NICO BARTALINI E’ IL NUOVO SEGRETARIO DEL PD SENESE. VOTO PLEBISCITARIO, MA NUMERI PICCOLI E…
SIENA – Il Congresso provinciale del Pd si è concluso e la “conta” ha visto vincitore il giovane torritese Nico Bartalini. Vittoria netta e senza appello. Bartalini ha infatti letteralmente surclassato il competitor Giacomo Bassi, ottenendo l’82% dei consensi fra gli iscritti. I partecipanti all’assise congressuale in provincia sono stati circa 2.000. Un po’ meno. Dato comunque superiore a quello del congresso precedente del 2021. Però – va detto anche questo – duemila persone in tutta la provincia sono un’inezia. Sono più o meno quelle che votano Pd in un paese come Chiusi, che di abitanti ne ha 8.000, per dare un termine di paragone. In Valdichiana il voto pro Bartalini è stato un plebiscito. In molti circoli la sua mozione “Illuminiamo tutto” ha raccolto il 100% dei consensi. Unanimità anche per alcun segretari di circolo, come ad esempio Ettore Vallocchia a Chianciano o Simona Cardaioli a Chiusi.
Partecipazione al voto superiore al 60% degli aventi diritto (iscritte e iscritti), ma numeri complessivamente bassi, unanimità che diventa unanimismo. Un tempo avremmo scritto “roba da partito bulgaro”. Percentuali altissime e confronto scarso. Nei congressi locali il dibattito politico congressuale è stato liquidato in un’oretta. In qualche caso anche meno. Nessun intervento (salvo rari casi) da parte di altre forze politiche, cosa che un tempo nei congressi avveniva regolarmente, e con reciprocità.
Il Pd è compatto, forse più compatto di qualche anno fa ed è anche l’unico partito che i congressi li fa e che mantiene una qualche organizzazione territoriale, con sedi, segretari e organismi comunque eletti. Che mantiene anche un radicamento diffuso, paese per paese, frazioni comprese. Ovunque chi è il referente del Pd si sa… e questo in epoca di politica liquida e virtuale non è poco. Questo va riconosciuto. Ma si può dire che il Pd è un partito che sta bene?
In aree come la provincia di Siena dove l’essere di sinistra era un tratto del Dna delle persone, dove la tradizione e la cultura comunista e socialista ha segnato fortemente gli ultimi 150 anni e anche la DC sfornava figure come Rosy Bindi che è più di sinistra di tanti segretari del Pd e forse anche d Elly Schlein, se il partito più importante e presente elegge il segretario con meno di 2000 partecipanti, il segnale che è in atto una sorta di dissolvimento di tutto ciò che è stato è evidente.
E la tornata elettorale amministrativa tenutasi domenica scorsa 24 maggio (con alcune città e comuni che andranno al ballottaggio domenica prossima, vedi Arezzo) ha visto il Pd tenere botta; in Toscana ha riconquistato Pistoia e ha vinto a Prato, a Sesto Fiorentino e quasi ovunque ma ha preso meno voti della volta precedente e soprattutto non ha intercettato e riportato al voto i giovani che avevano invece votato NO al Referendum …
Nel suo primo intervento da segretario provinciale, Bartalini ha sottolineato il valore della partecipazione e del confronto interno, ringraziando gli iscritti e riconoscendo il contributo del suo sfidante, Giacomo Bassi, che ha animato il dibattito congressuale con una proposta alternativa, ha sottolineato la necessità di aprire porte e finestre per coinvolgere strati di popolazione che sembrano, lontanissimi dalla politica, quelli giovanili soprattutto. E anche in alcune congressi comunali la questione del “ricambio generazionale” è stata rimarcata come una delle priorità, perché lo “zoccolo duro” non basta più e rischia di essere un esercito stanco. Lo stesso Bartalini ha annunciato l’organizzazione di segreterie itineranti all’interno delle Feste de l’Unità della provincia, accompagnate da momenti di formazione rivolti ad amministratori, militanti e iscritti. E ance l’apertura di un confronto con le forze progressiste e riformiste del territorio e con le organizzazioni sindacali per affrontare le crisi occupazionali e le trasformazioni del mercato del lavoro che interessano il Senese.
Quindi da ieri, il Pd senese non ha più Andrea Valenti come leader, al suo posto adesso c’è Nico Bartalini, 32 anni, torritese, consigliere comunale e appassionato di rock e dei CCCP. “E’ una questione di qualità…” è il suo manifesto. E su questo siamo d’accordo.









Auguri a Nico. Vediamo se sarà in grado di sviluppare le tesi per cui è stato votato.
