TROPPO CALDO, SERVE PIU’ VERDE. MA ALLORA PERCHE’ SI TAGLIANO COSI’ TANTI ALBERI?
Nelle città grandi e medie i Comuni cominciano a rimuovere l’asfalto creando aiole e aree verdi dove c’erano spartitraffico, posteggi ecc. per dare aria, ossigeno e abbassare le temperature. Altri realizzano piste ciclabili e pedonali spostando anche le auto che contribuiscono al surriscaldamento globale. Ma – fateci caso – quasi ovunque si assiste parimenti ad un taglio massivo e alla decimazione di alberi e piante. Lo fanno i comuni, ma anche i privati. Basta guardarsi intorno, anche nei nostri paesi e cittadine per vedere decine e centinaia di alberi “capitozzati” stile Cristo morto, o addirittura abbattuti, tagliati alla base del tronco lungo le strade e i viali urbani, nei giardini pubblici e privati, nelle scarpate che costeggiano le strade statali, regionali e provinciali. Che poi puntualmente, al primo acquazzone, smottano e franano sulle carreggiate.
Si sa che i boschi, le foreste, le grandi faggete vanno curati e il taglio ciclico e selettivo delle piante fa parte della cura; si sa che il legname serve ed è uno dei cardini della bio-edilizia per esempio. Ma io non ricordo, a memoria, di aver mai visto prima (ho 70 anni) un taglio di alberi così massiccio in questo territorio “di mezzo”, tra Umbria e Toscana. Ripeto: fateci caso e provate a contare le cataste immense di tronchi che si vedono al limite dei boschi sulle strade della Valdichiana, della celebratissima Val d’Orcia, dove l’ombra è sempre stata poca, del Trasimeno, della Valnestore e perfino sulle pendici del Monte Cetona e del Monte Amiata.
Fateci caso, salendo da Piazze a San Casciano Bagni, da Sarteano verso Radicofani o da Chianciano a La Foce e poi da La Foce a Bagni di San Filippo, Abbadia San San Salvatore, i rifugi e la vetta dell’Amiata: faggete secolari decimate, migliaia di alberi d’alto fusto abbattuti e accatastati. Stessa cosa sul versante grossetano (Castel del Piano, Arcidosso, Santa Fiora) e anche salendo da Fabro verso il Monte Rufeno. Oppure tra Chiusi Scalo a Città della Pieve.
Ma lo sfoltimento del verde e della vegetazione è generalizzato e avviene anche in pianura. Addirittura lungo le strade di campagna, lungo gli argini di torrenti e canali, intorno ai laghi, dentro le aree industriali e produttive e pure nelle aree agricole di pregio come la zona del Vino Nobile intorno a Montepulciano.
Ogni tanto qualcuno sui social lancia un grido d’allarme. Comitati ecologisti, singoli cittadini esterrefatti e preoccupati. Più si dice di salvaguardare e aumentare il verde per far fronte al riscaldamento globale, più gli alberi vengono tagliati.
Nel frattempo si assiste ad un altro fenomeno, che in sé sarebbe pure positivo: quello dei parchi fotovoltaici, eolici o agrivoltaici per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (sole e vento); solo che ciò avviene su ettari ed ettari, decine e centinaia di ettari, di terreni agricoli che vengono ricoperti di “specchi” e strutture metalliche che sarebbe meglio piazzare sui tetti dei capannoni, sui posteggi e nelle aree industriali dismesse…
Tutto ciò (abbattimento e sfoltimento degli alberi e parchi energetici) è/sarà ovviamente regolare, autorizzato, previsto dai protocolli e dalle normative, anche dalle consuetudini relative alla manutenzione e cura delle aree boschive, ci mancherebbe, ma il dubbio che si stia operando nella direzione contraria a quello che si dovrebbe fare, sorge spontaneo.
Ovviamente si tratta di dubbi da cittadini comuni, che notano delle contraddizioni fra il dire e il fare. E soprattutto nelle proporzioni del “fare”.
Che si taglino gli alberi nei boschi e anche nelle faggete monumentali è normale, si è sempre fatto e va fatto. Ma è normale lo “sfoltimento massivo” a cui si assiste in questo momento, mentre tutti ci lamentiamo dell’afa e dei 40 gradi all’ombra da più di un mese, sapendo peraltro che ogni anno sarà peggio?
Ad esempio: la faggeta del Monte Amiata è una delle più estese e rilevanti d’Europa, l’Amiata è il polmone verde della Toscana meridionale, la zona in cui in estate si va a cercare refrigerio e ormai, visto che nevica di rado, anche il turismo è più estivo che invernale e le piste di dawn hill stanno sostituendo quelle da sci, le seggiovie servono a portare su i ciclisti con bici appresso, più che gli sciatori. L’abbattimento di migliaia di alberi a me pare una contraddizione stridente. Una ferita eccessiva. E a me pare una contraddizione anche il fatto che chiunque abbia un albero in giardino non veda l’ora di potarlo alla ca…o di cane o di tagliarlo del tutto perché magari le foglie sporcano il piazzale. Dovrebbe succedere il contrario: chi ha la fortuna di avere un albero dovrebbe tenerlo di conto e curarlo come un tesoro, come un presidio di salute.
