L’ITALIA CHIAMO’, CHIUSI RISPOSE. SOLD OUT ALLO SPETTACOLO PRODOTTO DA PRIMAPAGINA. IL NOSTRO “RISORGIMENTO” FA AUDIENCE
CHIUSI – L’Italia chiamò, Chiusi rispose presente! Sala gremita. Sold Out dicono adesso. La “prima assoluta” del nuovo spettacolo teatrale prodotto da Primapagina ha riscosso un indubbio successo. Molto apprezzata anche l’apericena organizzata dall’Auser che ospitava la serata. Bella la sala, che un tempo era un cinema e per l’occasione è tornata a raccontare storie. Nel caso specifico 6 storie di persone comuni, in buona parte giovani, che un secolo e mezzo fa, più o meno, si trovarono in mezzo alla costruzione del nuovo stato unitario. L’Italia appunto, che per la prima volta diventava nazione. Anni di guerre di indipendenza, e gli anni in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti, per dirla con Guccini. E la storia di Pietro Rigosi, il macchinista ferroviere de “La Locomotiva” è una delle storie narrate. Le altre parlano di giovani garibaldini chiusini che partono coi Mille, uno torna deluso, l’altro finisce in America a dare la caccia a Jesse James; di contadini disperati, uno di Cetona e uno di Città della Pieve, che fanno una cazzata e pagano con la ghigliottina. Una delle primissime esecuzioni capitali dell’Italia unita. Poi il Cristo dell’Amiata e la prima strage di Stato. E i briganti che cavalcano meglio di Buffalo Bill e imperversano in Maremma. Una Maremma amara dove l’uccello che ci va perde la penna e dove lo Stato non riesce a venire a capo di una specie di guerra civile sanguinosa. E poi la Grande Guerra e un fante mandato a 18 anni scarsi a combattere sul Monte Tomba, un nome che è tutto un programma e fa fare cattivi pensieri. Nel mezzo due donne, madri e mogli, disperate e incazzate con un Stato nuovo che non fa sconti e anzi considera la miseria un’aggravante e sono vittime due volte: della violenza cieca, anche quella dello Stato e delle malelingue dei benpensanti…
Storie insomma poco note ai più dalle quali emergono situazioni e contesti che la scuola ha spesso ignorato. Sorvolando. Uno spicchio di Risorgimento e post Risorgimento visto da una angolazione particolare. Visto da sotto, diciamo.
Il pubblico che è rimasto per un’ora e un quarto incollato alla sedia, alla fine come spesso avviene, tra un bicchiere di prosecco e una tartina, ha cominciato a fare domande agli attori e all’autore. Domande che a microfono aperto, a conclusione dello spettacolo non sono uscite fuori. Molti hanno ammesso di essersi emozionati, di avere una sorta di groppo alla gola. Qualcuno ha pianto. Per le storie raccontate, certo, ma anche perché quelle 6 storie, tutte ambientate tra il 1860 e il 1918, sembrano lontanissime, ma in realtà non lo sono. E non solo perché – per esempio – il fante della Grande Guerra protagonista dell’ultimo episodio era davvero il nonno del narratore Alessandro Lanzani, ma perché tutte quelle storie richiamano l’attualità. Che differenza c’è fra i carabinieri del regio esercito che sparano a Davide Lazzaretti ad Arcidosso nel 1878 e gli agenti dell’Ice di Trump che a Minneapolis uccidono Renée Good?
Dunque la “prima” è andata bene. Anzi benissimo. Meglio non poteva andare. Alessandro Lanzani, la voce narrante, si è confermato il solito “mattatore”. Carla Roso, la voce femminile e Luca Tateo nella difficile parte del “quadro vivente”, muto, ad illustrare la scena, se la sono cavata più che egregiamente. Dario Perini (voce e chitarra) non è più una scoperta. Lo avevamo già conosciuto all’opera e anche stavolta non si è risparmiato. Applausi meritati. Il ragazzo canta e suona bene…
Nella stessa giornata di ieri, domenica 29, a Chianciano si è tenuta una marcia per la pace promossa dai comuni della Valdichiana. Noi non abbiamo potuto partecipare, ma idealmente c’eravamo e crediamo di aver dato comunque un contributo alla mobilitazione pacifista, contro “i re e i tiranni” e il bellicismo imperante, con uno spettacolo che pur partendo e parlando di cose di 150 anni fa, è a suo modo un apologo contro la guerra e contro la violenza e la sopraffazione. Purtroppo al giorno d’oggi sembra di essere ripiombati in un’epoca lontana, come quella che precedette la Prima Guerra Mondiale che fu germe e terreno di coltura anche per la Seconda.
“L’Italia chiamò ” verrà riproposto prossimamente. Sono previste repliche a Città della Pieve, Cetona, Chianciano. E a Milano. Questo da maggio a giugno. Poi in estate se ne riparlerà. E lo spettacolo come sempre avviene potrà solo migliorare. E migliorerà. Ovviamente, come primapagina non possiamo che ringraziare il pubblico numeroso per aver risposto alla “chiamata”; l’Auser di Chiusi città per l’accoglienza, la disponibilità e la pazienza dimostrata nei nostri confronti; il Comune per il patrocinio e il sostegno convinto ribadito in sala dal Sindaco Sonnini.
Buona la prima, quindi. Ora pensiamo alla prossima. Come dicono i giocatori e gli allenatori, qui si gioca partita per partita…










