MUSICA, PAROLA E MOVIMENTO: MISS AVANGUARDIA LAURIE ANDERSON AD UMBRIA JAZZ…

mercoledì 08th, luglio 2026 / 16:28
MUSICA, PAROLA E MOVIMENTO: MISS AVANGUARDIA LAURIE ANDERSON AD UMBRIA JAZZ…
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PERUGIA – Ieri sera, martedì 7 luglio, a Perugia, Arena Santa Giuliana, sul palco di Umbria Jazz c’era Laurie Anderson. Vi dice niente il nome? Certamente sì, perché Laurie Anderson, 79 anni, newyorkese, sta alla musica come Andy Warhol sta all’arte figurativa e Marina Abramovich alla fotografia.

Definirla cantante, anche se canta, è riduttivo; musicista, anche se suona, idem. Suona, canta, si muove. Narra storie in musica, con una costante: il violino. Ieri ad Umbria Jazz violino e percussioni. E altro. Compresa l’elettronica. Ha inventato pure dei marchingegni e degli strumenti per ricavare dal violino e dall’orchestrazione altri suoni, altre atmosfere. Dire avanguardia forse è poco.

Ha collaborato con lo scrittore William Burroughs, uno dei vati della Beat generation; con il regista Wim Wenders e con molti musicisti fra i quali Brian Eno, Peter Gabriel, Philip Glass, Jean Michel Jarre, Bobby Mc Ferrin… Nel 2001 ha vinto il Premio Tenco. E’ stata compagna e poi moglie di Lou Reed, sposato nel 2008 in Colorado, al quale scrisse una toccante lettera di commiato a mezzo stampa, quando nel 2013 l’ex Velvet Underground se ne andò a 71 anni..

Umbria Jazz ha sempre proposto grandi e grandissimi nomi. E anche musicisti grandissimi, ma di nicchia. Non proprio icone pop, o di cassetta, come si suol dire. Laurie Anderson è una di queste, ma è senza dubbio un’artista di prima grandezza. Una art perfomer straordinaria, che unisce musica, movimento, parola e sperimentazione.

Sui prezzi dei biglietti di Umbria Jazz, ormai festival d’elite e non più “raduno della controcultura dal basso” come era nelle prime edizioni, si può discutere e anche indignarsi. Ma avere la possibilità di assistere ad una “performance” di Laurie Anderson a Perugia, non a New York o a Berlino o a Londra, è comunque tanta roba. Poi si può riflettere e interrogarci su come mai a rappresentare l’avanguardia sia una performer quasi ottantenne, o sul perché una rassegna del genere abbia prezzi così cari… ma questo è un vecchio discorso fatto più volte…

Va detto che Umbria Jazz propone anche concerti gratuiti in piazza IV Novembre, davanti al Duomo, e in altre location, con contorno di street food e “beverage”(non proprio a buon mercato), ma va detto anche che pur essendo apprezzabili, non si tratta di concerti memorabili da venirci apposta da lontano. Però fanno atmosfera. Intrattengono la piazza. Portano un po’ di clima e sound americano (vero, non copiato) nel cuore dell’Umbria. E a Perugia durante Umbria Jazz c’è il mondo intero: americani, australiani, greci, canadesi, perfino “orde” di argentini con la maglietta albiceleste, africani, giapponesi, marocchini (con la maglietta del Marocco), francesi, olandesi…  Artisti che suonano il blues, molto blues sia quello del Delta che quello di Chicago o lo swing alla Frank Sinatra… E pure il rock, dal progressive al folk..

Tutto questo, compresa la performance di Laurie Anderson, con il jazz c’entra, certo, per radici e ragioni antropologiche, per ragioni geografiche o di “contesto”, ma c’entra fino ad un certo punto. Qualcuno, nei dintorni dei concerti, diceva “che ci incastra? niente proprio”. Certo c’è anche il jazz, qua e là, di livello alto, medio e basso.. magari per trovarlo ci vuole … il cane.  E quello buono lo paghi a peso d’oro. Ma, si sa, la cultura ha un prezzo. Alla fine i soldi spesi per la musica e per l’arte sono soldi spesi bene. E il marchio Umbria Jazz difficilmente delude, una certa garanzia di qualità la dà. Sempre.

m.l.

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