RISCHIO FRANA: PIENZA COME NISCEMI? NO, MA… 2 MILIONI DI EURO PER CONSOLIDARE LA RUPE CHE SCIVOLA

sabato 07th, febbraio 2026 / 19:06
RISCHIO FRANA: PIENZA COME NISCEMI? NO, MA…  2 MILIONI DI EURO PER CONSOLIDARE LA RUPE CHE SCIVOLA
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PIENZA –  Qualche giorno fa Gaia Checcucci, presidente dell’Autorità di bacino Appennino, aveva lanciato un allarme: Pienza rischia di fare la fine di Niscemi. E’ noto da tempo che la “città ideale” voluta da Pio II, papa originario del luogo, e disegnata dal Rossellino nel 1400, poggia su una “faglia” che dà segni di movimento e scivolamento. E la faglia in questione si trova proprio sotto la cattedrale, che da alcuni decenni è “monitorata” con appositi “vetrini” posti sulle pareti e con altri strumenti. Il rischio c’è insomma ed è una situazione conosciuta. Il caso Niscemi e le forti piogge di fine gennaio e inizio febbraio hanno fatto salire l’attenzione anche sulla città della Valdorcia che sa di essere seduta su una rupe che si muove.
Il sindaco Manolo Garosi precisa che “i monitoraggi, nel corso degli anni, hanno rilevato movimenti minimi e che al momento non c’è su Pienza nessuna emergenza in corso” e fa sapere che  “sono stati sbloccati 2 milioni di euro, finanziati dal CIPESS nell’ambito dei Fondi di Coesione 2021–2027. Tali fondi serviranno per proseguire i monitoraggi e realizzare interventi di prevenzione e consolidamento, con particolare attenzione al versante che affaccia sulla Val d’Orcia, da Via del Casello a Santa Caterina, passando per il Duomo”.
Insomma il primo cittadino di Pienza getta acqua sul fuoco. Rassicura tutti, annunciando pure un bell’investimento per i monitoraggi e il consolidamento della parete a rischio. Però, come dicevamo il rischio c’è ed è alto. E’ classificato di grado P4, il massimo previsto: pericolosità molto elevata.  Quindi è comprensibile l’allerta.

Il Duomo di Pienza, concattedrale della Diocesi con quelle di Montepulciano e Chiusi, poggia su un terreno prevalentemente formato da argille e sabbie, una conformazione che in caso di forti piogge perde coesione con pericolo di scivolamento. A rischiare il crollo non è solo il Duomo, ma tutta la città che di fatto è un borgo bellissimo, ma piccolo tutto intorno alla chiesa madre. Che per la verità mostrò cenni di cedimento fin dalla sua costruzione 600 anni fa…

Il sindaco  Garosi spiega così ciò che è stato già fatto:  “La faglia critica interessa anche le tre passeggiate panoramiche, che si affacciano sulla Valdorcia, in particolar modo quella di Santa Caterina. Il Ministero dei Trasporti ha finanziato i lavori, da poco cominciati, che hanno consolidato la passeggiata di Santa Caterina. Sono stati inseriti per 17 metri dei micropali di acciaio lungo la parete rocciosa, fino a intercettare la parte di roccia più resistente. A questi verranno poi aggiunte delle strutture autoportanti in cemento armato, che sorreggeranno la passeggiata. Un quarto dei due milioni di euro verranno utilizzati per il consolidamento della parete rocciosa che sostiene questi terrazzamenti”.

Pienza, come l’intera Val d’Orcia è patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco. E’ una città “utopica” creata per volere di un grande papa umanista in pieno rinascimento, ma da sempre vive a cavallo tra bellezza e fragilità. Con un piede di qua e uno di là. E’ quasi una città virtuale, creata ad arte, sulla base di un’idea, di un “sogno” e appunto un’utopia. E’ immersa in una terra suggestiva quanto desolata ed è poggiata su una rupe friabile che da un momento all’altro può scivolare a valle per motivi morfologici e naturali. Nei secoli ha mostrato segnali di “movimento” che la gente del posto conosce e che certamente teme, ma fino ad un certo punto. Ci convive, sapendo che c’è chi monitora, studia, osserva e se occorre interviene. Pienza non rischia di crollare perché costruita male o perché nel tempo si è fatto il contrario di ciò che si doveva fare. Pienza non è costruita come Niscemi. Intorno al Duomo che scivola ha costruzioni della stessa epoca del Duomo e di poco successive, non ha interi quartieri venuti su come i funghi dal dopoguerra ad oggi e costruiti senza badare troppo al sottosuolo, al contesto, ai rischi e neanche ai “segnali” che il contesto inviava. …

Certo anche Pienza può “venire giù”, come Niscemi, e come tutte le città costruite su delle rupi (si pensi a Orvieto, a Todi, a Pitigliano… ), la natura quando ci si mette non sta a sottilizzare sulla bellezza e sulla storia, ma non è una città-disastro, non è la fotografia impietosa di come non si deve costruire, la fotografia di uno scempio e di un territorio ferito dal cemento, da un’edilizia sregolata e famelica. E’ tutt’altra cosa. Però è in Val d’Orcia e la Val d’Orcia è terra delicata, difficile, argillosa, dove anche il grano fa fatica a crescere…

m.l.

 

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