ACEA E CENTRALE GEOTERMICA, CHIUSI E LA VALDORCIA UNITE NELLA LOTTA. QUANDO LA GENTE DICE NO… INTANTO PERO’ IN SARDEGNA…

lunedì 18th, novembre 2019 / 12:07
ACEA E CENTRALE GEOTERMICA, CHIUSI E LA VALDORCIA UNITE NELLA LOTTA. QUANDO LA GENTE DICE NO…  INTANTO PERO’ IN SARDEGNA…
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Chiusi e la Valdorcia unite nella lotta. Il tema specifico è diverso, ma le modalità e il clima sono più o meno gli stessi. A Chiusi è in atto una campagna fortissima contro il progetto di un impianto per il trattamento dei fanghi di depurazione, proposto da Acea pr l’area dell’ex Centro Carni,  in Valdorcia sale la protesta contro una centrale geotermica a media entalpia proposta dalla società Sorgenia, in Val di Paglia, nel Comune di Abbadia San Salvatore.

A Chiusi spuntano come funghi lenzuoli con la scritta “No Carbonizzatore” e molti cittadini stanno scrivendo la stessa cosa sulla foto del proprio profilo social, i membri del Comitato Aria postano a raffica prese di posizione e affermazioni sul tema. E’ un martellamento continuo, incessante, un fuoco di sbarramento con aiuto della contraerea di pasdaran più accesi e dei cecchini pronti a entrare in azione e a sparare su chiunque tenti, anche sommessamente non di dire Sì al progetto Acea,che nessuno lo dice, ma anche solo di fare dei ragionamenti in proposito… Il clima è infuocato e sta contagiando anche i paesi limitrofi. Questa sera, lunedì 18 novembre, a Cetona si terrà un’assemblea pubblica, anche in questo caso per dire “NO Carbonizzatore” e per “Difendere il territorio”.

In Valdorcia, giovedì scorso 14 novembre, si sono riuniti alcune amministrazioni locali e molte associazioni ambientaliste e culturali. C’erano i sindaci di Radicofani, di San Quirico, di Castiglion d’Orcia, il vice sindaco di Pienza e c’erano le associazioni Opera Val d’Orcia, Italia Nostra, Pyramid, Legambiente, il Club Unesco, il gruppo di Monticchiello. 

Anche in Valdorcia e sulle pendici dell’Amiata si teme che la centrale proposta da Sorgenia possa alterare l’equilibrio ambientale già molto delicato della zona.

L’area che occuperebbe la centrale – scrive Nicoletta Innocenti, che in queste battaglie è sempre in prima fila – sarebbe pari a 11 campi da calcio e si posizionerebbe a 400 mt dall’ingresso del Parco Artistico Naturale della Val d’Orcia Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, sulla via Cassia (oggi maggiore asse di spostamento turistico nord sud in Italia), a fianco del fiume Paglia e a pochi km dai bacini idrotermali di Bagni San Filippo, Bagno Vignoni e San Casciano dei Bagni”.

Rispetto al sito scelto e già acquistato da Acea Ambiente a Chiusi, che è un’area di 12 ettari con edifici dismessi da demolire e un depuratore in funzione, in zona industriale, il sito di Voltole, così si chiama la località individuata da Sorgenia, è diverso. Segnato sì dalla presenza di impianti geotermici, ma anche di pregio ambientale e storico.

La località di Voltole, dove dovrebbe essere ubicato l’insediamento geotermico industriale – scrive ancora Nicoletta Innocenti –  è uno dei luoghi di maggiore interesse storico archeologico dell’area della via Francigena nel sud del senese. Infatti l’attuale Voltole (toponimo già fortemente indicativo della presenza della strada), come attesta la cospiqua letteratura in proposito, è l’importante stazio alto medievale denominato “Sce Petri in Paill” citata dall’Arcivescovo di Canterbury Sigetico nel 994 nel suo viaggio di ritorno da Roma. Il sito negli anni, anche se non indagato in modo sistematico, ha permesso il rinvenimento oltreché di permanenze alto medievali, anche di manufatti che lo identificano come un sicuro insediamento romano”.

L’incontro di San Quirico ha ribadito da parte di tutti i soggetti presenti, istituzionali e non, non solo un nuovo metodo di lavoro coerente e condiviso tra attori del territorio, ma anche e soprattutto “la necessità di opporsi a forme di alterazione sostanziale degli obiettivi e degli elementi valoriali che vedono oggi la Val d’Orcia quale esempio in Italia di tutela del territorio, cura del paesaggio, sostegno ad eccellenze agro alimentari e all’agricoltura sostenibile e di qualità”.

La consapevolezza da parte di amministratori e cittadini dei tempi stretti è chiara, la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) infatti prevede solo 60 giorni per le controdeduzioni e rilievi che i territori coinvolti possono presentare agli entri preposti ad esprimere il proprio parere di competenza.  Insomma le associazioni e le amministrazioni della Val d’Orcia vogliono “dimostrare in modo inequivocabile l’incongruenza di un tale insediamento di geotermia speculativa che, per quanto ricadente ai limiti del territorio comunale di Abbadia San Salvatore, andrebbe a compromettere irrimediabilmente l’idea di sviluppo sostenibile della Val d’Orcia e del sud del senese”. Che è esattamente la medesima posizione assunta da comitati e amministrazioni di paesi limitrofi a Chiusi, riguardo al progetto Acea.

Ed è anche la posizione assunta da comitati e qualche amministrazione nei confronti del potenziamento-ampliamento della Vetreria Cooperativa Piegarese, la quale visto il can can mediatico e popolare e le titubanze degli enti preposti a rilasciare pareri e autorizzazioni ha deciso che l’ampliamento lo farà ma in Friuli e non in Umbria.

