QUEL NOSTRO SPETTACOLO DEL 2019 IN CUI SI PARLAVA GIA’ DELLE SQUADRE SPECIALI DI TRUMP
CHIUSI – Nel 2019, in piena era Trump 1, e – in Italia – in piena era governo giallo-verde, con Salvini che bloccava i porti e le imbarcazioni delle ong per non far sbarcare i migranti, come primapagina allestimmo uno spettacolo teatrale che si intitolava On the road. Again… Era un tributo a tre giganti della musica americana, diciamo così “altra”, antagonista, come Woody Guthrie, Bob Dylan e Bruce Springsteen, ma anche, in realtà, un pretesto per parlare delle migrazioni, dell’America e del mondo che ha sempre faticato per trovare un lavoro decente e fare una vita degna di essere vissuta. In quello spettacolo si parlava della grande depressione, delle acciaierie di Youngstown nell’Ohio, del muro costruito al confine con il Messico per fermare l’onda di migranti dal centro e sud America verso gli Usa… Sul palco c’erano Alessandro Manzini, Martina Belvisi, Massimo Giulio Benicchi e Luca Morelli, più la rock band dei Dudes che propose una rilettura suggestiva dei brani di Woody, Bob e Bruce…
La prima scena dello spettacolo era il monologo di una agente dei Border Patrol in servizio proprio nei pressi del muro al confine con il Messico, dalle parti di San Diego…
In queste ore sentiamo parlare molto degli agenti dell’ICE, quelli che a volto coperto fanno “servizio anti immigrati irregolari” e però hanno ammazzato per strada due cittadini americani per bene, bianchi, incensurati, a Minneapolis, in Minnesota, la stessa terra di Bob Dylan. Bene: gli ICE e i Border Patrol sono più o meno la stessa cosa.
Riproponiamo qui il testo di quella “prima scena” che all’epoca fu interpretata da Martina Belvisi, perché ci sembra molto attuale.
Il mio collega di pattuglia mi chiama “Jenniferlòpez” perché mi piace ballare… Jenniferlòpez tutto attaccato.
In servizio mi chiama per cognome, Lopez e basta, come a scuola. Al Dipartimento mi chiamano agente Lopez… Lui il termine agente lo salta, lavoriamo insieme da 3 anni… Coppia fissa, come Starsky e Hutch… Border Patrol Agents. Polizia federale di confine.
E il confine nel mio caso è quello tra Messico e Stati Uniti.
Non inganni il nome. Io sto dalla parte di sopra… USA (iù es ei). E in una città di confine ci sono nata. Anzi sono nata in una città che il confine ce l’ha nel nome: El Paso. Il passo.
Ora, se uno dice El Paso la gente pensa subito ai film western, quelli con i gringos e i messicani col sombrero… Tipo ‘Il Mucchio Selvaggio’ di Sam Peckimpah o quelli che avete inventato voi italiani… tanti anni fa… quelli con Clint Eastwood e Lee Van Cliff…
“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto… al cuore Ramòn, al cuore!” … Do you remeber? El gringo e il messicano…
Dicevo… che sono nata a El Paso. La città di confine per antonomasia. Sono entrata in Polizia che avevo 22 anni. Presi il posto di mio padre. Che ne aveva 48 quando uno spacciatore (dissero) gli piazzò due pallottole in corpo. Non lontano dal confine… La Polizia l’inchiesta la chiuse molto rapidamente. Senza porsi troppe domande.
A mio padre fecero un funerale d’ordinanza con la bandiera e tutti gli onori.
La versione ufficiale faceva acqua da tutte le parti… io ero giovane, ma molto incazzata. Quando mi offrirono il posto nella Border Patrol Agents non volevo andarci, non volevo andare nella Polizia.
Ma mio fratello che ha 5 anni più di me e aveva appena comprato un distributore di benzina mi disse (anzi mi diceva sempre, anche prima) che a El Paso una ragazza come me, con un culo e un davanzale così, avrebbe potuto fare solo due cose: la cameriera o la ballerina in qualche locale, che poi alla fine… cameriera o ballerina, sempre lì si andava a finire… Mio fratello non la disse mai quella parola, ma cosa intendeva era chiarissimo… ( Lo dico io: La puttana, intendeva. ) Non tutte diventano Jennifer Lopez. Staccato.
