L’ATTACCO AL’IRAN E GLI EFFETTI COLLATERALI. C’E’ ANCHE UN CHIUSINO TRA GLI ITALIANI BLOCCCATI A DUBAI
CHIUSI – Tra gli effetti collaterali dell’attacco militare Usa-Israele all’Iran scattato sabato mattina c’è anche quello degli stranieri residenti o rimasti bloccati nei Paesi oggetto della risposta iraniana. A Dubai per esempio dove sono state bombardate alcune strutture ed è stato colpito l’aeroporto. Solo a Dubai ci sono oltre 20 mila italiani residenti, più alcune centinaia di turisti e 204 studenti del programma Wsc Italia che non possono tornare per il blocco dei voli aerei.
C’era anche il Ministro Crosetto, con la famiglia. Nessuno lo aveva avvertito, né lui, né Tajani, ne Giorgia Meloni. Trump e Netanyahu hanno agito da soli, senza consultare o avvisare gli alleati. C’era, perché Crosetto è rientrato in patria, da solo, con un volo militare, che ha voluto pagare di tasca propria (tre volte il costo). I suoi familiari sono rimasti laggiù. Come tutti gli altri, Fra questi altri la cantante Big Mama, l’ex Ct della Nazionale di calcio Roberto Mancini, l’ex calciatore dell’Inter D’Ambrosio. Fra gli italiani residenti a Dubai c’è invece un giovane chiusino: Giulio Tosi, 40 anni, che lavora per una importante Maison della moda. Anche lui ieri mattina è stato svegliato dai boati delle esplosioni, dall’alert sul cellulare. Sta bene, è in contatto con la famiglia. Ha parlato coi genitori anche questa mattina. Il padre, Mauro Tosi, riferisce che per ora la situazione appare abbastanza tranquilla, ma non nasconde la forte preoccupazione. Il traffico aereo resta per il momento fermo, quindi nessuno può uscire dal Paese. Comprensibile l’apprensione.
Vedere i missili solcare il cielo delle Mille e una Notte e sentire il fragore delle esplosioni, vedere alzarsi colonne di fumo nero a causa di attacchi missilistici e di droni, non deve essere una bella sensazione. E sapere di non potersi muovere nemmeno. A Dubai, come nelle altre metropoli del lusso degli Emirati, la gente è abituata, anche per una questione di clima, a vivere all’interno degli alberghi, dei mega centri commerciali, ma doverci stare perché fuori bombardano, non è la stessa cosa.
E questi sono gli effetti collaterali dell’attacco all’Iran. Effetti collaterali come la distruzione di una scuola elementare femminile a Minab nel sud dell’Iran, che ha causato morti e feriti tra le giovanissime studentesse: i giornali parlano di 148 vittime e 95 feriti.
Il raid deciso da Usa e Israele non ha ucciso solo la “Guida Suprema” del regime fondamentalista iraniano Ali Khamenei e alcuni suoi familiari (la figlia, il genero e il nipote), il capo di stato maggiore e altri esponenti del governo e delle forze armate, ma evidentemente anche civili del tutto innocenti.
Qualcuno, anche fra i nostri lettori, fa notare che gli effetti collaterali vanno messi nel conto, che anche nel ’43-44 gli aerei anglo-americani che bombardavano le postazioni nazifasciste, provocavano vittime civili. Successe pure a Chiusi quando il 21 novembre del ’43 fu bombardata a tappeto la stazione: 8 civili morti, fra ferrovieri, viaggiatori, passanti. Sempre a Chiusi, nei giorni della liberazione della città, tre bambine di un collegio sfollate in campagna, furono uccise da un mitragliamento aereo alleato, perché scambiate erroneamente per soldati nemici. Il numero di vittime è minore, ma il caso non è molto diverso da quello della scuola in Iran.
C’è una differenza, però. Gli anglo-americani che bombardavano le città italiane, le strutture militari, i convogli e le infrastrutture stradali e ferroviarie lo facevano nel quadro di una guerra dichiarata all’alleanza nazifascista. Trump e Netanyahu hanno agito in solitaria, senza alcun avallo internazionale, senza alcuna dichiarazione di guerra e – come dicevamo – senza avvertire nessuno, neanche gli alleati più fedeli. In questo senso, insieme a Khamenei e ai suoi ministri e funzionari e ad un bel numero di civili innocenti, il raid di ieri ha ucciso anche il Diritto Internazionale, che in realtà era già morto da un pezzo, stracciato prima da Putin con l’aggressione all’Ucraina, poi da Netanyahu a Gaza e in Cisgiordania dove è stato compiuto un genocidio ancora in atto e una annessione-occupazione di territori del tutto illegittima, infine con il blitz Usa per prelevare il presidente del Venezuela Maduro.
