CHIUSI: LA TRISTE STORIA DI UN CINGHIALE CHE PENSAVA DI ESSERE UN CANE, MA E’ MORTO DA CINGHIALE
CHIUSI – Questa è la storia di un cucciolo cinghiale trovato solo, denutrito, cieco da un occhio, sordo.. un animale che a norma avrebbe dovuto essere soppresso. Invece fu salvato, accudito, allevato insieme a due cani maremmani e altri animali. Alla fine forse quel cinghialino pensava di essere un cane pure lui… A salvarlo era stata Sara Bartoli che lo ha cresciuto a casa sua, sede distaccata del CRAS 6 zampe, una associazione che si occupa di animali da salvare. Qualche giorno fa però Groot, questo il nome del cinghialino, si è allontanato dal recinto di casa Bartoli, non molto per la verità, ma abbastanza perché qualcuno appostato nei pressi potesse sparargli come ad un cinghiale qualsiasi.
E infatti Groot mentre “grufolava” fra le sterpaglie, è diventato un bersaglio ed è stato ucciso. Tutto ciò è successo a poca distanza dall’abitazione, dal centro storico, da percorsi di trekking. La vicenda è finita sui social, anche il sindaco di Chiusi Gianluca Sonnini ne ha parlato in un post su facebook. L’Associazione CRAS 6 Zampe ha presentato un esposto affinché si faccia chiarezza sull’episodio. La zona del fattaccio è quella che dal centro storico, lato nord, scende verso la strada per il lago, sotto Porta Lavinia.
Molti commenti sui social hanno fatto riferimento al fatto che in questo periodo la caccia al cinghiale è chiusa. Evidenziando in ciò una aggravante.
Ma le organizzazioni venatorie fanno sapere che in realtà non è esattamente così. La caccia di selezione al cinghiale è consentita tutto l’anno, ad esclusione di due giorni a settimana, il martedì e il venerdì, dall’alba fino alla mezzanotte. La zona in questione risulta in piena “zona di caccia” e nei pressi dell’abitazione di Sara Bartoli c’è un preciso “punto di sparo” dal quale, nel raggio di 100 metri, si può praticare la caccia al cinghiale tutto l’anno, 365 giorni, dall’alba a mezzanotte. E fanno anche notare che non si può detenere in maniera libera un animale selvatico. Ciò è espressamente vietato dalle normative in vigore. Tutto questo per dire che è e sarà importante verificare bene dove è avvenuta di preciso l’uccisione del cinghialino Groot. Se l’abbattimento non è avvenuto nel raggio di 100 metri dal punto di sparo, ma è stato eseguito da ignoti in altra area, allora si tratta di un atto di bracconaggio vero e proprio perseguibile per legge.
Va detto altresì che molti cacciatori hanno espresso solidarietà e vicinanza a Sara Bartoli e all’associazione CRAS, e questo fa pensare che non si sia trattato di un episodio di caccia di selezione controllata, come ce ne sono stati a più riprese in varie zone del territorio chiusino.
Certo Groot era ormai un animale domestico, come i due maremmani suoi amici, e vederselo ammazzare con una fucilata a pochi metri da casa lascia comprensibilmente molta amarezza in chi l’aveva salvato e allevato.
Al di là delle possibilità offerte dalle maglie delle normative, al di là dei perimetri entro cui si può sparare, la vicenda lascia anche qualche perplessità su come alcuni intendono la pratica venatoria; su come sia facile imbracciare un fucile di precisione e fare fuoco in luoghi non distanti dall’abitato o da percorsi frequentati; su quanto sia labile il confine tra caccia lecita e puro piacere di sparare e uccidere un animale. Su quanto in certi frangenti sia incerto il confine tra cacciatore e bracconiere. Ammesso e non concesso che non si sia trattato di un atto di spregio, di un “avvertimento”, di un “dispetto” a chi gli animali li salva.
m.l.