Mi dissero, alla Polizia, che non avrei lavorato a El Paso che mi avrebbero mandato altrove… Non avevo molte chances, ero disoccupata, facevo lavoretti saltuari… non la cameriera o la ballerina. La baby sitter… anche la dog sitter… Portavo a pisciare il cane a una signora anziana. Mio fratello insisteva…
Accettai, a malincuore, ma accettai. Mi hanno mandato a 1.000 km di distanza. In un altro Stato. Ma sempre sul confine. Lo stesso confine. Più a ovest. A San Diego, California. Ed eccomi qui…
Anche qui, come a El Paso, la popolazione ispanica, quella che parla spagnolo è in maggioranza.
A El Paso a scuola, su 22 studenti, solo 5 non avevano cognome ispanico: Carrel, Edwards, Kazinsky, Lafont e Norton. Gli altri si chiamavano tutti Benitez, Estrada, Espinosa, Garay, Gutierrez, Moncada, Rosales, Salcedo, Sanchez… o Lopez, appunto… Messicani, honduregni, portoricani. Come me.
Quelli e quelle come me fanno comodo alla Border Patrol Agents perché lavorando sul confine se capisci e parli lo spagnolo è meglio… Molto meglio. Laggiù si parla più spagnolo che inglese.
Anche a San Diego è la stessa cosa. Siamo più noi hispanici che gli altri.
Il mio compagno di pattuglia però si chiama Corelli. Steve Daniel Corelli. E’ latino anche lui, ma non hispanico. Suo nonno era… italiano.
L’80% delle ore di lavoro le passiamo on the road… sulla strada. Su e giù lungo quel cazzo di “muro”… che poi non è un muro, ma una specie di palizzata alta 4 metri… illuminata a giorno anche di notte…
Asfalto, polvere, 40 gradi e sole a picco di giorno, 2 gradi di notte…
Lui, Corelli, viene dal sud. Degli Usa. Anche gli Usa hanno un sud come l’Italia. Lui viene da Charleston, South Carolina… I suoi arrivarono da una città vicino a Napoli.
Corelli tiene la bandierina della Confederazione sul cruscotto della macchina. Sì sì… la macchina della polizia. L’ha personalizzata. Corelli è “sudista”. E anche elettore convinto, sfegatato del presidente Trump…
Per lui ogni serata passata di pattuglia lungo il “Muro” è come andare caccia di conigli… Li vedi? Eccoli là, Là, Là… sono due… dai Lopez, accelera, accelera cazzo, dai che li prendiamo!!
Poi li prendi e vedi che sono due ragazzini, non si sa come ma sono riusciti a passare il muro… non hanno niente con sé… A volte solo una bottiglia d’acqua. Neanche le mutande di ricambio.
A volte io insisto per lasciarli andare… che vuoi che sia due più due meno, siamo un grande Paese, gli dico… a Corelli…
Corelli no, lui si diverte ad assicurarli alla giustizia… a rimandarli di là dal muro… Certo, ora che ogni settimana ne arrivano due o tremila…
“Carovane” le chiamano… vengono in massa non solo dal Messico, ma soprattutto dall’Honduras, dal Nicaragua, dal Guatemala, dal Salvador…
Il presidente Trump dice che è un’invasione, che vanno fermati, perché le carovane sono organizzate dai narcos e dalle mafie del centro America e in mezzo a quella fiumana di migranti moltissimi sono delinquenti, spacciatori, trafficanti di droga, di armi… sfruttatori della prostituzione… Delinquenti camuffati da poveracci insomma. Dice… E chiede soldi al Congresso, per allungare e alzare il muro…
Il mio compagno di pattuglia, Steve Daniel Corelli, parla come Trump… “ci stanno invadendo, non possiamo permetterlo, ne va della nostra sicurezza!”
