I 25 APRILE E LE GAFFES DI GIORGIA MELONI

domenica 26th, aprile 2026 / 11:37
I 25 APRILE E LE GAFFES DI GIORGIA MELONI
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Ricordo che una quindicina di anni fa, su primapagina, che era ancora di carta, uscì un articolo piuttosto sarcastico sul fatto che il giovane consigliere comunale appena eletto a Chiusi, Davide Micheletti, si presentò alla seduta di insediamento del Consiglio con i sandali infradito e i pantaloni corti. Nessuno pretendeva la giacca e la cravatta, ma almeno le scarpe e un paio di pantaloni sì. Il ragazzo che adesso vive a Tel Aviv (gli inviamo i nostri auguri) non voleva essere offensivo, ma, abituato ad un look minimal, quasi francescano, arrivò vestito come sempre… evidentemente non aveva ben chiara la circostanza e la “sacralità laica” del luogo, due cose che esigevano ed esigono rispetto. In sostanza gli ricordammo che non si va in consiglio comunale con i sandali e i bermuda. Soprattutto alla prima seduta che è la più solenne della legislatura.

Ecco, ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è presentata alla celebrazioni del 25 Aprile (insieme al presidente del Senato La Russa) con un paio di sneekers blu ai piedi…  Qualcuno sui social e sui giornali ha scritto che è stato il suo modo per dissentire da quelle celebrazioni, per mandare un segnale di distacco. Come quando ti invitano a una festa e tu non ci vorresti andare, ma sei costretto ad andarci e allora metti su la peggio cosa che trovi, per far capire a tutti il tuo disagio. O per far capire che proprio non e ne frega niente.

Nel caso di Giorgia Meloni però volontariamente, non involontariamente come l’ex consigliere chiusino Davide Micheletti. Qualcuno dirà, sì, ma anche tu, ieri al corteo del 25 aprile avevi le sneekers. E un giacchetto casual, non la giacca buona. Vero. Ma il non sono il presidente del Consiglio. E non spettava a me deporre le corone davanti ai monumenti.

Il sindaco Sonnini, a Chiusi, si è presentato con il vestito blu. E anche i suoi colleghi di Montepulciano Angiolini, di Cetona Cottini, di Sinalunga Zacchei, di Castiglione del Lago Burico, come si vede dalle foto che hanno pubblicato circa le manifestazioni per la festa della Liberazione. 

E’ una questione, come dicevo in precedenza, di rispetto. L’abito non fa il monaco, dice il proverbio. Ma a volte anche la forma diventa sostanza, anche l’abito diventa linguaggio e spiega almeno quanto le parole. Per la Repubblica Italiana il 25 aprile è la festa più importante. Anche più del 2 giugno, perché senza 25 aprile il 2 giugno non sarebbe mai arrivato.

Se qualcuno storce il naso e non ama il 25 aprile o lo svilisce a ricorrenza qualsiasi, en passant… è perché è fascista. E forse non ha ben chiaro in che modo è nato questo Paese come lo conosciamo oggi. Non ha ben chiaro chi stava dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata. Chi è stato vittima delle stragi e chi quelle stragi contribuì a farle come i repubblichini di Salò.

Chi ostenta, come ha fatto ieri Giorgia Meloni, la sua quasi indifferenza, se non il proprio fastidio, lo fa perché non ha ancora digerito la sconfitta dei fascisti di allora… Chi invece ama la repubblica e la Costituzione nata dalla resistenza al nazifascismo, il 25 aprile si mette il vestito buono e va in piazza a festeggiare. Perché è giusto così. Anche per rispetto di chi diede la vita per riconquistare la libertà da una dittatura e da un’occupazione straniera.

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ieri ha fatto due gaffe. Una presentandosi con le scarpe da tennis o da passeggio alle celebrazioni ufficiali. L’altra citando le tensioni verificatesi in alcune manifestazioni, ma dimenticando del tutto l’episodio avvenuto nella sua Roma, dove un motociclista in tuta mimetica ha sparato con un’arma ad aria compressa a due manifestanti con il fazzoletto ANPI al collo, ferendoli entrambi. E’ peggio urlare “fuori i sionisti dal corteo” o sparare alla gente per strada?

Quanto alle tensioni (non si può parlare di scontri) che si sono verificate a Milano e in altre città va detto che se ti presenti alla manifestazione del 25 aprile con le bandiere di un stato che sta perpetrando un genocidio e crimini di guerra, come Israele, non puoi aspettarti che la folla ti stenda un tappeto rosso e ti faccia la ola… Il minimo che ti può capitare è che tu venga invitato a toglierti dai coglioni, per dirla con un francesismo.

E quelli che sono stati “allontanati” avevano bandiere di Israele e dell’Iran dei tempi dello Shah. Il che, dato il momento internazionale, è una provocazione in piena regola. Su quanto avvenuto a Milano rimando ad alcuni video girati in presa diretta dall’amico Alessandro Lanzani, li trovate sul suo profilo facebook. Le immagini e l’audio non mentono. Vedrete come la realtà sia diversa dalla narrazione che poi è passata su tutte le tv.

m.l.

 

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