SANITA’ NEL TRASIMENO: PROPOSTO UN PATTO CON GLI OSPEDALI DI NOTTOLA E LA FRATTA. COME MIGLIORARE I SERVIZI TERRITORIALI
CONFERENZA STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE “UMBRIA PER LA SANITA’ PUBBLICA”
CASTIGLIONE DEL LAGO – Si è tenuta ieri a Castiglione del Lago, presso il nuovo Cinema Caporali, una conferenza stampa dell’Associazione Umbria per la Sanità Pubblica, che si presentò come una delle liste del centro sinistra alle regionali del 2024. Tema della conferenza le proposte da inserire nel Piano Sanitario regionale, per la zona del Trasimeno, proposte presentate in una iniziativa pubblica a Paciano il 7 marzo e riportate in un nostro articolo precedente.
I due relatori Vasco Cajarelli ex sindacalista Cgil e Lamberto Bottini, presidente dell’Associazione insieme ad altri esponenti del movimento, tra i quali anche l’ex sindaco castiglionese Sergio Batino, hanno ribadito e puntualizzato tali proposte annunciando anche altre iniziative pubbliche per fare pressione su Regione e vertici sanitari affinché le istanze del territorio vengano accolte e trovino attuazione. Sia per quanto riguarda le strutture e i servizi ospedalieri che i servizi territoriali di base. Una delle richieste dell’Associazione Umbria per la sanità pubblica è una sorta di “precondizione”: rivedere l’assetto istituzionale della sanità umbra: meglio una sola Asl e una sola azienda ospedaliera che due separate e marcianti su binari paralleli non comunicanti.
Per esempio: Il progetto di ospedale unico del Trasimeno è stato abbandonato per mancanza di fondi. Non ci sono soldi per nuovi ospedali, disse all’epoca la presidente della Regione Marini. Adesso si parla di costruire due ospedali nuovi a Terni e a Narni, a 18 km di distanza l’uno dall’altro. Questo mentre i cittadini del Trasimeno, per fare una risonanza, una visita specialistica o una ecografia debbono andare non a Città della Pieve, ma a Città di Castello a 100 km di distanza.
E mentre a Città della Pieve presso quello che è ormai un ex ospedale si è costruito il bunker per la Risonanza magnetica, ma il servizio non è mai stato messo in funzione.
Per evitare le peregrinazioni dei pazienti per tutta l’Umbria , l’associazione chiede di qualificare l’ospedale di Castiglione del Lago come ospedale di primo livello e di riferimento per l’intera area del Trasimeno, prevedendo l’integrazione con l’Azienda Ospedaliera di Perugia. Tradotto significa: mandateci all’ex Silvestrini, non a 100 km di distanza.
Sempre sul terreno dei servizi ospedalieri, l’associazione UpSP propone di stipulare un Protocollo di Intesa con la Toscana, per trovare sinergie e integrazioni con gli ospedali di Nottola (Montepulciano) e la Fratta (Cortona), che sono praticamente entrambi sul “confine” con l’Umbria o a pochi chilometri. Questo cercando anche di evitare servizi doppioni, ottimizzando l’offerta sanitaria e agevolando l’utenza. La “migrazione” sanitaria c’è sempre stata, sia dall’Umbria verso la Toscana che viceversa, ma secondo l’Associazione va governata nell’interesse di entrambe le aree: si pensi ad esempio al punto nascita di Nottola che rischia la chiusura se non raggiunge 500 parti all’anno (è a poco più di 400) e potrebbe diventare, più di quanto non lo sa già spontaneamente, un riferimento essenziale per le famiglie del Trasimeno. Come è stato fatto con il Patto per l’acqua di Montedoglio e come si sta facendo di fatto sulla questione trasporti ferroviari, anche sulla sanità il rapporto sistematico Umbria-Toscana può diventare un modus operandi avanzato e proficuo.