Io gli faccio notare che la maggior parte sono ragazzi, donne, bambini… e quando vedo i colleghi della Polizia di Frontiera messicana, che li fermano prima del muro e li mettono in fila… poi li “marchiano” … uno ad uno … con un numero sul braccio… maledico il giorno che sono entrata nei Border Patrol Agents…
Mi ricorda quello che facevano i nazisti nei lager… anche se i nostri colleghi il numero lo scrivono con un pennarello indelebile, ma indolore… non con il marchio a fuoco o un tatuaggio che rimarrà a vita…
Ma Corelli, no, lui, il sudista, dice che bisogna fermarli. E ci gode se ne becchiamo uno… L’unico dubbio che abbia ragione mi viene se penso che se li lasci andare possono morire nel deserto… di sete o di freddo. Dalle parti di El Paso hanno scavato dei tunnel, ogni tanto qualcuno ci rimane dentro… capitava spesso… Si leggeva sui giornali…
Molti si fermano a Tijuana, che per quanto sia una città incasinata è sempre meglio dei posti in cui stavano prima… Paesi in balìa di governi corrotti, bande paramilitari che ammazzano per un dollaro… o per uno sguardo. Laggiù la vita vale poco. Niente.
Devi essere davvero disperato per rischiare la vita nel deserto…
L’ultima carovana è arrivata due giorni fa… Guardando quei poveracci di là del muro, allungo una Pepsy a Corelli e provo a ricordargli che noi due siamo americani perché siamo nati in IU ES EI, ma i nostri genitori, i nostri nonni (senza andare troppo indietro) sono arrivati qui da altri paesi… Forse anche i nostri nonni arrivarono qui con una busta di cartone con un paio di scarpe e poco più…
Steve Daniel Corelli mi risponde che quelli erano altri tempi… Che gli italiani hanno dato molto all’America e che oggi noi (cioè io e lui) siamo qui, su una macchina della Polizia di Frontiera per fermare l’invasione… Che non possiamo fare il gioco del Cartello di Sinaloa…
Mi fa capire che è informato e sa chi è che gestisce il traffico. E quelle carovane.. Mica frigge con l’acqua!
Vorrei dirgli a Corelli che se i messicani smettono di portare cocaina negli Usa, tra un po’ saranno gli americani a fare le carovane per andarsela a prendere di là del muro, la cocaina… E anche alcune cosette sugli italiani… ma mi sembra una battaglia persa. Trangugio la mia Pepsy e lascio perdere…
Steve Daniel Corelli es un hombre verticàl… un sudista tutto d’un pezzo, non ammette titubanze, accarezza la sua bandierina confederata, fa partire Sweet Home Alabama … Sempre quella. Non ne conosce altre…
E’ sudista e meridionale (come direste voi) ma è convinto che ci sia sempre qualcuno più meridionale di te, che devi prendere a calci nel culo e rimandarlo di là del muro. Senza tanti complimenti. Per lui è legittima difesa… E’ così che ci si difende dall’invasione… A me invece questo cazzo di muro pare solo un monumento. Alla paura…
E a questo punto partivano i Dudes con Sinaloa Cowboys di Springsteen… Consiglio: rileggete questo pezzo con quel brano in sottofondo. E magari la traduzione accanto.
m.l.











Lo Steve Daniel Corelli della scena teatrale qui raccontata e riportata testualmente potrebbe chiamarsi Greg Bovino e i suoi nonni e genitori essere originari della Calabria e non di “una città vicino Napoli”, ma la sostanza sarebbe la stessa. Certo, fa effetto vedere immigrati e figli o nipoti di immigrati dare la caccia agli immigrati di adesso con la faccia mascherata e la divisa dell’ICE o dei Border Patrol Agents. E farlo con metodi da nazisti. A proposito di immigrati: l’infermiere ucciso a sangue freddo a Minneapolis due giorni fa si chiamava Pretti, di cognome, e aveva origini piemontesi. Italiane, esattamente come Bovino, il capo degli ICE con la faccia spiritata e il cappotto alla Goebbels. E fa anche un certo effetto constatare che a distanza di 6 anni abbondanti (tanti ne sono passati da quello spettacolo ad oggi) la situazione negli Usa sia solo peggiorata e non poco.
