PROGETTO ACEA: SI APRE LA FASE DI PARTECIPAZIONE, MA LA DEVE FARE LA REGIONE NON IL COMUNE. IL COMITATO PERDE UN ARGOMENTO…

giovedì 04th, luglio 2019 / 14:55
PROGETTO ACEA: SI APRE LA FASE DI PARTECIPAZIONE, MA LA DEVE FARE LA REGIONE NON IL COMUNE. IL COMITATO PERDE UN ARGOMENTO…
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CHIUSI – La telenovela relativa al Progetto Acea per l’area dell’ex Centro Carni di Chiusi si arricchisce di un altro capitolo. La tanto attesa e richiesta “fase partecipativa” sotto forma di “inchiesta pubblica” si farà. E giustamente il Comitato ARIA e altri soggetti che sono contro tale progetto cantano vittoria. Ma la vittoria non è nemmeno una vittoria mutilata, è quasi una sconfitta. Sì perché “l’inchiesta pubblica, infatti, è un procedimento che impegna la Giunta regionale, quale organo competente sul procedimento in questione e non il Comune di Chiusi, affinché i cittadini possano partecipare, acquisire consapevolezza ed essere protagonisti dell’analisi e della sostenibilità ambientale dei progetti in esame. Lo strumento di maggiore garanzia, previsto dalla normativa regionale, per assicurare trasparenza e condivisione dei processi. La Regione Toscana, da sempre è impegnata nel perseguire gli obiettivi dell’economia circolare producendo processi di sostenibilità ambientale importanti ed anche a Chiusi lavorerà unicamente in questo senso”. Lo hanno affermato due giorni fa il capogruppo Pd in Consiglio regionale Ricardo Marras e Stefano Scaramelli, consigliere-presidente della Commissione Sanità, dopo che è stata approvata all’unanimità una mozione dei 5 Stelle. Un obiettivo, quello di aprire un confronto pubblico sull’argomento, è stato raggiunto, ma chi ha finora ha accusato l’Amministrazione comunale chiusina di sordità e arroganza verso le istanze della popolazione e di sottrarsi ad un obbligo di legge, si ritrova con un argomento in meno. O quantomeno con un argomento spuntato. L’Amministrazione chiusina infatti ha sempre sostenuto che la fase partecipativa doveva aprirla la Regione e non fosse compito del comune. La Regione ha dato ragione a Bettollini. Evidentemente l’obbligo non era il suo…

“Il Comune di Chiusi, finora, si è comportato in modo corretto e come sempre siamo al fianco delle amministrazioni locali per gestire al meglio situazioni importanti, come in questo caso, spiegano Leonardo Marras Stefano Scaramelli, sottolinenado che “il gruppo del Partito Democratico, di norma, è sempre a favore dell’inchiesta pubblica quando si tratta di impianti industriali come quello che vorrebbe realizzare Acea a Chiusi. Il voto del gruppo Pd è stato determinante anche in questo caso per aprire l’inchiesta pubblica senza indugi al fine di coinvolgere i cittadini tutti a disporre della più ampia informazione possibile ed essere compartecipi del processo decisionale”.

Bettollini dasl canto suo ha colto subito la palla al balzo, rilanciando: “Ringrazio i consiglieri regionali per l’appoggio, questa partita per la nostra città è molto importante e vogliamo continuare a gestirla al meglio . Per questo chiederemo che il Comune partecipi al procedimento con un proprio tecnico a rappresentare le chiare istanze che abbiamo sempre manifestato. Vogliamo l’assoluta certezza che l’attività industriale proposta sia compatibile dal punto di vista ambientale e che non generi alcun inquinamento o rischi per la nostra città: un solo dubbio che dovesse emergere dal lavoro dell’inchiesta e la mia amministrazione boccerà ogni iniziativa. Parimenti chiediamo che allo stesso tavolo regionale d’inchiesta pubblica possa prendere parte anche un tecnico in rappresentanza di quei gruppi di cittadini che da tempo manifestano perplessità sulla realizzazione dell’impianto”.

Il  sindaco dunque mostra di non tenere il confronto pubblico, anzi sembra sicuro di vincere, tanto che è lui stesso a chiedere che il Comitato venga coinvolto.

I sostenitori del NO all’impianto Acea, finora molto critici anche sui metodi seguiti da Bettollini & C. adesso dovranno aggiornare la propria posizione e basare l’opposizione al progetto su cose più sostanziai, rispetto alle accuse di arroganza verso l’atteggiamento dell’Amministrazione, che secondo quanto affermano in Regione, non ha derogato ad alcun obbligo.

Ben venga comunque la fase dell’Inchiesta Pubblica, con il confronto anche su basi tecniche e scientifiche tra chi è pro e chi è contro.  Se uno degli argomenti dirimenti era la presunta “sordità” dell’amministrazione locale verso i dubbi e le perplessità della popolazione, questo argomento non esiste più.

Poi che il gruppo Pd in regione abbia votato la mozione 5 Stelle per motivi elettorali in vista delle regionali del 2020 (e cioè per non dare l’impressione di essere sempre contro mano rispetto alla gente), come qualcuno ha scritto sui social, non si può escludere. Ma non è detto. Di sicuro non sono stati Bettollini e Micheletti a forzare la posizione del gruppo Pd in Consiglio Regionale. Sarebbero troppo potenti e ancora non lo sono…

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