A proposito del coinvolgimento dei giovani, visto che sembra un fatto questo da cui dipenda la sopravvivenza di un partito come il PD-ho detto sembra- perchè adesso ci sono diversi personaggi che hanno superato di gran lunga l’età giovanile e lo ”zoccolo duro” a cui si fa riferiemento è scomparso, volatilizzato progressivamente o perchè scomparso naturalmente per fascia generazionale oppure i rapporti di forza all’interno hanno segnato nuovi fronti, che spesso restano incomprensibili a chi abbia una storia politica alle spalle di partecipazione e di impegno.Ma una volta ricordate c’erano le scuole di partito che formavano i giovani, oggi chiediamoci cosa ci sia al loro posto se non tentativi talmente blandi di coinvolgere i giovani sui fatti dell’attualità che viene riversata nella società da un complesso mediatico di natura indeterminata ma spesso vacuo, che indirizza la formazione del pensiero anche di coloro che vediamo nei canali delle televisioni che rispondono a nome dello stesso partito navigare a vista, spesso con argomenti non atti a contrastare le fondamentalità che si affermano in negativo e che portano le opinioni pubbliche a preferire gli schieramenti di destra. C’erano queste scuole e perchè oggi non si fanno più, perchè dove si insegna la storia che potrebbe benissimo essere frapposta a tutto quel bailame di notizie che si riversa sui social e sui video e che presupporrebbe anche ” la resistenza fondamentalista”a dei principi che sconvolgono l’attualità ed il pensiero comune veicolato, queste iniziative non vengono prese ? Troppo difficile immaginarle e portarle avanti ? Se si è a sinistra si dovrebbe costruire queste ”armi” per contrastare qualunquismo ed ignoranza e se non si illumina la gete, essa nel buio è dimostrato ormai che vada a destra.
Carlo, c’erano le scuole di partito, ma quanti di noi, generazione attiva ne partito (all’epoca Pci) negli anni ’70-80 le hanno frequentate? Di quelli che conosco io, nessuno. O al massimo uno o due….Eppure eravamo pure parecchi. Il Pci solo a Chiusi aveva più iscritti di quelli che hanno votato al congresso Pd in tutta la provincia di Siena. Per dire…
Le scuole di partito servivano a chi le frequentava per far conoscere loro non solo le fondamentalità politiche e la storia da dove venivano ma soprattutto insegnare loro come districarsi attraverso l’organizzazione della burocrazia statale e come questa funzionasse nelle funzioni alle quali sarebbero stati assegnati da parte della politica sia nella periferia sia al di fuori di essa.Io per esempio li ho conosciuti anche coloro che le hanno frequentate, uno dei quali mi ricordo bene è stato Gobbini, insieme ad altri di Moiano ed ha avuto l’opportunità di applicare quanto gli era stato insegnato nella funzione degli incarichi regionali che poi assunse. Era una preparazione politica che richiedeva certi impegni e certe doti di equilibrio e di conoscenza e queste sono caratteristiche delle quali oggi molti politici attuali e locali non sono dotati perchè lo vediamo che brancolano in un mare spesso fatto di ignoranza ed anche di possibilità a costruire progetti e relazioni di qualsiasi genere,cosa questa che invece un politico che assuma certe cariche dovrebbe avere.Poi in tali mancanze si verificano anche fatti e cose delle quali ci lamentiamo che i politici non abbiano competenze sufficienti per le funzioni alle quali siano stati assegnati e questo si verifica quando allora prevalgono le ragioni per le quali ad un politico vengano affidati dei settori dove non abbia nessuna competenza od esperienza, magari togliendola a chi ce ne ha molta di più per aver lavorato in campi delicati come è già successo recentemente (non sò se hai compreso a cosa ed a chi mi riferisca…).Questo procura allontanamento e risentimento da parte non solo del partito ma di tutti i cittadini perchè fa prevalere il clientelismo e lo scambio di favori al posto delle competenze reali di altri e poi ci si lamenta perchè la gente non vada più a votare.Non va più a votare perchè chi è preposto e determina tali decisioni produce veleno e lo maschera nemmeno tanto abilmente col fumo contando sulla memoria labile dei sudditi dicendo che esistevano motivi necessari e sufficienti per fare ciò che è stato prodotto..E allora vedi che in politica le competenze contano e contano anche i fatti e le decisioni che vengono prese spesso non rispecchiando le promesse elettorali. E allora se in tali partiti c’è gente che il voto glielo dà qualunque cosa producano, la colpa è dei singoli e non ci si può lamentare anche perchè le differenze che preme far vedere agli elettori, fra destra e sinistra si riducono fino al punto di farne un tutt’uno.Ecco perchè da questo deriva il qualunquismo e che questo non faccia un grande sforzo per affermarsi nella gente.Chi è preparato in politica e chi ha una certa visione del mondo non viene buttato nella mischia e ci saranno di certo maggiori probabilità che non faccia cazzate, sia politiche sia amministrative e quindi anche economiche di quelle che vediamo essere state fatte nemmeno tanto lontano.E’ che non ci sono più le persone che guidano questi processi perchè è stata imboccata una strada da parte della sedicente sinistra che porta all’estinzione e che compromette diritti,economia e status delle famiglie ma che nello stesso tempo ti assicura che stà lottando contro una destra distruttrice di diritti. Verrebbe da ridere se non da piangere perchè nello stesso tempo si denigra quello che c’era e era costato lotte e sacrifici e si acquista ”merce commestibile” che esula dalla natura di sinistra.Credi che al punto dove siamo arrivati quasiasi pivellino che sostituisca un Valenti qualunque possa dare il segno d’innovazione in una certa direzione che si auspicherebbe ? Ed anche se lo desse tale segno, potrebbe risolvere qualcosa o qualche cambio di direzione ? Ne dubito fortemente, perchè è sempre un fatto culturale che esula anche dal ”savoir faire” delle persone stesse.