CITTA’ DELLA PIEVE: ROMBO DI MOTORI D’ALTRI TEMPI. A PALAZZO CORGNA UNA MOSTRA FOTOGRAFICA DI CARLO SACCO
CITTA’ DELLA PIEVE – Si apre oggi 1 aprile a Città della Pieve, Palazzo della Corgna, una mostra fotografica che può mandare in visibilio gli appassionati dei motori. In particolare chi ha amato, seguito, gioito e pianto per le imprese della Ferrari e non solo fra gli anni ’50 e gli anni ’70 del ‘900. Dalla mitica Mille Miglia ai Gran Premi di Formula 1 in tutti i circuiti del mondo, da Monza al Nurburgring, da Montecarlo a Silverstone, da Imola a Spa Francorchamps…
Parliamo della mostra “Roaring engines from the past” ovvero “Rombi di motore dal passato”. Autore il fotografo pievese di nascita e chiusino d’adozione Carlo Sacco, che quei circuiti li ha frequentati in gioventù e ha fotografato tutto: ai box, a bordo pista, nel paddock… Lungo i tornanti delle gare su strada. Da appassionato fotografava e raccoglieva materiali: articoli di giornale, gadgets, cimeli, corrispondenze coi piloti… E nella mostra pievese alcuni sono esposti: c’è ad esempio la Tuta Dunlop regalata all’autore da Dan Gurney della All American Racers; c’è il Giubbotto di Jim Clark della Firestone e ci sono le lettere autografe spedite sempre all’autore da Graham Hill…
Insomma un tuffo nel passato, in un automobilismo certamente meno tecnologico, più… “umano”, ma anche terribilmente più pericoloso, perché erano minori gli accorgimenti e le misure di sicurezza, era diverso l’abbigliamento dei piloti, le piste non avevano le “vie di fuga” di adesso…
La mostra di Sacco è dunque un viaggio nei ricordi. Un rombo di motori d’altri tempi che risuona e sconquassa l’aria, odore di benzina e di olio lubrificante. Ed è anche il ricordo di come lui stesso cercava di scavalcare burocrazia e steccati per farsi “accreditare” per accedere ai circuiti delle corse scrivendo a grandi giornalisti, alle case automobilistiche… E il più delle volte ci riusciva.
Come primapagina affrontammo questo tema, con un spettacolo teatrale presentato in occasione del forum Cronache Italiane del 2008, proprio a Città della Pieve (e poi a Chiusi). Titolo: “Una irresistibile passione per le rosse”. Dove le rosse sono da intendersi come le Ferrari. Sul manifesto di quello spettacolo campeggiava la foto di un pilota scattata da Carlo Sacco, alla partenza di un gran premio: il pilota in questione è Lorenzo Bandini, pilota Ferrari morto in gara a Montecarlo nel 1967: casco che adesso neanche per un motorino 50… occhiali con elastico e probabilmente addosso una tuta simile a quelle dei meccanici, se non una semplicissima polo… come quella che aveva indosso Don Alfonso Cabèza de Vaca y Leyghton, Carvajal y Ayre, marchese de Portago… detto Fon, nella Mille Miglia del 1957. L’ultima Mille Miglia. Perché Alfonso De Portago detto Fon morì anche lui in gara, insieme al suo secondo, il giornalista americano Edmund Gurdner Nelson, nei pressi di Goito a 50 km dall’arrivo a Brescia. Nell’incidente morirono anche 9 spettatori. Una tragedia epocale. Da allora la gara più famosa e difficile fu cancellata e non si è corsa mai più. Episodi tragici che hanno punteggiata la storia della Formula 1 e dell’automobilismo che è stato però non solo tragedie, ma anche trionfi e record. E innovazione, ricerca, applicazione maniacale, fusione fra tecnica e coraggio, tra perfezione e fatalismo, con il rumore dei motori che per molti versi diventa musica. E mito. E non a caso parliamo degli anni di Elvis, di James Dean, e dei Beatles e dei Rolling Stones, di Woodstock e dell’Isola di Wight…
Insomma una mostra da vedere. Non solo da parte degli appassionati dei motori. Perché lo sport non è solo sport. Come il calcio, anche l’automobilismo e altre discipline sono molto di più. Sono lo specchio dei tempi. E di passioni molto forti.
La Mostra di Carlo Sacco rimarrà aperta fino al 12 aprile. Sotto Pasqua Città della Pieve val bene una gita…
m.l.









