IRAN, TREGUA DI DUE SETTIMANE. ALLE CONDIZIONI FISSATE DA TEHERAN. E TRUMP INGOIO’ ANCHE L’ULTIMATUM

mercoledì 08th, aprile 2026 / 11:42
IRAN, TREGUA DI DUE SETTIMANE. ALLE CONDIZIONI FISSATE DA TEHERAN. E TRUMP INGOIO’ ANCHE L’ULTIMATUM
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Dopo aver dato l’ultimatum con la minaccia di far sparire per sempre la civiltà persiana e di cancellare l’Iran dalla carta geografica distruggendo ponti e infrastrutture energetiche anche quelle civili, il presidente Usa Donald Trump ha fatto marcia indietro e a mezzanotte e mezzo ora italiana ha annunciato invece una tregua di due settimane e l’avvio di un negoziato che inizierà il 10 ad Islamabad, Pakistan. Ha anche dichiarato di aver stabilito un accordo in 10 punti con l’Iran. Solo che i 10 punti sono quelli che ha dettato l’Iran, non lui e neanche il suo sodale Netanyahu.
Niente armageddon dunque, niente distruzione totale. Ma un immediato cessate il fuoco. L’incubo è quantomeno rinviato. Il mondo può tirare un sospiro di sollievo. L’accordo prevede la sospensione immediata dei bombardamenti Usa-Israele in Iran e anche in Libano, l’impegno a non attaccare di nuovo l’Iran; lo stop alle sanzioni primarie e secondarie. Ma prevede anche il risarcimento dei danni all’Iran e la prosecuzione del piano per l’arricchimento dell’uranio nel paese degli Ayatollah. Tutto ciò in cambio della riapertura dello stretto di Hormuz (che in realtà prima dell’attacco militare israelo-americano era aperto, quindi il caos che ha generato la più grade crisi energetica planetaria da quello è dipeso, non dalla protervia dei “bastardi” iraniani, così li ha definiti Trump nell’ultimatum…)
Il governo di Teheran ha definito la firma dell’accordo una “ritirata umiliante” per Trump. Il quale, al di là dei suoi deliranti proclami, non sapeva come uscire dal pantano e ha finito per accettare condizioni capestro dettate dal nemico. Sembra quasi un nuovo Viet Nam, che sappiamo tutti come finì…
Oviamente lui dirà che ha vinto, perché vive in una realtà virtuale, in un mondo suo dove nessuno fra coloro che gli stanno intorno osa contraddirlo, come si fa coi re pazzi… Ma intanto negli Usa e non solo negli Usa c’è chi comincia a chiederne, anche ufficialmente, la destituzione per manifesti problemi cognitivi e di stabilità mentale.
Anche in Europa qualcuno ha provato a smarcarsi (Sanchez, Macron, Starmer…) e quantomeno a non apparire succubi e totalmente allineati e lui, Trump, non le ha mandate a dire al premier britannico, al presidente francese, al leader spagnolo…
Il ministro della difesa italiano Crosetto è stato capace solo di negare l’autorizzazione all’uso della base di Sigonella per i bombardieri Usa, ma lo ha fatto perché non poteva fare altrimenti, non poteva proprio autorizzarli, avrebbe violato non solo la Costituzione, ma anche gli accordi internazionali. Giorgia Meloni non ha ancora detto mezza parola, è andata a mendicare petrolio e gas nei Paesi del Golfo, una volta finita la bufera, mentre alla pompa il diesel costa più di 2 euro al litro ovunque e gli aeroporti italiani cominciano a cancellare i voli.
Non sappiamo se il cessate il fuoco durerà e dopo le fatidiche due settimane diventerà la base per una pace duratura nella regione del Golfo e in Medio Oriente. Intanto il silenzio delle armi è una buona notizia. Un barlume di speranza. Se questo segnerà anche la fine politica di Donald Trump e dei sui deliri di onnipotenza, lo vedremo. Anche il papa americano, che finora è rimasto piuttosto defilato, negli ultimi giorni ha alzato la voce, per cercare di riportare Usa e Israele alla ragione. Ha mandato messaggi chiari e i continui richiami mistici stile “Got mit uns” (Dio è con  noi) di Trump e dei suoi epigoni fondamentalisti non devono essere piaciuti per niente alla Santa Sede.
A noi di primapagina, questa vicenda dell’ultimatum di Trump e poi del dietrofront con l’ok ai 10 punti fissati dall’Iran, ricorda il finale di uno spettacolo allestito nel 2023: “Con le armi di oggi ogni notte, questa notte, è la notte prima dell’assedio”. In quel caso si parlava di un assedio tentato con spocchia e spavalderia da un esercito potentissimo e soverchiante ai danni di Chiusi, piccolo avamposto della Repubblica di Siena, nel 1500. Avamposto che doveva essere spazzato via e cancellato dalla carta geografica in quattro e quattr’otto. Quell’esercito potentissimo era guidato nel frangente da Ascanio Della Corgna e Ridolfo Baglioni i quali però sottovalutarono la resistenza delle guarnigioni chiusine e soprattutto la loro conoscenza del territorio. L’assedio non riuscì, Baglioni rimase ucciso, Ascanio fu preso prigioniero. I loro lanzichenecchi e mercenari arrivati da mezza Europa, massacrati o dispersi e costretti a fuggire con la coda fra le gambe. Anche allora furono fatti saltare i ponti, deviati i fiumi per togliere acqua, dunque energia, ai mulini…
In 500 anni è cambiato poco o nulla nel modo di fare la guerra. Ed è cambiato poco anche nei deliri dei potenti. E nelle corti piene di nani e ballerine. E di vassalli, valvassini e valvassori…
Di re pazzi che si sentono “in missione per conto di dio” sono pieni i libri di storia e la letteratura. Qualcun dirà che anche i “Blues Brothers” erano in missione per conto di Dio, vero. Ma loro almeno odiavano i nazisti dell’Illinois.
m.l.
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