Queste parole mi hanno ricordato un disco della fine degli anni 60 primi degli ani ’70 di Giovanna Marini dal titolo :” Vi parlo dell’America”. In qualche posto forse nel mio garage in qualche scatolone od in soffitta l’ho conservato insieme ad altri degli intillimani e canzoni di protesta che erano molto diffusi più di mezzo secolo fà ( a questo punto si parla di mezzo secolo ed oltre…).Sono andato su Gogle per risentirlo e ricordandomi qualche frase ho cliccato ”Our president Johnson may be you don’t know.. ” perchè tali parole mi ricordavo e mi è comparsa la copertina del disco del quale parlavo. Ho cliccato per riascoltarlo ed erano parole conosciute, ben ricordate, parole che andavano anche di moda nell’Italia di quegli anni e lo si sà quando si ascolta la musica la mente ti riporta a quei tempi e con tutte le differenze che ci possono essere con la contemporaneità, la riflessione è stata quella che per quanto riguarda la società americana sia veramente cambiato poco o nulla.Quanta verità in quelle parole che” il nemico più feroce del negro degli slums americani sia il bianco povero dei quarteri popolari !! ”. Solo questo dovrebbe poter illuminare le menti a coloro di casa nostra riflettendo su quel sistema ,ma evidentemente tutto questo è cosa vana. E’ lì la differenza politica e del modo di pensare fra popolazione e popolazione di una italia che vediamo tutti i giorni.Oggi si parla tanto di fine dell’ ”egemonia culturale della sinistra” quasi come tutto questo contenesse un sentimento di rivalsa covato per decenni dentro le coscenze degli italiani e che finalmente oggi si siano aperti i cancelli formando un onda che la spazzi via. Come si fà a non tirare in ballo il rispetto delle idee per chi plauda a tutto questo che non stimoli una riflessione equilibrata della realtà ? E’ la fotografia di quella società che ha reagito oggi ai fatti di Mineapolis inondando le strade e diciamocelo francamente : può darsi anche che si stiano formando le strutture culturali nella gente per le quali la forza debba avere la vita breve.Sempre senza illudersi perchè il sistema americano fà sfogare la rabbia per e poi continuare a produrre le cause del sottosviluppo interno: la storia è storia, e tale sistema è maestro a trasformare le contraddizioni terribili in fatti positivi, di consumo di massa, fatti commerciali, musicali, spesso provenienti dall’industria dei films ecc ecc e magistralmente parecchia opinione pubblica abbocca senza farsi tante masturbazioni mentali, senza chiedersi tanti perchè ( vediamo le magliette di Che Guevara, ridotto da decenni a fatto commerciale,ma come lui tanti altri che per 10 giornoi appaiono sull’onda di tutte le trasmissioni ma che poi sono dimenticati ) E’ una ” industria etica ” ed uin sistema soprattutto culturale che produce questo. In qualche risposta di qualche giorno addietro ad un post su questo giornale ho riportato le parole di Paul Sweezy al riguardo delle contraddizioni del sistema americano quando ho citato ciò che aveva scritto :” ….fino a quando il popolo americano non ne avrà abbastanza e passerà dalla parte della rivoluzione”. Ecco, in risposta a queste parole me ne vengono altre, non di