CHIUSI: L’8 MARZO AL MASCAGNI “FURORE”, QUANDO L’AMERICA SPARAVA A ZERO SULLA FEROCIA DEL CAPITALISMO

lunedì 16th, febbraio 2026 / 16:16
CHIUSI: L’8 MARZO AL MASCAGNI “FURORE”, QUANDO L’AMERICA SPARAVA A ZERO SULLA FEROCIA DEL CAPITALISMO
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CHIUSI – Il prossimo 8 marzo al Teatro Mascagni di Chiusi andrà in scena “Furore”, un intenso monologo dell’attore e regista Massimo Popolizio, basato sul famoso romanzo di John Steinbeck, uno dei capolavori assoluti del ‘900. Un’epopea dei poveri e dei diseredati nell’America della Grande Depressione degli anni ’30. Un affresco crudo, amaro, violento.
Steinbeck  lo pubblicò nel 1939. In due anni (1939 e 1940) vendette circa 5 milioni di copie. Nel ’40 vinse il premio Pulitzer. Nel 1962 l’autore ottenne il Premio Nobel per la letteratura. Sempre nel 1940 uscì la trascrizione cinematografica, diretta da John Ford, con Henry Fonda nella parte del protagonista Tom Joad… Il film vinse l’Oscar per il miglior regista e per la migliore attrice non protagonista. Lo spunto e i materiali per il romanzo Steinbeck li trasse da una serie di articoli pubblicati nell’ottobre 1936 nel San Francisco News, per documentare le condizioni di vita di una popolazione che, attratta da offerte di lavoro, a centinaia di migliaia aveva abbandonato il Midwest per raggiungere la California. Si trattava dei nuovi poveri, bianchi e protestanti, espropriati dalle banche delle loro fattorie, non più redditizie dopo che il cataclisma delle tempeste di polvere (the dust blow) le aveva rese improduttive.
Furore racconta, appunto,  il lungo e drammatico viaggio verso la California della famiglia Joad, in cerca di lavoro e nuove opportunità dopo aver perso la propria fattoria in Oklahoma a causa delle tempeste di sabbia e degli spietati proprietari terrieri. Romanzo e film sono un apologo sulla ferocia del capitalismo, alla vigilia della seconda guerra mondiale. Il tema proposto da Steinbeck è stato ripreso nel 1995 da Bruce Springsteen nell’album “The ghost of Tom Joad”, uno dei miglior del Boss premiato nel ’97 ai Grammy Awards come il miglior album folk contemporaneo.
Ne parliamo qui, consigliando di andare a vedere Furore di Massimo Popolizio, perché per noi è come sfondare una porta aperta. Nello spettacolo On the road. Again, allestito e proposto da Primapagina nel 2019, tra i vari monologhi uno era tratto proprio da Furore e tra i brani eseguiti live dalla band locale dei Dudes, figuravano The Ghost of Tom Joad, Sinaloa Cow Boys, Youngstown e Across the border, tutti compresi nell’album di Springsteen. Poi c’erano brani di Bob Dylan e di Woody Guthrie, il padre dei folk singers americani e non solo americani, che della “grande depressione” era stato il cantore principale. Tutte canzoni che parlano del divario tra ricchi e poveri, dei problemi degli immigrati negli Stati Uniti, dell’impoverimento della classe operaia e della middle class dopo la deindustralizzazione…
Ci fa piacere che il Mascagni di Chiusi abbia messo in cartellone una piece come Furore.  Tra l’altro il lavoro di Popolizio non è una novità assoluta, è del 2019, come il nostro On the road. Again. Ci fa piacere trovarci in sintonia con un attore e regista bravo che ha scelto di riportare in scena il capolavoro di Steinbeck. A maggior ragione in tempi come questi, in cui si parla molto di migranti, di poveri, di muri per fermare le migrazioni, di capitalismo di guerra e di riarmo.
Nell’era di Trump, Vance, Putin, Meloni, Mertz, Salvini, Orban e Macron, rileggere qualche passo di Furore o ascoltarne la rilettura in un teatro, male non fa, di sicuro.
m.l.
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