Quando eravamo ragazzi le ”sbornie” occorreva viverle fino in fondo senza tanti fronzoli e si tentatava il tutto per tutto per essere presenti ai bordi delle piste. Era come una specie di forte alienazione, tipica di quell’età,dove ogni aspetto ogni valore ogni pulsione, veniva massimizzato al massimo grado, raggiungendo dei punti che oggi si direbbero inverosimili perche’ per anni insiene a due o tre amici scrivevamo due tre lettere al giorno a piloti, case costruttrici, automobil club che organizzavano le corse.Io già me la cavavo abbastanza bene con l’inglese e quindi scrivevamo lettere in modo che al ritorno dalla scuola, tutti i giorni o quasi avevamo una o due risposte, con foto, informazioni tecniche , appuntamenti che ci facevano entrare in pista a Monza, Vallelunga ed anche a Silverstone, Brands Hatch, Godwood durante le vacanze che trascorsi nel 1970 in Inghilterra. Il gruppo di amici era composto da Roberto Bellucci-detto Mottino- studente liceale a Montepulciano, poi studente d’ingegneria al politecnico di Torino perito sfortunatamente in un incidente insieme alla madre con una Fiat Topolino a 60 Km.all’ora alle ”Cardete” a Chiusi Scalo,grande amante dei motori e della meccanica e figlio unico di Ezio Bellucci che aveva una officina meccanica a Chianciano e che poi gestì una rappresentanza Alfa Romeo a Macciano.Gli altri amici erano i fratelli Bonifazi (Luciano e Giorgio ).Mio padre purtroppo lo facevo campare abbastanza male perchè in occasione delle principali gare ci mettevamo al casello autostradale (a quei tempi non era proibito fare l’autostop all’entrata dell’Autostrada) ed andavamo a Monza sia per le prove sia per la gara del Gran premio d’Italia sia per svariate e così chiamate ”1000 Km.di Monza”, una gara internazionale per macchine Sport-Prototipi. Nelle settimane precedenti con la carta intestata del negozio di fotografia di mio padre scrivevo all’Automobile Club di Milano che sovraintendeva alle gare di Monza ed a quello di Roma per il circuito di Vallelunga ed insieme ad altri chiusini ci ritrovavamo ai bordi della pista od i tribuna non senza essere passato prima a ritirare la busta che conteneva il permesso per accedere ai box di detti autodromi- cosa questa che sarebbe impossibile oggi perchè tali accrediti erano in pratica carpiti poichè all’insaputa di mio padre dicevo che richiedevo i permessi per editare le foto su calendari, cosa questa che avveniva poche volte per la verità.Quando il permesso non mi veniva concesso la conoscenza dei fotografi internazionali era essenziale per farsi passare dalla rete che delimitava i paddock ed i box e così una volta all’interno restituivo il permesso che mi era stato prestato ed a forza di fare questo molte volte ero divenuto amico di fotografi come Bernard Cahier di Evian les Bains ,oggi chiaramente scomparso ma del quale il figlio gestisce un archivio di centinaia di migliaia di foto fatti ai bordi delle piste di tutto il mondo e spesso per pura simpatia e corrispondenza fotografica mi inviava gratuitamente le sue foto, delle quali diverse sono esposte in questa mostra a Città della Pieve. Queste foto al giorno d’oggi se richieste e mostranti il timbro sul retro di detto fotografo sono incredibilmente costosissime fino a costare 300-400 Euro in medio formato se richieste a tale archivio. La mia sfrontatezza raggiungeva dei limiti incredibili suggellati nella mostra da una lettera del 1966 su carta intestata da parte di Graham Hill al quale avevo chiesto- cercando di impietosirlo- e dicendogli che ero un paralitico e che mio padre mi portava a vedere tutte le gare dove lui era presente e così gli chiesi un ”lap chart” in occasione della sua vittoria ad Indianapolis premiata col controvalore di 100 milioni di lire all’epoca.Le ”Lap chart” erano quelle tabelle dove erano presenti file di cronometri con i quali dai box si potevano prendere i tempi sul giro sia del corridore sia dei suoi più diretti avversari.Graham Hill logicamente munito della solita cortesia inglese mi rispose con molta educazione corroborata da un incredibile ma divertete sarcasmo dicendomi che continuava a ricevere lettere da gente che gli chiedeva soldi ed oggetti e normalmente cestinava dette lettere, ma che nel mio caso aveva deciso di rispondermi (non per nulla avevo cercato di impietosirlo dicendogli che fossi un ragazzo paralitico in carrozzella …).Mi rispose dicendomi chiaramente che avrei provato maggiore soddisfazione se avessi trovato un lavoro, guadagnato i soldi necessari a comperare ciò che mi poteva servire….non mancai di rispondergli in pessimo e scurrile inglese ”brutto figlio di zoccola non credevo che per me ci fosse un lavoro…”Questo tanto per dire a quale punto potesse arrivare l’alienazione.Anche gli altri amici chiusini e compagni di scuola scrivevano chiedendo le prime tute Dunlop ignifughe, giubbotti ed altri tipi di vestiario che oggi sono esposti in mostra. Questi oggetti si chiamano