Anche qui, però con una differenza: nei confronti dell’aggressore Putin è scattata immediatamente la condanna dell’Unione Europea con con seguenti raffiche di sanzioni e invio di aiuti economici e armi all’aggredito, nei confronti di Gaza e Cisgiordania, di Maduro e adesso dell’Iran, l’espressione “aggressore-aggredito” non è stata evocata, nessuno in Occidente ha proposto invio di armi all’aggredito.
Il raid contro l’Iran è stato definito non solo da Trump e Netanyahu, ma da gran parte della stampa mainstream, “attacco preventivo”, per prevenire cosa? L’Iran stava minacciando di bombardare Baltimora?
Chiaro che nessuna persona di buon senso, sinceramente democratica, nessuna persona di cultura liberale, laica, progressista e a maggior ragione nessuna persona di idee radicali e di sinistra poteva o può avere simpatia per il regime retrogrado e sanguinario degli Ayatollah e provare pietà per la morte di un personaggio come Khamenei. Ma da qui a giustificare un’operazione militare unilaterale, che è a tutti gli effetti un attacco ad uno stato sovrano, con rischi di escalation in tutto il medio oriente e non solo, ce ne corre. Soprattutto dopo aver condannato l’aggressione della Russia all’Ucraina e dopo aver sostenuto per 4 anni la “resistenza” o meglio il regime di Kiev, che si è dimostrato tutt’altro che democratico e corrotto fino al midollo al punto di rivendere le armi ricevute e coi soldi comprarsi i cessi d’oro per le ville…
Ultima considerazione: Trump e Netanyahu hanno dimostrato ancora una volta che loro intendono dettare le regole e comandare, che il loro metodo è la forza militare non la diplomazia, che degli alleati, anche dei più fedeli e allineati non gliene frega un beneamato ca…o. (l’espressione è di Travaglio ed è quanto mai efficace).
E se adesso Starmer, Macron, Mertz, Meloni e Ursula Bomberleyen, sono lievemente in imbarazzo, perché si sentono scavalcati e ignorati come fossero dei semplici maggiordomi o cameriere ai piani, pazienza.
Però, sempre a proposito dei però… va detto che adesso Tel Aviv e altre città israeliane sono sotto attacco da parte dei missili iraniani, che gli stessi missili iraniani non possono arrivare a colpire Baltimora o New York o Mar a Lago, ma potrebbero colpire porti o località italiane ed europee che ospitano basi Usa e Nato: dalla Grecia a Cipro, da Sigonella ad Aviano… In Italia quelli che possono essere “obiettivi sensibili” sono parecchi: a Napoli (Lago Patria) c’è uno dei due comandi Nato e il Comando Usa delle forze aeree e dei Marines per il Mediterraneo; a Camp Darby, tra Pisa e Livorno, importante deposito di munizioni; a Poggio Renatico (Ferrara), è di stanza il Deployable Air Command and Control Centre che monitora lo spazio aereo e fornisce personale addestrato; a Gaeta staziona la nave ammiraglia della VI flotta Usa; Taranto, che ospita parte del Nspa (Southern Operational Centre) per il controllo delle forze navali e anfibie; a La Spezia opera un centro di ricerca Nato; a Ghedi (Brescia) ha sede un deposito di bombe nucleari; ad Aviano (Friuli-Venezia Giulia) c’è la più grande base aerea americana del Mediterraneo, con armi atomiche del tipo B61-4; a Vicenza, invece si trova il quartier generale dell’US Army per l’Europa meridionale; quella di Sigonella (Catania), è considerata la più importante base Nato, che ospita l’aeroporto della US Navy, sistemi di controllo per i droni e velivoli. Ma anche le strutture militari italiane, come per esempio, la Base aerea di Grosseto sede del 4º Stormo dell’Aeronautica Militare e base dei caccia intercettori Eurofighter Typhoon, potrebbero finire nel mirino, in quanto utilizzabili a supporto di azioni Usa e Nato.
C’è da augurarsi che il popolo iraniano trovi una strada per arrivare ad una repubblica democratica, non teocratica e fondamentalista, che rispetti la storia millenaria e ricchissima della Persia, ma di certo l’esportazione della democrazia a suon di bombardamenti e uccisioni o rapimenti dei capi di stato o di governo non è la strada giusta. E forse sarà bene, tra un blitz e un bombardamento, trovare il modo di approfondire la storia degli Epstein Files e del groviglio di relazioni, contatti, connivenze, ricatti che c’è dietro. Un groviglio di super ricchi e potenti e potentati di tutto il mondo, un’orgia di strapotere e depravazione estrema che arriva fino a reati gravi…
Diciamo questo perché un mondo che si sente scivolare la terra sotto i piedi può essere capace di tutto. Anche del “muoia Sansone, con tutti i Filistei”.
m.l.










