POLVERIERA IRAN: TRUMP PRONTO A INTERVENIRE? OCCHIO ALLA DATA SIMBOLO DEL 16 GENNAIO
Le proteste non si fermano in Iran. Le cronache parlano di 12 mila morti. Qualche testata di 20 mila. Le autorità di 3.000, sempre, comunque, una enormità. Oggi 14 gennaio, un giovane manifestate di 26anni sarà impiccato, ha fatto sapere il regime di Teheran. Sale la pressione internazionale e della stampa per fermare l’esecuzione. Il presidente Usa Trump ha invitato il popolo iraniano a prendere in controllo delle istituzioni annunciando che “gli aiuti stanno arrivando”. Che cosa intenda fare non lo ha spiegato, rivolto ai giornalisti ha detto “questo dovete capirlo da voi”. Ma, visti i precedenti, l’impressione è che stia pensando ad un blitz militare per “punire gli ayatollah” che – ha detto “pagheranno un prezzo salatissimo”. E a questo proposito e sui tempi di un eventuale intervento armato statunitense (unilaterale e non avallato da nessuna organizzazione sovranazionale) occhio alla data simbolo: tra 2 giorni sarà il 16 gennaio. E fu proprio il 16 gennaio del 1979 che lo Scià Reza Pahlavi e sua moglie Farajh Dyba lasciarono l’Iran per l’esilio, dopo la sollevazione e la rivoluzione guidata da Khomeyni. Un anno e mezzo di peregrinazioni fra Egitto, Marocco, Bahamas, Messico, Stati Uniti, Panama, poi di nuovo in Egitto, dove l’Imperatore Pahlevi morì nel luglio 1980.
Farah Diba, l’ultima imperatrice dell’Iran è ancora viva, ha 88 anni e vive negli Usa come i figli. E in questi giorni si parla con una certa insistenza di un clamoroso ritorno in campo di Reza Jr, l’erede dello Scià che potrebbe – si dice – riprendere in mano le redini del paese una volta caduto il regime teocratico e sanguinario degli ayatollah. E quando Trump rilanciando e parafrasando il suo slogan Make America Great Again, annuncia “Faremo di nuovo grande l’Iran” sembra alludere al tempo che fu, quindi all’Iran dello Scià, che era meno oscurantista sul piano dei costumi, ma era comunque una monarchia assoluta, per nulla democratica. D’altra parte anche lui si comporta più da monarca che da presidente democraticamente eletto. E non caso, in una intervista ha dichiarato che il suo limite è solo la sua coscienza… Il che vuol dire che non riconosce i limiti imposti dalla Costituzione Americana e dal Diritto Internazionale. E questo lo ha fatto capire in tutti i modi.
Nel frattempo, mentre la gente nelle piazze iraniane continua a manifestare e a morire e continua il pugno di ferro del regime contro oppositori e manifestanti, mentre Trump prepara il “7° Cavalleggeri, e fa sapere agli iraniani che “i nostri stanno arrivando”, Russia e Cina, che fanno affari e sono alleati dell’Iran, e finora hanno tenuto un atteggiamento piuttosto composto, fanno sapere che un eventuale intervento americano potrebbe avere conseguenze disastrose.
D’altra parte l’Iran non è un fazzoletto di terra in mezzo al deserto. Non è solo Teheran. E’ un paese di 1 milione e 650 mila km quadrati, ha quasi 93 milioni di abitanti. E’ il 18° Paese al mondo, con un tasso di crescita dell’1,3%. Ha una decina di città sopra il milione di abitanti. Produce il terzo numero più alto di ingegneri al mondo. Circa il 70% dei laureati in ingegneria sono donne. E’ il paese fulcro di tutto il Medio Oriente o porta verso l’Oriente asiatico. Si affaccia sul Golfo Persico, sul Golfo di Oman e sul Mar Caspio, confina con Turchia, Iraq, Afghanistan, Pakistan e con le ex repubbliche sovietiche e oggi Paesi in forte crescita dell’Azerbaigian e Turkmenistan… Scatenare una guerra in Iran potrebbe significare stuzzicare un vespaio.
