CITTA’ DELLA PIEVE E CHIUSI, L’ALLARME NUOVI CAS PER MIGRANTI E’ UN FALSO ALLARME

mercoledì 01st, aprile 2026 / 12:45
CITTA’ DELLA PIEVE E CHIUSI, L’ALLARME NUOVI CAS PER MIGRANTI E’ UN FALSO ALLARME
0 Flares 0 Flares ×

CHIUSI – Quando l’allarme per “l’invasione dei migranti” è un… falso allarme. Ma è il sintomo inequivocabile di come la gente percepisce il problema e di come certa propaganda abbia fatto e faccia breccia nell’opinione pubblica.

E’ successo la settima scorsa a Città della Pieve, dove il Comune, con un comunicato diffuso attraverso la pagina facebook dell’ente, si è dichiarato contrario alla riconversione di una grande struttura ricettiva in frazione San Litardo, al momento chiusa, in un CAS, centro accoglienza per migranti e richiedenti asilo, come paventato da alcune voci. Applausi a scena aperta al sindaco Risini. Solo che la Prefettura, soggetto che decide sulle politiche di accoglienza, ha precisato che non esistono richieste o atti in tal senso e che dunque nessun Cas è previsto attualmente a San Litardo. Classica tempesta in un bicchiere d’acqua. Con le opposizioni con in testa il Pd, che facendo il proprio mestiere, non hanno comunque perso l’occasione per criticare la fretta con cui l’amministrazione ha provato a stoppare una operazione in realtà inesistente. Ovviamente accusando anche Risini e la sua giunta di mostrare il proprio volto di destra e di non saper governare.

Ma è successo nelle ultime ore anche a Chiusi, dopo che la prefettura di Siena sul proprio canale social ha pubblicato la notizia di un bando rivolto alle associazioni del terzo settore per la gestione di un CAS  nella cittadina etrusca.  Si tratta – spiega la Prefettura – di una “unità immobiliare, messa a disposizione temporaneamente dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che è ubicata nel territorio del Comune di Chiusi e può ospitare fino a 24 persone. La gestione dei servizi dovrà avvenire secondo lo schema di capitolato d’appalto approvato con D.M. 4 marzo 2024. Le manifestazioni di interesse, sottoscritte digitalmente dal legale rappresentante o procuratore speciale (…) devono pervenire entro le ore 14.00 del 18 aprile 2026…”

Subito anche in questo caso si è scatenata la levata di scudi sui social, come a Città della Pieve.  Ma anche questa notizia è un falso allarme, perché  la struttura in questione non sarebbe un nuovo CAS, ma quello già presente in via Enrico Toti a Chiusi Scalo, nei locali ex Maglificio Claudio. Lo ha subito chiarito lo stesso sindaco Sonnini, il quale precisa anche il numero totale dei migranti e profughi ospitati nelle strutture di accoglienza a Chiusi. Sono in tutto 83. Di questi 24 nel CAS di via Toti.

“Parliamo della struttura che era stata affidata alla Misericordia nel 2023, utilizzando un immobile confiscato presente a Chiusi, che l’amministrazione comunale ha adibito a magazzino al piano terra.
All’interno dell’edificio, al piano superiore, sono presenti 2 appartamenti destinati all’accoglienza dei migranti. Si tratta di un progetto nato da un percorso condiviso, che ha permesso di recuperare un immobile abbandonato.
Oggi quell’affidamento è scaduto ed è necessario procedere con un nuovo avviso con manifestazione di interesse per riaffidare il servizio. È importante chiarire quindi che non c’è alcun nuovo centro di accoglienza: si tratta semplicemente della continuità di un servizio già esistente”, scrive Sonnini.  La notizia insomma è che la gestione attuale è scaduta e va ri-affidata e oltre alla Misericordia possono concorrere anche altre associazioni del Terzo Settore.
La precisazione del sindaco di Chiusi spegne dunque sul nascere le polemiche, ma riaccende la discussione su una questione cruciale di questi tempi. L’accoglienza e la gestione dell’accoglienza alle persone che fuggono da Paesi in guerra, da persecuzioni e torture, da zone di povertà e carestie: Africa sub sahariana, nord Africa, Medio Oriente, Pakistan… A Chiusi sono proprio i pakistani la componente più numerosa nei Cas.
Gente che fugge e cerca rifugio e una vita migliore in Europa, la stessa Europa che però contribuisce a farle le guerre, che invia armi ai Paesi in conflitto, anche a chi (vedi Israele) si è macchiato di genocidio e occupa illegalmente territori non suoi, che invade e bombarda Paesi sovrani come il Libano o l’Iran.
Se profughi e migranti arrivano sempre di più è anche perché qualcuno li bombarda, o perché in quei Paesi sarebbero perseguitati e magari condannati a morte (vedi i palestinesi) o incarcerati e torturati come avviene nella Libia “liberata da Gheddafi”, ma lasciata in mano a bande e tribù pagate per fermare i flussi migratori…
Certo i giovani con la pelle scura che alloggiano nei CAS sono parecchi. E non sono i soli, perché ci sono quelli che hanno trovato un lavoro e una sistemazione diversa, e poi ci sono anche gli “irregolari”, quelli non censiti, i clandestini… Per le strade e nelle piazze dei nostri paesi ormai si vedono quasi esclusivamente stranieri. E parliamo appunto dei ragazzi ospiti dei CAs, non di facoltosi turisti tedeschi, olandesi o americani. Per gran parte delle ore della giornata, in giro profughi e migranti sono più degli abitanti locali. A Chiusi Scalo, in pieno centro c’è anche un luogo di ritrovo e preghiera dei musulmani molto frequentato da persone di religione islamica sia di origine araba e nordafricana che di origine slava e balcanica.
Molta gente del posto, complice la propaganda sparsa a piene mani dalle Tv governative, li percepisce come “troppi”. Pensa che siano tutti dei nullafacenti  sulle spalle della popolazione. Qualcuno ha paura. Molti non escono più di casa. Ma a Città della Pieve, a Chiusi e negli altri paesi limitrofi non si sono MAI registrati episodi di violenza, di aggressione, né tentativi di furti o rapine con protagonisti dei migranti o in numero maggiore di quanto sia sempre avvenuto. 
Ed è un fatto che fra la popolazione non c’è la stessa diffidenza e lo stesso malcontento che serpeggia verso africani, arabi e pakistani, se si parla di altre comunità di profughi e “immigrati” come quella ucraina, quella rumena, quella filippina o sudamericana che però non alloggiano nei CAS. E per ora – va detto anche questo – nei nostri paesi, senza gli immigrati avremmo già dovuto chiudere le scuole, il punto nascita di Nottola e qualche supermercato. Molte imprese locali sarebbero senza manodopera.
Tornando all’argomento di partenza, lo abbiamo già scritto altre volte, ma vale la pena ribadirlo:  per i migranti e richiedenti asilo alloggiati nei CAS è difficile trovare un lavoro, per un motivo semplice: se guadagnano più di 7.500 euro l’anno perdono il diritto all’alloggio e al sussidio che è di 2 euro e mezzo al giorno… Il sussidio statale dai 20 ai 35 euro al giorno previsto per ogni “ospite” va a chi gestisce i CAS non agli ospiti. Questo crediamo debba essere tenuto presente, quando si parla della questione migranti e accoglienza. Così come va tenuto presente che più bombardiamo e più ne arriveranno. Noi che faremmo al loro posto?
m.l.
0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 Email -- LinkedIn 0 Pin It Share 0 0 Flares ×
Mail YouTube