CHIUSI, WEEK END A TUTTO ROCK: L’AMERICA E L’IRLANDA AI GIARDINI DELLO SCALO

CHIUSI, WEEK END A TUTTO ROCK: L’AMERICA E L’IRLANDA AI GIARDINI DELLO SCALO
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CHIUSI – La Festa de l’Unità, tenutasi a giugno quest’anno ha riscoperto la politica e il confronto su temi riguardanti la storia e l’attualità (il voto alle donne, il neofascismo, le mafie, gli anni di piombo…), ma sul piano culturale-musicale, dell’intrattenimento è rimasta abbarbicata ad una serie si serate di ballo liscio. Solo ballo liscio, come nemmeno nelle feste quasi rionali degli anni ’60… Una regressione genetica.

Bene, fra tre giorni, venerdì 10 luglio nello stesso luogo (i giardini pubblici di Chiusi Scalo), sullo stesso palco, in quegli stessi stand (bar, pizzeria, ristorante… ) prenderà il via un’altra kermesse. Ma niente liscio. Solo rock. E non rock qualsiasi, nemmeno quello ormai classico dei mostri sacri dei seventies riposto da cover band. Rock di oggi. Internazionale, alternativo e indipendente, ovvero quello che nasce, si sviluppa e “spacca” fuori dai circuiti tradizionali delle grandi case discografiche o network radiofonici mainstream. Lo avrete capito. Stiamo parlando del Lars Rock Fest, ormai uno dei festival di questo taglio, più importanti d’Italia e qualcuno dice pure d’Europa. Sì, perché il Lars di Chiusi ha una particolarità, non secondaria: è gratuito. Cioè ad ingresso libero. E la musica gratuita è merce rara, rarissima in Europa. E anche oltre Oceano. In un mondo in cui tutto è merce, tutto è “mercato” e tutto si paga e profumatamente (prendete ad esempio i prezzi dei biglietti di Umbria Jazz, per dire…), avere la possibilità di ascoltare dal vivo band inglesi, americane, irlandesi e anche italiane senza pagare un euro e di poterlo fare in una cittadina di poco più di 8 mila abitanti, non in una grande città, è una cosa inusuale, a nostro avviso rilevante. Quasi rivoluzionaria. E’ in qualche modo un messaggio politico. E questo indipendentemente dalle band che saliranno sul palco. Dal gradimento che possono riscuotere o meno.

A questo proposito comunque una cosa si può dire: le band che propone il Lars Rock non sono forse tutte  conosciutissime al grande pubblico. Ma nella maggior parte dei casi sono notissime in certi ambienti e fra gli addetti ai lavori, riviste specializzate, radiolibere ecc. Sono quasi tutte riferibili alla scena “indie” (indipendenti) e ai generi “post”: post punk per esempio, ma non solo. In molti casi sono anche formazioni attive da 30-40 anni…  gente con storie importanti alle spalle.

Quest’anno la band di punta è quella dei Derhoof. “leggendaria formazione di San Francisco, pilastro del noise-pop e del virtuosismo matematatico” e “una delle migliori live band al mondo” (così viene presentata, scusate se è poco) che si esibirà venerdì 10 luglio. Nella stessa serata i britannici Plantoid e gli italiani Acanto.

Di sicuro impatto anche i Cardinals, che suoneranno l’11 luglio: arrivano da Cork e sono “il volto nuovo del rock irlandese”. Atmosfere post punk e folk, con chitarre radenti e fisarmonica (ah, la fisarmonica: si possono suonare itante cose con la fisarmonica, non solo le mazurkette da balera. Quelli del Pd prendano nota). Serata condivisa con l’altro irlandese Skinner e con i britannici Heartworms, altra formazione che gli esperti definiscono “the next cult band”. Genere post punk con vena pop e ballabile fusa all’elettronica. Una serata che sa di birra…

Chiusura domenica 12 con il solista britannico Geordie Greep (ex Black Midi), sound tra math rock, jazz e noise; e gli italiani Ta Ga Da e Quercia.

Come sempre il festival chiusino propone anche editoria indipendente, mercatino dei vinili e dell’artigianato, laboratori per adulti e bambini…

Tre giorni a tutto rock insomma. Certamente ci sarà un po’ di rumore in più dentro ed intorno ai giardini. I decibel saliranno di qualche tacca, ci sarà pure chi protesterà, chi imprecherà… ma si tratta di tre serate all’anno. A luglio. Non morirà nessuno.

Anzi, per i tre giorni del Lars, Chiusi diventa una piccola Woodstock. Con gente che arriva da tutta Italia e anche dall’estero. Che riempie alberghi, case vacanze e campeggi. Che spende nei bar o al festival, che comunque si rifornisce da operatori del luogo e quindi fa girare soldi e lavoro nel territorio.

E non è nemmeno una kermesse solo ed esclusivamente giovanile. Perché – lo abbiamo scritto fino alla noia – il rock è la musica che piaceva e che ascoltavano anche coloro che oggi hanno 60, 70, 80 anni… Il punk è roba degli anni ’70-80 e a metà dei ’90 era già post punk…

Dopo anni ed edizioni in cui il Lars ha proposto band e un tipo di musica poco digeribili fra i comuni mortali, nelle ultime tre edizioni il festival chiusino si è “ammorbidito”, con band meno hard  e generi più soft, con digressioni e contaminazioni interessanti. Che piaccia o meno ciò che suonano quelli sul palco, andare al Lars Rock Fest è un po’ come fare una passeggiata fuori dai confini, nell’Europa profonda e in certe zone degli States che ci sono sempre piaciute, nonostante i presidenti americani… Ed è pure un modo per carpire (e capire) ciò che si ascolta in giro per il mondo.

Nota di servizio: a Chiusi Scalo non ci sono i milioni di chironomidi, quei fastidiosissimi insettini, che qualche giorno fa hanno costretto Bobby Solo (uno dei primi importatori del Rock&Roll in Italia) a dare forfait alla Rocca di Castiglione del Lago. Rocca dove sabato 27 giugno il Lars Rock Fest ha fatto il warm up, il riscaldamento, con il concerto degli Allah-Las, from Los Angeles…  iuesei. I chironomidi c’erano, ma un po’ meno.

m.l.

 

Nella foto: i Derhoof, che si esibiranno il 10 luglio a Chiusi

 

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