UNA TRAGEDIA PASSATA IN SECONDO PIANO: VENERDI’ 9, A CHIUSI SI TORNA A PARLARE D GAZA
CHIUSI- Inutile nasconderlo, gli eventi delle ultime settimane e degli ultimissimi giorni (Maduro, la riunione dei Volenterosi, la petroliera russa sequestrata dagli Usa, l’uccisione della donna a Minneapolis) hanno oscurato quasi del tutto la situazione di Gaza e della Cisgiordania, che già era sparita dai radar dopo il cessate il fuoco più virtuale che reale di ottobre. Di ciò che succede in Palestina e ai palestinesi sembra non fregare più una beata mazza a nessuno. Sui social compaiono sì, dei post sulle condizioni terribili in cui i civili di Gaza sono costretti a vivere, tra fango, vento forte, freddo e ogni tanto anche qualche fucilata. Ma sui grandi media non se ne parla quasi più.
L’IDF non ha più neanche bisogno di uccidere con le armi. I palestinesi muoiono da soli di fame, di freddo, di infezioni, di complicanze per mancanza di medicinali… In Cisgiordania i coloni israeliani spalleggiati dall’esercito continuano a fare ciò che fanno da decenni: sparano alle persone, bruciano gli ulivi, ammazzano anche le capre e le pecore per togliere i viveri ai palestinesi. Anche le manifestazioni Pro Pal, il grande movimento che ha riempito le piazze ad ottobre-novembre, sembra essersi volatilizzato. I flash mob, encomiabili, sono sempre più presìdi di pochissime sparute minoranze che possono forse liberare le coscienze dei pochi che vi partecipano, ma non spostano di mezzo millimetro la situazione. Gli arresti di alcuni esponenti palestinesi in Italia con l’accusa (ancora tutta da accertare) di aver finanziato Hamas con i fondi raccolti dal movimento propal, hanno gettato ombre oscure sul movimento stesso, additato come fiancheggiatore del terrorismo, come se la quotidiana pratica dell’IDF e del governo israeliano non fosse terrorismo, per di più di Stato.
In questo quadro desolante, mentre i venti di guerra e la propaganda bellicista dilagano in mondovisione e la guerra mondiale a pezzi (per usare un’espressione di Papa Francesco) è già in atto in varie zone del pianeta non si può parlare di Venezuela, di Ucraina, di Groenlandia (sì, anche la Groenlandia, nel meraviglioso mondo di Donald Trump è oggetto di tensioni internazionali e mire imperialistiche), dimenticando o relegando in secondo piano Gaza e il dramma dei civili palestinesi o la politica che sta perpetrando il governo israeliano.
Per cui ben vengano le iniziative che tengono accesi i riflettori su quello che è e resta un genocidio.
Domani serra, venerdì 9 gennaio, a Chiusi Scalo, presso il Centro Giovani Culsans in via Leonardo da Vinci alle ore 21,15 verrà proiettato un docu-film “Gaza: Doctors under attack” (Gaza: Medici sotto attacco). Un docu-film che la BBC ha deciso di non mandare in onda e che documenta la distruzione del sistema sanitario palestinese da parte di Israele.
Parteciperanno all’iniziativa Mauro Ghignoni e Marco Vecchiatini, rappresentanti della rete “Resistenze presidio di coscienza”. Ghignoni ha svolto per 2 anni l’attività di cooperante a Gaza ed è già venuto a Chiusi un anno fa, sempre a parlare della questione palestinese. L’evento è realizzato con il patrocinio del Comune della Città di Chiusi e Sanitari per Gaza, sede di Arezzo ed ha il sostegno di varie associazioni e sodalizi chiusini, dal collettivo teatrale Semi d’Arte al gruppo Possiamo, a Primapagina.
Ci auguriamo che partecipi un buon numero di persone. Vedere ciò che sta succedendo aiuta a capire. Aiuta a ragionare, se non se ne è persa definitivamente l’abitudine.
m.l.
Nella foto (Radio Onda d’urto): una tendopoli di Gaza sommersa dalla pioggia e sferzata dal vento