Sweezy e dei suoi amici professori come Noam Chomsky od altri che suggellano forse un tragico dato di fatto proprio riferibile agli Stati Uniti d’America ed ai suoi strati popolari dell’america profonda ma anche delle megalopoli di milioni di uomini :”Senza teoria non c’è rivoluzione”.E lì la teoria – i ceti popolari pur essendo emarginati dai quali dovrebbe scaturire la spinta al cambiamento- non ce l’hanno la teoria perchè non gliel’hanno insegnata, ed a non insegnarla loro è stata la politca che non hanno mai avuto. Ce l’hanno solo coloro che frequenano i campus universitari dove un anno di partecipazione ai corsi di laurea costa minimo 80.000 dollari, ma quelli spesso sono e saranno i destinatari del potere che agirà come sempre ha agito. Tutto il resto della società le contraddizioni tipiche portate dal sottosviluppo (60 milioni di poveri si badi bene… ) se le risolvono fra loro, magari anche a colpi di pistola fra poveri , delinquenti e gente emarginata, chicanos, spacciatori e prostitute dei suburbi. E allora la riflessione, anche se ammetto ”tagliata con l’accetta” su quella società credo che sia sempre quella alla quale ho sempre pensato e scritto senza timore di esssere offensivo per le persone che nulla c’entrano poichè sono vittime sia quelle repubblicane chè democratiche che l’etica dei ”mass media della libertà” ci fà appparire diverse l’una dall’altra, divergenti, opposte in politica , perchè il sistema che le comprende è lo specchio della realtà : ”Ben altro che Country of Freedom, bensì British Penal Colony ”. Ed i nostri cronisti in bretelle che appaiono quasi tutte le sere nei talk show che hanno vissuto ed assaporato tutto questo, oggi se ne tengono ben lontani dai giudizi sul merito di quanto ho scritto, facendo anche notare a chi sà leggere fra le righe ed a chi sia avvezzo a masticare di politica, che i salti della quaglia non sono roba del passato ma attuali e che lo sono sempre stati. Ma credo che alla fin fine per fortuna siano perdenti. ”La frittura” a Napoli – grande contenitore di conoscenza di come funziona il mondo – è frittura, alias la parte di scarto del pesce.
la società americana è sempre stata piena di contraddizioni (democrazia avanzata e povertà dilagante, stampa e sistema giudiziario rigorosi e razzismo latente, antifascismo di facciata e sostegno a colpi di stato e regimi reazionari…), ma in passato l’eversione poteva essere individuata, a seconda dei punti di vista, nelle rivolte dei neri o nelle azioni dei suprematisti-razzisti del Ku Klux Klan, il cinema liberal prendeva di petto o per il culo “i nazisti dell’IIlinois” perché non si poteva essere nazisti negli Usa.. Oggi il pericolo eversivo viene direttamente dalle posizioni e dagli atteggiamenti del capo supremo, il presidente Donald Trump e dalle azioni violente – e, appunto eversive – dei suoi “pretoriani” mascherati. La differenza è sostanziale. E non si capisce bene per quale motivo l’FBI, che nei film arresta sempre gli assassini, non abbia già arrestato e non arresti gli assassini di Renée Good e Alex Pretti. Se non lo fa vuol dire che il problema è molto più serio di quanto già appaia dai video sconvolgenti girati a Minneapolis.