Nei centri urbani un tempo (dagli anni ’30 agli anni ’60) si piantavano i pini marittimi, anche laddove il mare era a 100 km. Vedi Chiusi Scalo. Ma i pini sfasciano le strade e i marciapiedi con le radici superficiali e poi sono pericolosi perché ad un certo punto cadono… Quindi sono stati abbattuti. Giustamente. Anche in questo caso a migliaia. Ma sono stati sostituiti con “alberelli” forse più consoni, ma che faticano a crescere e a garantire l’ombra e l’ossigeno che garantivano i pini. Risultato: 4-5 gradi di temperatura in più nei mesi caldi. Insomma la soluzione non è stata ottimale, né dal punto di vista estetico, né da quello della funzione. Ma in Italia non è raro che la cura si riveli peggiore del male.
Se qualcuno mi spiegasse perché si tagliano così tanti alberi, gliene sarei grato.
m.l.










Prova a pensare alla manutenzione ed al costo di quest’ultima. E siccome oggi il sistema fa i conti con la convenienza che si misura in costi che gravano sui bilanci vedi da te che siamo entrati in quel circolo vizioso che si chiama ”pochi, maledetti e subito” invece di programmare a scadenza più lunga ed avere una visione che sarebbe auspicabile per il benessere di tutti..E’ il contrario di ciò che andrebbe fatto, ma se il popolo è muto la colpa è di chi gli insegna ad essere muto. E costoro sono anche in casa nostra perchè quotidianamente si appellano alla politica ed al sociale quando sanno che non devono rendere conto a nessuno perchè il conto nessuno glielo chiede.E’ l’Italia di oggi e meno di quella che sarà domani.
Approfitto di questo articolo per segnalare- pur non essendo un addetto alla protezione civile e quindi non avendo alcuna pertinenza di giudizio – un probabile pericolo che riguarda una grossa quercia pendente sopra la strada che da Chiusi porta al lago omonimo posta a sinistra prima del bivio che porta al Pesce d’Oro e che con i rami pende sopra la strada. Tale albero è piazzato sulla sponda del campo ed a giudicare dalla sua dimensione ed osservandolo dalla macchina mentre si passa davanti mi appare in gran parte fuori del baricentro del punto di sospensione pur credendo che abbia radici robuste.Può darsi che una condizione di vento fore la faccia cadere sulla strada ed in tal caso rappresenterebbe un pericolo costante per chi transiti in quel luogo.Credo che questi siano i casi nei quali la protezione civile od i viglili dovrebbero attivarsi per verificare se esista un pericolo o meno,e nel caso intevenire con l’estirpazione.Un invito quindi ad una scrupolosa sorveglianza.
Ho 76 anni. Quando andavo alle elementari si faceva la “festa degli alberi” che prevedeva la piantumazione di alberi in aree pubbliche. Riproporla potrebbe servire a sensibilizzare.
La legge 10 del 2013 prevederebbe l’obbligo do un albero per ogni nato nei comuni con più di 15000 abitanti. non so quanto osservata.
Il tema principale posto in questo articolo non è solo quello della scarsa attenzione al verde pubblico da parte delle amministrazioni locali, quanto piuttosto il disboscamento massivo in atto e il taglio/abbattimento/eliminazione di migliaia di alberi anche nelle foreste, nei castagneti, nelle faggete, lungo le strade e le sponde di laghi e torrenti. Vorrei capire se si tratta di un intervento “ciclico” per manutenzione delle aree boschive, se è un fatto economico (produzione legname) o ha altre ragioni. I casi di abbattimenti o meno di piante per pericolosità dovuta a vetustà, posizione, o altro, ovviamente sussistono, ma sono poca cosa rispetto al problema citato poc’anzi degli abbattimenti massivi.
Sono andato a cercare (https://www.crea.gov.it/-/ambiente-foreste-per-il-clima-dati-nuovo-inventario-nazionale-forestale-e-dei-serbatoi-di-carbonio-carabinieri-all4climate-milano-29-30-settembre) e mi sembra che i dati nazionali disponibili non mostrano, nel complesso, una riduzione della superficie forestale italiana. L’Inventario nazionale delle foreste indica circa 11 milioni di ettari di bosco, con un aumento di circa 587.000 ettari in dieci anni e una crescita della biomassa forestale del 18,4%…
Io ho semplicemente riportato delle impressioni personali, dopo aver visto in questi mesi cataste di tronchi abbattuti che non avevo mai visto. Non almeno in queste proporzioni. Magari è solo un effetto ottico…
Se c’è la sensazione che un albero sia pericoloso si può segnalare ai carabinieri forestali, un tempo corpo forestale dello stato.