Per il resto Umbria per la Sanità Pubblica chiede che venga potenziato e non smantellato il CORI di Passignano;
che la casa di Comunità di Città della Pieve venga dotata di tutti i servizi di diagnostica compresa la citata Risonanza magnetica e di un Pronto Soccorso di primo intervento attivo h24;
che le Case di Comunità di Magione e Tavernelle siano dotate di tutti i servizi di medicina di base compresa la presenza di medici di Medicina Generale;
che venga realizzato il centro salute a Castiglione del Lago e venga raddoppiato il numero dei posti letto nelle residenze protette. Punto, quest’ultimo particolarmente sentito, essendo la popolazione sempre più anziana e con un numero di malati cronici o con patologie particolari e invalidanti sempre più alto. Le famiglie spesso si trovano ad affrontare tali situazioni in totale solitudine e senza alcun supporto pubblico. Il che è il contrario di ciò che recita la Costituzione.
Nell’ottica di una sanità territoriale pubblica presente ed efficace, vicina ai cittadini e non sempre più lontana, l’associazione chiede il potenziamento della rete sanitaria territoriale e di quella dei medici di famiglia, spesso carente. Ma chiede anche di confermare il Distretto come momento di governo della sanità nel territorio e come riferimento chiaro per i sindaci e tutti gli interlocutori, tecnici e politici.
A questo proposito Umbria per la Sanità Pubblica resta fortemente convinta e ancorata (Cajarelli e Bottini lo hanno ribadito) alla coalizione di centro sinistra che governa la Regione. E non intende dare spallate o picconate. Ma non nasconde la preoccupazione per lo sfilacciamento progressivo dei servizi, per le risposte non sempre adeguate alle esigenze e ai diritti della popolazione, per un cambio di passo rispetto alla gestione del centro destra che ancora non c’è stato… Adesso non è più una lista elettorale a supporto, ma un soggetto politico vero e proprio, prevalentemente tematico, ma non solo tematico, che si propone come promotore di partecipazione attiva, di confronto e di stimolo a fare meglio. Sia i due relatori che altri interventi non hanno mancato di notare come spesso tutto questo sia vissuto però da parte d alcune forze politiche e di alcuni amministratori a vari livelli, con un certo fastidio, con insofferenza e ostracismo.
Per superare le diffidenze sono stati annunciati incontri e iniziative coi i vari partiti, con esponenti della società civile e soggetti vari. Perché una cosa deve essere chiara. Se ci sono dei problemi – e nella sanità ce ne sono a iosa – la colpa non è di chi li fa notare e fa proposte per trovare soluzioni.
m.l.










È forte ! Ci andiamo a fare curare da chi ci ha fatto ammalare !!
Facciamo come quello che aveva messo le balle sopra un ceppo e le prendeva a martellate,uno gli disse : ma quando godi e lui rispose, quando non ci chiappo !!
la risposta e’ ridate al Trasimeno querllo che le e’ stato tolto, un nuovo ospedale unico come e’ stato fatto nel resto dell’Umbria altrimenti la pari dignita’ per i cittadini e la sanita’ nel Trasimeno non esistera’ piu’ come lo e’ attualmente cosi anche C. del Lago potrebbe avere un distretto sanitario non da rifugiati ma da persone civili organizzato sull’attuale struttura che ancora ci si os tina a chiamare ospedale, come previsto qualche anno fa ed ancora in vigore sul Piano Sanitario Regionale tuttora vigente.
Niccolò scusa,ma sarebbero queste le interlocuzioni ? Che merce è ? E più che altro chi sarebbe chi ci ha fatto ammalare ? Siccome nella sanità-converrai con me – lo spazio dato in gestione ai privati è fortemente aumentato e dall’altra i conferimenti pubblici alle aziende sono parte delle decisioni delle amministrazioni delle regioni,chi sarebbe chi ci avrebbe fatto ammalare ? Specficalo in maniera credibile però, visto che tutt’intorno al settore pubblico esiste una pletora di privati che sbavano e che scalpitano e che hanno sempre mirato alla non effcienza del servizio pubblico in modo che loro rappresentino una alternativa finalizzata all’ingrasso delle loro tasche ? Resto in attesa.