Ma è evidente che sia peggiorata.Cosa che sarebbe più lentamente avvenuta lo stesso anche se ci fosse stato Biden o chi per lui alla Presidenza ( non dimentichiamoci che la maggior parte delle guerre sono state prodotte sotto le presidenze democratiche ) poichè è molto più facile avere il consenso interno ed i voti che permettano alle multinazionali dell’energia di espandersi nei mercati ed i Presidenti USA non sono che la punta di rappresentazione di tali interessi.Punto ! Magari sarebbero avvenute con più lentezza per il semplice motivo -detto in soldoni -che il sistema tende a drenare la ricchezza per impiegarla nei conflitti fuori casa, mentre il ”capitalismo piu’ crudo”( Trump ) tende a risparmiare sulle spese militari per cercare di avere bilanci statali meno pesanti ed a re-investire quei miliardi di dollari nel protezionismo interno, ma sempre di consenso si parla:Consenso delle classi medie e medio basse per tutti e due gli schieramenti poichè quelle più alte sono ugualmente collegate direttamente con le grandi corporations e come si sà ” pecunia non olet”.Sembrano due contraddizioni ma nè l’una nè l’altra parte politica riesce a prevalere l’una sull’altra nello stesso modo in cui prevalevano prima, ed il processo disgregativo di quella società si accellera perchè le contraddizioni si acuiscono e sono sempre più forti. E tale processo disgregativo potrebbe arrivare a compimento come a compimento arrivò con la guerra del Vietnam durata 20 anni. L’immane tragedia finanziario-amministrativa di un bilancio in deficit rimpinguato dal debito pubblico ha portato dopo anni ad avere il dollaro che ha perso progressivamente di valore perchè le alternative sono state solo quelle del piazzare sul mercato il debito pubblico che oggi stà cominciando la sua fase del ”rende-rationem” tant’evvero che in questi ultimi giorni al cumine di vicissitudini internazionali, si parla già di una nuova fase ,che non è l’entrata repentina in una discesa folle del valore della moneta verde quale principale riferimento di tutti gli scambi internazionali ma di un inizio lento e continuo della vendita del debito americano posseduto da parte della Cina ma anche da parte di altri. Questa cosa avviene con lentezza per non cadere in un precipizio senza fondo ma i supporti principali di tale percorso già sono in atto, ed ecco i contrasti con la Banca Centrale Americana e la salita dei beni rifugio come oro ed altri metalli preziosi. E’ una tendenza questa che la dice lunga su chi sia destinato a soppiantare gli Stati Uniti, che rimarranno un grande paese ed una grande potenza ma che la loro politica attuale di forza sia destinata a scemare questa è cosa comune ad ogni convinzione.Sarò fissato con quanto più volte ripetuto , ma la precognizione di tutto questo in tempi lunghi la si può intravedere anche da pubblicazioni economiche e politiche di quasi mezzo secolo fà, anche se adesso il mondo per tanti aspetti si è rivelato denso di fatti inaspettati ma inaspettati per coloro che non seguivano certe visioni, sempre più vicine come sempre agli organismi del potere ed organiche al potere stesso che si stanno rivelando in crolli clamorosi nella previsione di percorsi ai quali abbiamo creduto per decenni stando dietro acriticamente al potere mediatico nel mondo occidentale e difendendoli strenuamente con ogni mezzo possibile, tipico di elites acritiche perche tale acriticismo conviene e legate mani e piedi ai capitali di oltre oceano. l’Italia ne è piena di questi sudditi morali.Un bellissimo testo su tale argomento affascinante e precognitivo è quello di Anna M.Bertani dal titolo ”Keynes nel marxismo di Sweezy” dove si fa riferimento ai commenti dell’opera The Monopoly Capital” e la trattattazione di tutte quelle linee tematiche ruotanti intorno alla depressione, monopolio, ruolo dello stato, militarismo e spreco, un grande punto di distacco notevole rispetto ai teorici del neocon contemporaneo. E quindi, se la fine della prosperità in America è un segnale anche dal cambio di politica restrittiva che ha abbracciato la fase attuale, tutto questo non potrà che portare all’allargamento delle sue crepe concettuali ed anche
