CRISI IN VENEZUELA: I 16 PASSI DI UNA RIVOLUZIONE DI CUI SI PARLA TROPPO POCO

domenica 02nd, marzo 2014 / 17:10
CRISI IN VENEZUELA: I 16 PASSI DI UNA RIVOLUZIONE DI CUI SI PARLA TROPPO POCO
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Dall’inizio delle proteste in Venezuela è scattato il black-out dei media locali, già sotto stretto controllo del governo venezuelano. Attraverso le notizie riportate dalla stampa europea, ma soprattutto dalle comunicazioni e le immagini via twitter, facebook, whattsapp e email che ci arrivano dal Venezuela, abbiamo ricostruito le ragioni, i sentimenti e la storia di un Febbraio Venezuelano di cui si parla troppo poco. 16 passi per capire Come si è arrivati a questo punto

1. All’alba del 2013, Hugo Chávez, presidente del Venezuela dal 1999, gravato dalla malattia che lo porterà alla morte, cede il potere al suo vicepresidente, Nicolás Maduro.

2. Il 5 marzo dello stesso anno, il governo annuncia il decesso di Hugo Chávez.

3. Negli anni di presidenza, l’anti-imperialista Chávez , si concentra sulle fasce meno abbienti con l’implementazione della riforma socialista, detta anche Missione Bolivariana: assistenza medica gratis,sussidi per cibo e alloggi, alfabetizzazione di circa un milione di adulti.

4. Ma tra il 1999 e il 2012 accade anche altro. I dati (2012) del World Factbook
riportano che:
• più di tre milioni di Venezuelani di classe media e alta emigrano all’estero
• tra il 2002 e il 2003, in seguito al licenziamento di oltre 20mila dipendenti della compagnia petrolifera dello Stato, migliaia di ingegneri petroliferi emigrano in Canada, Colombia e Stati Uniti.
• molti Venezuelani di origine europea si trasferiscono nelle terre dei loro ascendenti
La grande emigrazione viene attribuita ad un sistema di politica repressiva, all’assenza di opportunità di sviluppo economico , all’inflazione galoppante, alla corruzione e all’alto grado di violenza.

• Nel 2013,l’Osservatorio di Violenza del Venezuela registra il tasso di omicidi più alto di tutta l’America Latina: 24.763 omicidi. Il 90% impunito.
Mentre scrivo, il sito dell’Osservatorio risulta non disponibile.
• il governo ha il controllo assoluto sul cambio di valuta, import, export e prezzi.
• secondo le statistiche di Transparency International,quello venezuelano è uno dei 15 governi più corrotti al mondo.
• il tasso di inflazione è al 50% circa

5. Aprile 2013. Elezioni presidenziali. Nicolás Maduro viene eletto con il 50,66% dei voti. La spaccatura tra chavisti e opposizione si accentua. Henrique Capriles, leader dell’opposizione, non riconosce la legittimità delle elezioni, chiede il riconteggio dei voti. Durante una seduta in Parlamento, il presidente dell’Assemblea Diosdato Cabello dichiara: “In questa Assemblea Nazionale, da me presieduta, non avrà diritto di parola nessun deputato che non riconosca la presidenza di Nicolás Maduro”

6. Cominciano i disordini nelle strade. Seguono incarcerazioni dei leader dell’opposizione, la chiusura di canali televisivi locali. Il governo controlla la stampa locale. L’11 febbraio, la Polizia Nazionale Venezuelana impedisce la manifestazione dei lavoratori della stampa. (Foto @ArturoProsperi)
11 febbraio la pnb impedisce la marcia degli addetti ai lavori della stampa

7. A novembre, Maduro ottiene dal Parlamento il conferimento dei poteri straordinari per decreto (durata 12 mesi), ovvero la facoltà di creare leggi senza l’approvazione del parlamento stesso.

8. La prima mossa è la guerra all’inflazione,che ha superato il 50%, e ai prezzi troppo alti. Di fatto, iniziano le occupazioni militari dei grandi magazzini in tutta la nazione e la svendita dei prodotti di ogni tipo. Dal Parlamento, Maduro urlerà: “che non resti niente nei magazzini!”

9. E infatti resta poco o nulla. Migliaia di Venezuelani sono costretti a file interminabili per comprare il comprabile. Alla manovra “costi, guadagni e prezzi giusti”, Maduro affianca le disposizioni di un tetto massimo dei guadagni dei commercianti al 30%. L’ irreperibilità dei beni, anche di prima necessità aumenta. Il 2013 si chiude con un tasso di inflazione del 56,2%, 35,6% in più rispetto al 2012.

10. Febbraio 2014: inizia il Febbraio Venezuelano con proteste pacifiche di studenti, alle quali si uniscono cittadini, prevelentemente della classe media.Le forze dell’ordine reprimono le manifestazioni con pallottole e aggressioni. La Guardia Nazionale Venezuelana è armata, per le strade appaiono i carri armati.

11. Nei giorni a seguire, secondo le informazioni inviateci dal Venezuela, si registrano 15 morti (saliti a 17 nelle ultime ore),389 feriti, 700 detenuti.

12. 18 febbraio. Leopoldo López, leader della protesta e dell’opposizione al governo di Chávez nel 2006, si consegna alle forze dell’ordine. López è ricercato dal 12 febbraio, accusato di omicidio, vandalismo e complotto “fascista” contro il governo.
Il 21 febbraio, attraverso i Social network, i Venezuelani denunciano la repressione da parte della polizia, gli arresti arbitrari dei leader dell’opposizione, le torture, i giovani caduti. (Foto @ArturoProsperi)
21 febbraio gli studenti denunciano le torture del GNB
i morti del Vnezuela

13. 26 febbraio. Sempre attraverso i Social network, gli ucraini manifestano la loro solidarietà. (Foto Maduradas)
ucraina e venezuela
Migliaia di donne sfilano a Caracas e a Montalbán (Foto @ArturoProsperi, Corteo Montalbán)
26 febbraio marcia delle donne a Montalban

14. 27 febbraio. Con 463 voti a favore, 43 contrari, 37 astenuti, il Parlamento Europeo approva la risoluzione sulla Situazione del Venezuela. Formalmente: “chiede alle autorità venezuelane di procedere a un disarmo immediato e sciogliere i gruppi armati filogovernativi incontrollati nonché di porre fine alla loro impunità; chiede di far luce sui decessi verificatisi in modo che i colpevoli siano chiamati a rispondere delle loro azioni” (Punto 6)
Dall’inizio del Febbraio Venezuelano, è il segnale più forte di attenzione alla crisi del Venezuela.

15. 28 febbraio. Viene arrestata Francesca Commissari, fotografa italiana, residente in Venezuela. Lo comunica lei stessa con un twit, attraverso il profilo di un’amica: “Sono Francesca la Guardia mi ha arrestato. Mi hanno tolto tutto. Mi portano a Fuerte Tiuna (complesso militare,n.d.a.) Chiama Dalila”

La notizia viene confermata da Marcos Ruiz, del Sindacato Nazionale dei lavoratori della Stampa. Sequestrata la macchina fotografica. Francesca stava scattando immagini degli incidenti di Caracas per “El Nacional”, giornale con cui collabora. Di oggi la notizia che la fotografa è stata rilasciata.

16. 1 marzo: in marcia verso Ramo Verde, dove c’è il carcere in cui è detenuto Leopoldo López. #ElQueseCansaPierde, Chi Si Stanca, Perde.(Foto @ArturoProsperi)
1marzo marcia a Ramo Verd per la scarcerazione di Lopez

Elda Cannarsa

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