fu spedito al confino all’isola di Ponza come “sovversivo”. Un fatto che già dava un’idea del personaggio.

Ma il ricordo evocato dal post di Neri va anche ad un libello precedente che ho curato nel 2009 e che si intitola “Nove Mesi”, una raccolta di testimonianze sui nove mesi, appunto, dall’8 settembre 1943 alla fine di giugno del ’44, ovvero sul periodo della guerra di liberazione a Chiusi, Città della Pieve e Castiglione del Lago. In quel libricino di 70 pagine c’è la testimonianza di Giuseppe Giulietti, ferroviere chiusino che ricorda quel terribile 18 maggio 1921 e anche un secondo 18 maggio complicato: quello del 1944, con il bombardamento di un treno… La testimonianza di Giuseppe Giulietti riportata in “Nove mesi” è stratta da un suo libro di memorie, uscito nel 1990.

Scrive Giulietti: “Quel giorno morì il figlio maggio del sindaco di Chiusi, che era il compagno Oreste Venturini; si chiamava Amilcare. Il giorno 19 dovevano avere luogo i funerali in forma civile del nostro compagno Amilcare e si voleva nel medesimo tempo che questi funerali si trasformassero in una grande manifestazione antifascista. Moltissimi contadini e cittadini si diressero alla volta della casa dei Venturini. Parecchi avevano bandiere rosse in mano. Un fascista locale, mi pare si chiamasse Cacioli Vittorio, cominciò a inveire contro la folla urlando “Maledetti rossi!” Qualcuno reagì colpendo il fascista con il manico della bandiera… In quel momento passava per l’incrocio del Leon d’Oro un camion carico di squadristi. Erano quelli della “Disperata” di Perugia, una squadraccia dove militava la peggior feccia della Toscana e del’Umbria. Dopo il primo camion ne arrivarono altri due. Ovviamente quei camion non erano lì per caso, Non si può descrivere quello che successe da quel momento al mattino dopo, I fascisti all’altezza della curva dell’Esse, sotto al Rione Carducci, spararono su una piccola folla di contadini che pacificamente stavano andando a piedi al funerale del figlio del sindaco. Sotto i colpi fascisti rimasero uccisi tre compagni: Averino Benicchi, Giovanni Trabalzini e Ferdinand Meconcelli. Alri due, Serafino Laurini e Enrico Nofroni rimasero feriti. I fascisti avevano lasciat a terra morti e feriti sena curarsi di loro, si diedero ad ogni sorta di vandalismo; per tutta la note non fecero altro che malmenare chi non era stato svelto a nascondersi; incendiarono quasi tutte le aie dei contadini dei dintorni di Chiusi, da Montevenere a Montallese, a Macciano, fino a Porto e Vaiano in Umbria. Sembrava la note dell’Ascensione. Con fuochi accesi dappertutto. Solo che quei fiochi erano case che bruciavano. I fascisti presero di mira anche tutte le case di campagna e del paese, salvo quelle dei loro simpatizzanti, Vennero anche  a casa mia. Il primo ad uscire fu mio padre, ma non fece in tempo ad uscire fuori, che fu atterrato da una botta in piena fronte datagli da un fascista con la canna del fucile dalla parte del mirino che gli provocò una lunga ferita, facendolo cadere a terra. Anche mio fratello fu colpito allo stomaco- Mia madre si sentì male e a me, per intimidirmi, mi spararono un colpo di pistola, che però mi sfiorò soltanto. Il proiettile si conficcò nel portone di casa e lì è rimasto per una trentina d’anni… Ci lasciarono lì, mezzi tramortiti. Per curarci decidemmo di andare alle Piazze da un dottore nostro amico. Al’alba si chiuse casa e si partì. A piedi fino alla stazione, Poi prendemmo il treno per Ponticelli e da lì a piedi di nuovo fino alla Piazze”.

Un ricordo lucido di quel giorno di violenza e di quella “notte dei fuochi” scatenata dalla “Disperata” di Perugia nei dintorni di Chiusi. Chiaro che quella spedizione punitiva e quell’eccidio a Rione Carducci (c’è una lapide che ricorda i tre morti) doveva essere anche un “avvertimento” ai socialisti e comunisti chiusini, al sindaco Venturini, già provato dalla morte prematura del figlio… Il fascismo era ancora ai primordi, alla fase “movimentista”, la Marcia su Roma ci sarà più di un anno dopo….

Il ferroviere Giuseppe Giulietti nel suo ricordo, riportato in “Nove mesi”, è molto preciso anche sul bombardamento del treno il 18 maggio 1944: “Ci avvertirono che aerei americani avevano colpito la stazione di Terontola. Non potevamo più proseguire verso Arezzo. Eravamo vicini alla stazione di Panicale, il Capostazione di Castiglione del Lago ci disse che dovevamo portare il treno indietro, verso Chiusi e ricoverarlo su un binario morto. Questi erano gli ordini dei tedeschi. Cominciamo la manovra.. ma quando vedemmo una cicogna alleata sorvolare a bassa quota la zona, ci buttammo nei campi… il treno fu portato a destinazione dal solo macchinista (un eroe suo malgrado, che comunque fece in tempo a mettersi in salvo. Dopo pochi minuti due bombardieri, arrivati dalla parte di Terontola, scatenarono l’inferno. Il treno fu colpito in pieno e la benzina fuoriuscita dalle cisterne prese fuoco, le cisterne cominciarono a scoppiare una dopo l’altra… il finimondo. Tornammo a Chiusi a piedi”…

Insomma a Chiusi il 18 e 19 maggio maggio sono due giorni che sarebbe bene cancellare dal calendario. O meglio, da segnare come giornate da tenere sempre a mente. Perché certe cose non vanno dimenticate. E’ bene ricordare che c’è stato un tempo in cui fare il sindaco, anche a Chiusi, era pericoloso…

m.l.

 

 

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