spesso dotate di quel moralismo falso che ci ha imbevuto per decenni grazie anche e soprattutto alla sudditanza dei governi che abbiamo avuto e regolarmente eletti. Mentre- e qui mi rivolgo a Giangiacomo Rossi – ”il popolo cencioso che si sarebbe moltiplicato” -che diceva sua madre come battuta, a me sembra che con la lentezza dovuta ma con sempre maggior sicurezza prenda piede e riesca ad imporre la sua presenza senza correre rischi di non far si che le sue radici non possano attecchire. Che sia un preludio a tempi ancora lontani ? Nessuno lo può dire, ma entità come per esempio la Cina stanno programmando ormai da 20 e più anni a lunga distanza nel silenzio dei suoi probabili avversari il loro sviluppo futuro su scala mondiale senza incontrare quelle resistenze che molti neocon nostrani spererebbero di poter frapporre. Ormai credo che tutto questo sia un processo avviato e che difficilmente potrà arrestarsi perchè nuove entità sono apparse a livello globale come motori trainanti sia dello sviluppo sia della politica.Probabilmente noi come europei ed italiani saremo destinati a rappresentare marginalità nel rimescolamento della potenza mondiale , marginalità di certo carica di cultura e sotto osservazione privilegiata dei ricchi del mondo per la bellezza storica dei nostri territori e latitudini, che si instaureranno in casa nostra (lo stanno già facendo) mentre noi irrazionalmente ancora pensiamo a dare le armi a stati falliti che hanno rappresentato da 20 anni a questa parte il bastone usato da altri per assestare colpi a nazioni di 10 fusi orari. Il tragico è che in tale
progressione ci sentiamo difensori del bene, delle libertà credendoci dalla parte giusta e credendo ancora che qualcuno 2000 anni or sono a a 33 anni d’età sia morto di freddo….Questa è spesso la supponenza di una Italia pregressa ed attuale che ci hanno fatto credere anche se non tutti sono cascati nella rete. Ma parecchi di coloro che ci sono entrati in quella rete sono – indipendentemente da loro depositi bancari o meno – sono i poveri di quella stessa razza che dicevo prima quando ho parlato dei bianchi dei suburbi americani che odiano i negri e che sono pronti a fare ogni cosa credendo di potersene liberare. A questi non interessa la riflessione sul sistema dove sono immersi, interessa solo di ”non avvisare quella specie di fastidio” che gli si affaccia alla mente quando scorgono altri di altro colore od etnia diversa perchè pensano che una parte dei loro guai o limiti dipenda da altri esseri come loro: in pratica la pancia al posto del cervello. Accanto a questi, qui da noi – è bene chiarire – ci sono anche coloro che lucrano sulla presenza di discrasie degli altri, prendendo soldi pubblici e cioè ”di tutti” perchè sono devoluti per loro storica etica e natura alle opere di carità ed assistenziali e spesso come sempre dicono a Napoli ”chiagnono e fottono”, ma credo che intervenire in quei campi sia più difficile,non perchè non possa essere sia giusto da parte di uno Stato che si rispetti e che non debba venire ”occupato” come è sempre avvenuto ma perchè hanno sempre goduto della protezione politica e si sono adeguati a qualsiasi politica di qualsiasi governo.L’Italia è questa e l’hanno sempre saputo che chi avesse governato li avrebbe chiamati a risolvere le insufficienze di uno Stato in nome della carità. Guarda caso che dove esistono loro concorrenti anche feroci dentro stati diversi , talvolta sono trattati da nemici a causa di quella che loro chiamano ”evangelizzazione” che spesso consiste nel portare usi e costumi dirompenti nelle famiglie e nelle organizzazioni familiari di etnie diverse dalla nostra.Ma quelli che reagiscono in tal modo in verità sono assassini e fanno bene a chiamarli con tale nome poichè hanno le mano insanguinate mentre nessuno in casa nostra si sogna di chiamare
scardinatori di professione coloro che vivono in tali realtà e siano anche personalmente convinti di poter aiutare la gente senza rappresentare un pericolo per le loro convinzioni. Costoro hanno sempre rappresentato nella storia l’apriporta a tutto quello che per i popoli colonizzati sia venuto dopo di loro ma già dal 1300 in poi, quando il sangue colava a rivoli e che oggi sono cose queste che non siano più successe e talmente lontane da non venire più alla mente.Quando una finalità anche giusta ed umana a parole produce direttamente od indirettamente il dissesto di altri, tali finalità passano in secondo piano e ciò che prevale è la risultante a ciò che venga dopo. Una volta era principalmente l’Asia a farne le spese, poi è stat la volta del Sud America, oggi è l’Africa.Nel codice penale italiano -tagliato con l’accetta- si potrebbe anche chiamare ”concorso di colpa”. Ma a tanti , a sentire queste parole viene la pelledoca, quella che a loro non veniva quando già molto vicino a noi nel 1900 per esempio in Cina – se si conoscesse un minimo di storia- il sangue scorreva a fiumi.E allora di quale ”moralità occidentale ” si parli non ho capito….