A Chiusi e ad Abbadia San Salvatore nulla è ancora deciso. Per la centrale geotemica è in corso la VIA, per l’impianto Acea la procedura di VIA è momentaneamente sospesa, in attesa degli esiti dell’inchiesta pubblica promossa dalla Regione Toscana, che è cominciata il 12 novembre e proseguirà con due nuove sedute il 23 e il 30 novembre e si concluderà, con una seduta finale, a metà gennaio.

Ma in entrambi i casi (come del resto anche a Piegaro) dopo una prima fase in cui ci si chiedeva se l’impianto avesse avuto caratteristiche o ricadute di rischio, adesso la valutazione sulle eventuali emissioni e sulla tipologia delle stesse, è passata in secondo piano, l’opinione pubblica dominante è per il NO a prescindere, senza tanti distinguo.  I discorsi fatti per anni e nelle campagne elettorali, sulla green economy, sull’economia circolare, sul riuso dei rifiuti, dei fanghi, delle acque ecc., sulle politiche di area, sulla solidarietà tra paesi, città e regioni, possono attendere.

I progetti proposti qua e là non sono tutti uguali, non sono uguali i siti su cui dovrebbero essere realizzati, né sono identiche le finalità. Non sono uguali nemmeno i soggetti proponenti: la Vetreria Cooperativa Piegarese è un’azienda privata, una grande cooperativa che è diventata un colosso Europe del settore, ma è nata e cresciuta nel territorio; Acea è una multiutility nata per gestire alcuni servizi pubblici come il ciclo delle acque, è partecipata e controllata dal Comune di Roma, ma opera anche in altre regioni, non solo a Roma e nel Lazio. E’ un altro colosso nazionale, un’azienda privatistica, ma a forte connotazione pubblica; Sorgenia è  uno dei maggiori operatori italiani nella commercializzazione di elettricità e gas naturale, è di proprietà per il 99,9% di Nuova Sorgenia Holding SpA e per lo 0,026 di Monte dei Paschi di Siena.  Nuova Sorgenia Holding è partecipata dai principali istituti di credito italiani. Si tratta quindi, di fatto, di una emanazione delle grandi banche. In Valdorcia, precisamente a Gallina, ha già una centrale a biomasse, mai entrata in funzione. 

Soggetti diversi dunque, ma identica è la risposta. E anche la politica quasi ovunque si accoda. Perché il popolo che ha paura e protesta vota. Spesso l’accodamento è trasversale e vede insieme e a braccetto la destra e a sinistra, i laici e i cattolici, i partiti più o meno storici e i movimenti di più recente conio… Così i comitati si ritrovano a fianco personaggi come Stefano Scaramelli, fresco di adesione a Italia Viva, sindaci Pd, la Lega e il Pc, liste civiche e pure i 5 Stelle che dell’economia circolare e green economy sono da sempre fautori e assertori convinti. Beppe Grillo in testa.

Ma guardar bene, nelle cronache nazionali si trovano anche notizie come questa, rilanciata sui social del deputato 5S Stefano Buffagni:  “In Sardegna stiamo scrivendo il futuro! Prendiamo una miniera di carbone esaurita, la miniera del CarboSulcis, una delle zone più povere d’Italia, un luogo ormai morto, e gli ridiamo vita, trasformandolo in un business all’avanguardia: è il progetto ARIA. Una “torre” altamente tecnologica di 350 metri (più alta della Tour Eiffel!) verrà inserita sotto terra, nel pozzo della miniera, con il compito di “separare” l’aria, tramite distillazione criogenica. A cosa serve? E’ presto detto: La distillazione dell’aria permette di produrre su larga scala isotopi stabili che sono difficili da trovare e hanno grande mercato, soprattutto in campo medico. Una vera e propria rigenerazione economica di questo sito esausto! Uno di questi isotopi in particolare, l’Argon-40, verrà usato per il più grande esperimento mai tentato nella ricerca della materia oscura, il progetto DarkSide dei nostri laboratori del Gran Sasso. La materia oscura non è mai stata osservata, ma sappiamo che costituisce il 90% della massa dell’Universo. Riuscire ad individuarla potrebbe rivoluzionare le nostre conoscenze sul mondo! E mentre nelle profondità della terra gli scienziati cercheranno molecole rare, in superficie avremo un grande parco fotovoltaico per produrre energia pulita. Proprio dove una volta si estraeva il carbone, simbolo di un’economia fossile. ARIA produrrà anche grandi quantità di alga spirulina, il “superfood” che servirà a nutrire i nostri astronauti sulle stazioni orbitanti e nelle prossime missioni sulla Luna e su Marte! Al progetto ARIA collaborano l’Università di Cagliari, l’Università di Princeton, il CERN di Ginevra e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso. La Sardegna diventa quindi un polo avanguardistico che attrae scienziati da tutto il mondo! un progetto Made in Italy ad ampio spettro e unico al mondo, che prende le vecchie miniere e le porta nel futuro, creando opportunità economiche, lavoro, energia pulita e avanzamento scientifico. Dal carbone alle stelle!

Buffagni fa sapere che il governo italiano sarà accanto agli enti coinvolti, alla CarboSulcis, ed alla Regione – che nel progetto ha creduto sin da subito – per supportare questo sviluppo”.

Sembra strano però che a nessuno faccia paura quella torre più alta della Tour Eiffel piazzata sotto terra per cercare gli isotopi…

m.l.

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