“LA PROSSIMA NOTTE”, UN ROMANZO THRILLER A TINTE VIOLA
Il 2026 è l’anno del centenario della Fiorentina. La Viola è nata infatti nel 1926. C’è anche un collettivo della tifoseria organizzata che si chiama 1-9-2-6 (unonoveduesei). Ma la ricorrenza rischia di essere triste, perché la squadra è terz’ultima in classifica. Se il campionato finisse oggi, sarebbe in serie B. Davanti ha tre squadre a 3 punti di distanza (Lecce, Genoa e Cremonese), mancano 13 partite, ce la può pare a salvarsi. E teoricamente può anche salvare la stagione vincendo la Conference League, dopo due finali perse. Per chi come il sottoscritto tifa viola da quando c’era ancora Hamrin (primi anni ’60) vedere De Gea, Kean e compagni arrancare nei bassifondi è una sofferenza. Non è neanche vero che la Fiorentina faccia fatica perché era partita con altri obiettivi e non è abituata a lottare nel fango della lotta per non retrocedere. E’ successo altre volte, non tantissime volte, ma è successo. Penso e spero che alla fine ci salveremo. Ma non sarà una passeggiata, perché la battaglia in coda è più dura di quella che si combatte in cima alla classifica. C’è più fango in fondo, gli scivoloni possono essere rovinosi. E sono di più anche i colpi bassi, le furberie da campetto di periferia, le gomitate nelle costole. Ma queste righe sulla crisi viola nell’anno del centenario sono solo la premessa ad una curiosità. Una curiosità letteraria, non solo calcistica, anche se il calcio c’entra e c’entra pure la Fiorentina.
C’è uno scrittore fiorentino, Giovanni Agnoloni, classe 1976, che ha da poco pubblicato un libro che si intitola “La prossima notte”, edizioni Transeuropa, 16 euro. E il libro in questione, un romanzo, unisce e mette insieme due grandi passioni dell’autore: la letteratura, appunto, e la Fiorentina. Si tratta di una storia di fantasia, qualcuno la definirebbe fantafiction, ma in sostanza è un thriller in cui il noir sfuma nel… viola. Quello della maglie della squadra di Firenze.
Il protagonista è un giocatore della Fiorentina. Si chiama Aaron Stewart, è italo americano. Non è un campionissimo, ma uno che la butta dentro. Un centravanti di provincia arrivato dal Siena. Che quando dici Siena a Firenze, uno pensa subito a Montaperti o a Scannagallo, che non furono certo rose e fiori, ma battaglie sanguinose.
Siamo nel 2010, la Fiorentina di Aaron Stewart è una Fiorentina ipotetica, non è quella di Prandelli. Stewart ha 30 anni, più di Toni o Gilardino ricorda un po’ tale Larrondo, anche se nel libro lui segna di più: 13 gol… fino allo 0-0 scialbo con la Sampdoria, dopo di che comincia un’altra storia. Il centravanti italoamericano riceve una telefonata nel cuore della notte. Da suo padre Charles, massaggiatore della Viola negli anni ’40, scomparso 10 anni prima e che tutti credevamo morto suicida. E qui parte un viaggio. Da Firenze a Palermo, un viaggio personale che riecheggia una leggendaria trasferta viola del marzo 1946, attraversando luoghi, memorie e colpe irrisolte. Non aggiungo altro per non inficiare il gusto della lettura. Una cosa però la posso dire: La prossima notte mi ha fatto venire in mente una canzone, che è Father and son di Cat Stevens, del 1970. Sì, perché è un romanzo di padri e figli, di identità e redenzione, in cui lo sport diventa specchio di un’intera comunità nazionale. Pur ruotando attorno al calcio, è una storia per tutti, che parla di memoria, scelte e responsabilità individuale. E parla anche di calcio. Della Viola. Della sua storia.
L’autore Giovanni Agnoloni il libro lo ha dedicato a Giampiero Masieri storico cronista sportivo de La Nazione e ad Egisto Pandolfini, centrocampista della Viola tra i protagonisti di quella trasferta del ’46, entrambi scomparsi nel 2019.
Al di là dell’annata storta che sta vivendo la Fiorentina, il centenario va comunque celebrato. E un romanzo thriller a me pare anche un modo appropriato per farlo. Anche il campionato è un thriller. Tra l’altro a maggio saranno 70 anni tondi dalla vittoria del primo scudetto. Io sono nato una settimana dopo da quel trionfo. E mi ricordo ancora mio padre che mi declamava la formazione come fosse la poesia più bella del mondo: Sarti, Magnini, Cervato, Chiappella, Rosetta, Segato, Julinho, Gratton, Virgili, Montuori, Prini. Poesia soppiantata solo 13 anni dopo da Superchi, Rogora, Mancin, Esposito, Ferrante, Brizi, Chiarugi, Merlo, Maraschi, De Sisti, Amarildo.
Oggi di poesia nel calcio ce n’è poca. Anche la fantasia latita. Per fortuna c’è qualche scrittore che prova a infilarcela. E Giovanni Agnoloni, nell’inventarsi un centravanti italo americano della Viola, acquistato dal Siena, ne ha avuta una bella dose…
Marco Lorenzoni











Un Chiusino fu,per tanto tempo, medico della viola ! Il professor Gian Gastone Neri Serneri !