SIENA: E’ MORTO IL GIORNALISTA DUCCIO RUGANI. PER NOI UN AMICO E COLLEGA DI LUNGA DATA

giovedì 02nd, aprile 2026 / 11:46
SIENA: E’ MORTO IL GIORNALISTA DUCCIO RUGANI. PER NOI UN AMICO E COLLEGA DI LUNGA DATA
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SIENA – La notizia purtroppo era nell’aria da tempo. Era stato lui stesso a raccontare con alcuni articoli la malattia e l’inesorabile conclusione cui sarebbe arrivata. Ed è arrivata. Duccio Rugani se ne è andato ieri. Aveva 66 anni. Per noi un amico di lunghissima data, da quando primapagina muoveva i primi passi e lui, con il Cittadino tirò fuori e pubblicò le liste degli iscritti alla Massoneria. A Siena che è una delle città più massoniche d’Italia e del mondo. In Italia seconda solo a Perugia. Un’operazione che pagò a caro prezzo.

Più o meno siamo rimasti sempre in contatto. Ultimamente era uno degli animatori della testata on line Siena Post, con la quale ci è capitato spesso di “fare sponda” raccontando le stesse storie. Agli amici e compagni di strada di Siena Post le più sentite condoglianze di Primapagina.

Nel 2024 Duccio venne apposta da Siena a Città della Pieve a vedere il nostro spettacolo “Tradire! La notte prima dell’assedio” che raccontava un episodio della Guerra di Siena, l’ultima vittoria della Repubblica senese sui Fiorentini, prima della caduta che sarebbe avvenuta qualche mese dopo a Scannagallo, nel cuore della Valdichiana. Si stupì, da senese puro e viscerale, di quell’episodio che vide Chiusi al centro di una quasi guerra mondiale per difendere la Repubblica di Siena e i chiusini capaci di battere con uno stratagemma gli eserciti e i mercenari mandati ad assediare la città da Firenze, dal Papa, dall’Imperatore Carlo V…

Era un omone grande e grosso, di alto lignaggio e di famiglia ricca e cosmopolita. E comunque fortemente laico, democratico, progressista, un appassionato del giornalismo inteso come missione, ma anche come strumento per capire, per approfondire, per cercare chiavi di lettura. Si dice che i senesi siano gente che ama starsene chiusa fra le mura, gente per la quale il mondo finisce ai Due Ponti o a Porta Romana, Duccio Rugani non era propriamente così. La sua Siena la guardava e la descriveva con un certo distacco.

Poteva avere ancora molte cose da scrivere e da raccontare Duccio, detto Dudù, ma un destino cinico e baro gli ha messo i bastoni fra le ruote. E lui, come dicevamo all’inizio, ha continuato a fare il giornalista, raccontando l’unica cosa che poteva raccontare: il suo calvario. Lo ha fatto con lucidità, con un coraggio raro, convinto probabilmente che ciò potesse anche aiutare altri ad affrontare i passaggi più difficili della vita.

Chapeaux amico. Fai buon viaggio.

Marco Lorenzoni

 

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