attualmente con il gergo di ”memorabilia”.L’amico Walter Rossi deceduto anni or sono ricevette da Mario Andretti un giubbotto STP che è esposto in mostra per gentile concessione di suo figlio Sebastian.Il californiano Dan Gurney detto ”il marines americano” mi regalò la tuta Dunlop della Les Leston Underwear con tanto di stemma della sua scuderia All American Racers dopo che gli inviai la sua foto carpita nel paddock in mutande mentre si stà vestendo a bordo del suo camion.Con Walter Rossi avevamo fatto stampare i biglietti da visita con scritto ”Sacros Motor Racing Agency”che era l’acronimo di ” Sacco-Rossi” che inviavamo alle case costruttrici di F1 e F2 e di sport prototipi per ottenere foto e notizie sui numeri di telaio per fingere l’intemediazione per la compra vendita di auto da corsa….insomma avevamo accumulato tanto di quel materiale del quale una piccolissima parte è esposto da oggi in mostra a Città della Pieve.In casa i miei genitori non campavano più dal timore che volessi fare il pilota da corsa ed un rammarico è stato quello di averli fatti campare abbastanza male in quel periodo proprio per detta pena che logicamente nutrivano perchè si rendevano conto che ero tutto proteso in tale aspirazione.Con la maturità poi le cose cambiano come avviene quasi per ognuno di noi ma a Chiusi in quegli anni tantissime persone si interessavano di automobilismo sportivo e le discussioni e le liti al bar erano frequentissime.Un ultimo aneddoto lo voglio raccontare poichè è molto divertente e fa comprendere quale fosse l’atmosfera di tutta questa ” troupe di invasati” che esisteva a Chiusi, spesso anche d’età maggiore delle mia e dei miei amici. Nel 1966 a Monza con il permesso passatomi dalla rete del paddock da un fotografo che conoscevo -lo stesso bernard cahier- fotografo ufficiale della Good Year,feci entrare molti di questi amici di Chiusi che poi chiaramente si aggiravano senza permesso alcuno nel paddock ed ogni tanto venivano sorpresi ed accompagnati fuori dai sorveglianti ai cancellii .L’amico Giuliano Zanieri detto ”Pratino” riuscì col mio permesso ad entrare in pista e saltò all’improvviso dentro l’abitacolo della Cooper di F1 di Bruce Mc Laren che veniva spinta a mano sulla linea di partenza. Forse voleva che lo fotografassi ma non feci in tempo perchè un energumeno di meccanico con due mano che sembravano due pale da lavoro lo sollevò di peso dall’abitacolo alzandolo per un metro al di sopra della monoposto e lo scaraventò in terra senza dirgli una parola.Oggi se si facesse una cosa del genere si sarebbe arrestati, messi in galera e vedere la chiave essere gettata via…ma non contento ”Pratino” si tolse il giubbotto di pelle che aveva addosso e disse al meccanico in perfetta calata pratese ”prendilo ell’è i tuo se tu mi fai entrare nell’abitacolo della macchina di Bruce Mc Laren” il quale vicino al suo meccanico si mise a ridere guardando tale scena.Chiaramente il meccanico senza proferir parola l’ignorò e restitui il giubbotto di camoscio al suo proprietario Giuliano Zanieri che poi redarguì anche me per non essere riuscito a fotografarlo in tempo quando per due secondi era alla guida della monoposto, ma sinceramente non mi ero preparato a riprendere tale scena….questo per dire a quale punti in quei momenti poteva portare l’emozione di essere in pista e trovarsi accanto alle monoposto sentendo l’olezzo dell’olio di ricino che usavano ed in mezzo a quei motori rombanti che sembravano essere leoni o tigri ruggenti…..Ricordi di gioventù che oggi verrebbero giudicati anche dagli stessi giovani di quella fascia d’età come manifestazioni da manicomio….eppure quelle emozioni le abbiamo vissute ”sul campo” e fanno parte dei nostri ricordi.Passavamo da un mese all’altro aspettando la prossima corsa dove si ripetevano le stesse emozioni. Vi aspetto alla mostra.
Carocarlo, un augurio per un ottimo successo della tua mostra !
Mi dispiace non poter venire !
Sicuramente sei un grande appassionato di auto, sicuramente ti intendi più di quelle che di politica !
P.S.
Almeno questa non l’ ho buttata in caciara !
Grazie per gli auguri, ma che strano….pensavo fosse il contrario,ma evidentemente ci si sbaglia sempre…..mah….
Carocarlo, quella scena di Pratino non la sapevo !
Non me l’ ha mai raccontata. Era un personaggio. Ti racconto in due parole un aneddoto. Eravamo al bar dalla Nunziatina,quando un personaggio in zoccoli di legno,calzoncini corti e un cappellaccio di paglia si aggirava intorno alla Islero di Prato. Incuriositi andammo li e Prato in tono fermo gli disse in dialetto Galcianese: ha perso qualcosa che gira intorno alla mia macchina ? Quel personaggio,sorridente gli rispose : prima di essere la sua,era la mia e,se apre il cofano,gli faccio vedere la mia firma ! ….era Ferruccio Lamborghini ! La sera dopo eravamo ospiti a casa sua !
Pratino: un grande intenditore di macchine. Aveva avuto le più belle !!
Su Pratino ci si potrebbe scrivere un libro….