VIA AI CONGRESSI PD NEL SENESE: NICO BARTALINI, ARIA NUOVA E UN… RISCHIO NASCOSTO

domenica 17th, maggio 2026 / 10:44
VIA AI CONGRESSI PD NEL SENESE: NICO BARTALINI, ARIA NUOVA E UN… RISCHIO NASCOSTO
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SIENA – Sono cominciati in questi giorni, precisamente il 15 maggio, i Congressi del Pd in provincia di Siena. Quello provinciale e quelli dei circoli territoriali. A livello provinciale, come è noto e come abbiamo già scritto in un precedente articolo una sintesi unitaria non è stata trovata e dunque si va alla conta fra due candidati per la segreteria: l’ex sindaco di San Gimignano Giacomo Bassi, proveniente dall’area ex Margherita e il giovane torritese Nico Bartalini, 32 anni, consigliere comunale a Torrita di Siena. Quest’ultimo ha l’appoggio del segretario uscente Valenti, del capogruppo in Regione Bezzini e di molti sindaci e dirigenti della Valdichiana, dal coordinatore di zona Fallarino, all’ex responsabile enti locali Paolucci, da Francesco Landi a Gianluca Sonnini, da Simona Cardaioli a Grazia Torelli…

Ora, diciamolo, candidare un giovane di 32 anni, faccia tutto sommato nuova e pulita, con l’orecchino, ma i capelli già un po’ imbiancati, un ragazzo che ama il rock e ha un debole per i CCCP (Nella sua pagina fb campeggia, come motto, proprio una frase di un brano della band), che comunque ha già alle spalle una esperienza nelle istituzioni, quindi ha già presente come funziona il circo della politica, può essere una buona idea. Un segnale di apertura e di attenzione  verso quel mondo giovanile che la politica se lo è perso per strada e che a votare ci va quando si ricorda o solo quando la domanda e lo schieramento è netto e definito, vedi il referendum sulla riforma della Giustizia (ma in realtà sula Costituzione). Una ventata di aria fresca, insomma, per dare una svegliata e una svecchiata al partito e anche in vista delle elezioni politiche e delle amministrative in diversi comuni, che si terranno nel 2027.

A nostro avviso, può non essere una buona idea invece un candidato segretario (e quindi se vince il congresso, un segretario del partito) che di mestiere fa il funzionario in Regione, a stretto contatto con il capogruppo del partito in Consiglio regionale Bezzini e con il governo regionale. Chi è “dipendente” di una struttura, si sa, per ragioni comprensibili, non può avere le mani del tutto libere rispetto a quella struttura. Non solo non ne può parlare male, perché non si sputa sul piatto in cui si mangia, ma potrebbe non avere la necessaria autonomia di giudizio, il necessario distacco qualora capitasse di dover discutere o valutare un atto, una proposta di legge, un qualunque provvedimento.

Ecco, noi, nei panni dei militanti del Pd, questo problemino ce lo porremmo nello scegliere il segretario. Perché stare sempre allineati e coperti rispetto ai piani alti porta ad avallare scelte che magari la base non comprende, o giudica sbagliate. Vedi la recentissima elezione di Stefano Scaramelli a Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Dopo operazioni del genere è difficile andare a spiegare ai giovani come Bartalini o amici di Bartalini, che la politica si fa in quella maniera. Quelli ti mandano a fare in culo,  senza passare dal via e alle urne non si presentano neanche se gli mandi il pulmino a casa…

Il nodo (e il problema) è che la buona idea di candidare un giovane appassionato di rock e la non buona idea di candidare un funzionario regionale, nel caso specifico di Siena, rispondono entrambe allo stesso nome. Quello di Nico Bartalini.

Con questo non vogliamo dire che il giovane candidato torritese sia già vecchio. O sia comunque espressione della politica ingessata e preconfezionata che ci è stata spesso propinata anche dal Pd, o che lavorare come funzionario in Regione, sia una cosa disdicevole. Ma il rischio di una contraddizione piuttosto evidente c’è.  E il partito non è che possa chiedere a Nico Bartalini di lasciare il lavoro in Regione. Di questi tempi poi… Ma far finta di niente e sorvolare su questa questione potrebbe anche dimostrarsi un autogol.

Non si può neanche risolvere la questione dicendo che visti i possibili rischi di una sovranità limitata di Bartalini, meglio fare segretario Bassi. Non è questo il punto, e non intendiamo entrare della “conta” che spetta solo agli iscritti al Pd e non certo a noi. Diciamo solo che se Nico Bartalini fosse stato un artigiano, o dipendente di una ditta di spedizioni, di un mobilificio, o anche di una banca o di una cooperativa, nei panni dei militanti Pd, lo avremmo sostenuto più volentieri. E senza alcuna remora.

m.l.

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