Il regime oscurantista e repressivo degli Ayatollah non è in alcun modo sostenibile. Va sostenuta la protesta dei giovani e delle donne nelle piazze, ma l’intervento militare, anche sotto la forma di un blitz rapido e “chirurgico” (quanto chirurgico poi?) è la strada giusta? Il popolo sta pagando un prezzo di sangue altissimo nelle manifestazioni di queste giorni (e lo ha pagato sempre, dal 1979 in poi), ma il prezzo di una eventuale azione militare, con le “conseguenze disastrose” minacciate da Russia e Cina, chi lo pagherebbe? E un eventuale ritorno dell’Iran sotto la dinastia dei Pahlavi sarebbe la soluzione giusta e auspicata da chi protesta rischiando la vita?
Qualche domanda sarà bene farsela, anche se ormai siamo abituati ad affrontare anche le questioni internazionali, i massacri e i genocidi, le invasioni, secondo lo schema del tifo da stadio, lo schema dei buoni e cattivi. Senza dimenticare che se è vero che la questione Gaza ha scalzato dalle prime pagine l’Ucraina, e poi il Venezuela ha scalzato Gaza, la Groenlandia ha scalzato il Venezuela e adesso tutti i riflettori sono sull’Iran, le questioni restano TUTTE aperte e di soluzioni, a parte la liberazione di Trentin e di altri detenuti in Venezuela, non se ne vedono.
Viene in mente la frase che il cosmonauta sovietico Yuri Gagarin pronunciò dalla navicella Vostok 1 nel 1961: “Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini”, una frase ha sottolineato la visione unificata del pianeta da una prospettiva cosmica, ispirando pace e riflessione. Oggi Gagarin o chiunque si trovasse a fluttuare nello spazio, guardando giù direbbe “da quassù la terra sembra un pianeta che sta prendendo fuoco. Ma che cazzo state facendo?”
m.l.
Nella foto (Il post): lo Scià Reza Pahlavi e la moglie Fara Dyba lasciano l’Iran il 16 gennaio 1979











Due considerazioni derivanti dalle parole di Trump : la prima è quella che con la propria coscenza uno ci possa fare pace subito, ed anche facilmente ,come del resto ci fanno pace sia chi governi gli stati autoritari sia coloro che governano ipocritamente gli stati detti
” democratici ” che spesso sono quelli che premono sulle condizioni affinchè crescano quelli autoriari per poi attaccarli in ogni forma consentita, non ultima quella militare, sicchè io cercherei di usare parole più ”commestibili” per dare una aderenza a quella che è la realtà, ma la ”commestibilità” non riguarda spesso il concetto ”di interesse” ed a tale pensiero non è sottoposto in questo caso solo Trump ma anche parecchi dei governanti europei. L’altra considerazione è quella più generale sulla stabilità e quindi sulla credibilità del nostro sistema politico- sociale, che nella mia ormai larvata prolissità ho cercato di spiegare nella risposta al tuo Post dal titolo :”due film, due fotografie impietose del capitalismo attuale.Da vedere ”. E senza avere la pretesa d’ insegnare nulla a nessuno e se i lettori avranno la pazienza di non più di cinque minuti ad orologio di arrivare alle considerazioni finali su tale argomento, forse si comprenderà l’essenza di ciò che abbia voluto esprimere”.Magari se il mio tempo impiegato potrà fornire una qualsiasi risposta ne sarei ben felice, diversamente il tutto rischa di diventare un monologo, anche se sò bene che la gente sia restia a fornire il proprio punto di vista,. Ma anche questo è un esercizio che credo si dovrebbe imparare ad esercitarlo perchè di fronte a fatti dei quali siamo direttamente od indirettamente responsabili, l’etica delle nostra vita dovrebbe insegnarci che la realtà è la realtà che cambia e noi non possiamo chiamarci al di fuori e tenerci solo le idee che ci sembrano nostre dentro di noi, ma che tutto questo vada fatto perchè quella libertà che c’è stata data e che in parte ci siamo conquistati non sia vana.
Ed è dal confronto e dalle contraddizioni che nascono le novità.In ogni senso.Sicchè occorre sentirci pronti anche a sbagliare senza nessuna esistazione o rincrescimento , proprio perchè siamo cittadini e non sudditi.