CHIUSI SCALO, PIOVONO CALCINACCI DAL TETTO DELL’EX DORMITORIO FS. AREA TRANSENNATA
CHIUSI SCALO – Tanto tuonò che piovve. Nel caso specifico hanno cominciato a piovere calcinacci. Su un marciapiede. L’area è da ieri transennata e delimitata con il fatidico nastro bianco e rosso. Con segnale di pericolo. I calcinacci in questione sono frammenti della parte del tetto dell’ex dormitorio Fs, che aggetta appunto sul marciapiede prospicente l’edificio, in via Manzoni. Come è noto la struttura, di proprietà di RFI (Rete Ferroviaria Italiana), è chiusa e inutilizzata da decenni. Risale agli anni ’20 del ‘900. Il tetto però fu rifatto negli anni ’90, poco prima della dismissione. Non è la cosa più vecchia e fatiscente. O almeno non lo era. Adesso quei frammenti di “tavelle” in terracotta che si sono staccati e sono venuti giù, raccontano che anche la copertura è “ammalorata” e presenta dei rischi. 
Come è “ammalorato” il grande portone d’ingresso e come lo sono i cornicioni, i davanzali e le persiane delle finestre, che spesso rimangono aperte e lasciano entrare piccioni e altri volatili. Qualcuno ha fatto il nido proprio sulle finestre. Tra i vetri e gli spunzoni metallici che dovrebbero impedirne la posa… Dal portone invece entrano topi, spesso grossi come gatti. 
Ogni tanto la proprietà, cioè Rfi, provvede ad operazioni di pulizia rimuovendo quantità industriali di guano, aspirando acqua e altri liquami… Ma di certo, una struttura di quelle dimensioni, nel cuore del centro abitato, non può stare in tal condizioni. Tra l’altro nei pressi c’è un bar piuttosto frequentato e non di rado, soprattutto nelle ore serali e notturne gli avventori posteggiano l’auto proprio davanti all’ex dormitorio. I calcinacci caduti potrebbero aver colpito qualche macchina (non lo sappiamo). Se non è successo, vuol dire che è andata bene.
Se fra le cause del distacco dei frammenti della copertura ci sia anche il continuo passaggio di Tir che causa vibrazioni è da verificare, ma non è escluso.
Nel corso degli anni, anzi dei decenni, sono state ipotizzate e prospettate (anche su queste colonne), varie soluzioni per un riutilizzo della grande struttura. Dato che ha decine di camere con bagno, si è parlato per esempio di utilizzarla come ostello-struttura ricettiva low cost a sevizio del turismo giovanile e del cosiddetto turismo lento come quello dei ciclisti che percorrono il Sentiero della Bonifica, che comincia 200 metri più avanti, sulla medesima strada, magari in combinazione bici-treno (è a 200 metri, forse meno, anche dalla stazione). Ai tempi dell’amministrazione Bettollini (2016-20121) fu ipotizzato una riconversione in mini appartamenti in co-housing, con servizi comunitari, per anziani, persone single, o lavoratori temporanei… 
Non se ne è fatto mai niente perché RFI considera l’ex dormitorio patrimonio inalienabile e né lo cede, né lo utilizza. A Chiusi si direbbe “il cane che guarda l’aglio”. Il problema è che, salvo qualche intervento una tantum e in via straordinaria, di pulizia, la proprietà non fa neanche manutenzione, lasciando l’edificio in malora. Il che costituisce un danno di immagine per la città e anche un rischio per la sicurezza (persiane che sbattono e potrebbero cadere, calcinacci che cadono davvero…) e per la salute (piccioni e volatili vari, topi…) che possono portare in giro infezioni e malattie.
Lo abbiamo scritto tate volte: nella vertenza con i Gruppo FS per le fermate dei treni e la valorizzazione della stazione ci sta dentro, a pieno titolo, anche la questione del decoro e della sicurezza degli edifici di pertinenza delle Fs. In particolare di quelli situati nel centro abitato o nelle immediate vicinanze. Di recente per esempio RFI ha provveduto a restaurare l’esterno della torretta in stile razionalista che si trova di fronte allo Stadio Frullini. Bene, ce n’è una identica proprio dietro all’ex Dormitorio che meriterebbe anch’essa un restyling, come il dormitorio stesso, come l’area dell’ex bocciodromo del dopolavoro in via Buonarroti…
Il Comune può fare poco, trattandosi di patrimonio altrui? Può alzare la voce e pretendere che RFI mantenga le proprie strutture in uno stato decoroso e non pericoloso oppure le ceda. Un tempo a Chiusi c’era un detto piuttosto in voga: “finché dura quel rotolo di nastro bianco e rosso, qui non si trema…”. Di sicuro però il nastro bianco e rossa non basta.
m.l.
Nelle foto: in alto Via Manzoni, con l’area transennata e l’immancabile Tir in transito verso la Lodovichi Spa; il tetto dell’ex dormitorio ammalorato; il portone fatiscente della struttura










Le foto di questo articolo fono state scattate alle ore 10,00 di oggi, 16 giugno. Adesso non vi è traccia del nastro bianco e rosso, dei segnali di pericolo o di lavori in corso. Ma le parti ammalorate del tetto sono ancora ben visibili e non pare sia stato effettuato alcun intervento di ripristino. Due domande: come sono caduti alcuni frammenti, possono cadere altri? È normale la rimozione della transennatura?
Iniziamo con un azione di esproprio !
Non dovrebbero essere immobili del demanio.
Potrebbe essere un inizio ? I presupposti ci sono,in primis il degrado in pieno centro ! Secondo ,e quello che è accaduto lo testimonia, la pericolosità!
Possibile non si possa fare nulla ?
La questione è sempre quella !
Ci vogliono gli uomini giusti, non i quaquaraquà!!
Non è del demanio, è di RFI (come scritto nell’articolo) e RFI lo considera patrimonio inalienabile