PERUGIA, IL BRT ARRIVERA’ FINO A TAVERNELLE. LA PERUGIA-CHIUSI SEMPRE PIU’ STRATEGICA. CONFINDUSTRIA ALLARMATA DA SPOPOLAMENTO E DESERTIFICAZIONE PRODUTTIVA
TAVERNELLE – La notizia era nell’aria da tempo, ora è divenuta una certezza: il famoso BRT – Bus Rapid Transit, il serpentone su strada che collegherà il centro di Perugia con la periferia ovest della città, non si fermerà a Castel del Piano-Capanne, ma proseguirà fino a Tavernelle. Almeno fino a Tavernelle. La conferma arriva da un cartello che annuncia lavori si sistemazione di Piazzale Amendola, nella frazione di Panicale, che dovrà ospitare il “terminal” del BRT. Lavori che inizieranno in questi giorni. A Tavernelle verrà infatti realizzata una pensilina sotto la quale da un lato si fermerà il BRT e dall’altro faranno sosta invece i bus normali. Sarà dunque un punto di scambio fra i vari mezzi. La notizia che era stata ventilata, ma mai confermata fino ad ora, è buona perché è un ulteriore tassello nell’ottica di collegamenti più rapidi fra Perugia e la Valnestore e dalla Valnestore al nodo infrastrutturale di Chiusi, già oggi servito da una serie di bus di linea da e per il capoluogo umbro, che coprono la tratta in un’ora e mezza circa, facendo molte fermate e giri abbastanza tortuosi.
Una qualche “navetta” Tavernelle-Chiusi, anche con minibus, in concomitanza con gli orari del BRT potrebbe aggiungere un servizio interessante.
Ma resta comunque in campo anche l’ipotesi di un collegamento stradale diretto Perugia-Chiusi, da realizzarsi attraverso l’utilizzo in buona parte della Pievaiola e la ristrutturazione della “Sp 309 Moianese” detta anche “del Fornello”. Progetto questo definito “strategico” dal Consiglio Regionale dell’ Umbria e ribadito anche due giorni fa nell’incontro fra i presidenti dell’Umbria e della Toscana Proietti e Giani che si sono impegnati a portarlo avanti.
Tanto più, che per l’eventuale stazione in linea per l’alta velocità nell’aretino (Creti o Rigutino) nella Finanziaria non è stato stanziato 1 euro, il che rilancia la famosa “opzione zero” ovvero l’utilizzo anche per l’alta velocità delle stazioni esistenti di Arezzo, Terontola e appunto Chiusi. Carta geografica alla mano questa è l’opzione più ragionevole, fattibile ed efficace. Oltre che meno costosa, perché non c’è da fare niente, se non utilizzare le stazioni esistenti aumentando le fermate.
Sul BRT, fermo restando il giudizio positivo sul progetto, restano sul tappeto le molte perplessità circa l’utilizzo dei super bus articolati lunghi 19 metri da 130 posti. Bus che viaggeranno su corsia dedicata solo per una parte limitata del percorso, circa il 45% fra Perugia e Castel del Piano, mentre da lì a Tavernelle correranno sulla Pievaiola, con rischio intasamento e rallentamento del traffico. A Tavernelle dovrà essere inoltre sostato il mercato settimanale, per far posto al terminal BRT, e anche questa cosa fa storcere il naso a parecchi. Vedremo come verrà risolta la questione.
Nei giorni scorsi, poco prima dell’incontro Giani-Proietti, è uscita sulla stampa regionale una intervista al Presidente di Confcommercio Umbria e della Camera di commercio regionale Giorgio Mencaroni, il quale ha messo a fuoco la situazione socio economica, commerciale della regione “Cuore verde d’Italia” e ne è venuto fuori, un quadro a tinte forti non solo nel versante del commercio, ma anche quello delle attività artigianali, della vivibilità nelle nostre città, nei borghi dei centri storici, negli agglomerati paesani, dove le relazioni sociali e interpersonali si sono sempre più rarefatte.
Mencaroni parla infatti dello spopolamento di queste realtà urbane a cui si è associato inevitabilmente un invecchiamento complessivo del tessuto sociale e l’impoverimento di quello produttivo e commerciale.
“Negli ultimi quindici anni in Umbria sono scomparsi circa 2.000 esercizi commerciali e artigianali”. Sostiene il Presidente. Un numero davvero impressionante, anche se fa notare Mencaroni, “in termini di Pil e occupazione i dati continuano ad attestare la centralità delle micro-piccole-medie imprese nella regione”.
“Siamo di fronte allo svuotamento progressivo dei centri storici – sostiene Mencaroni – alla perdita di residenti stabili, all’indebolimento delle relazioni quotidiane che tengono insieme una comunità”. In questo quadro il turismo può certamente rappresentare una risorsa, ma – come giustamente fa notare il presidente di Confindustria – esso “non può sostituire una città abitata”.
E’ vero, l’Umbria da tempo sta assistendo a questi fenomeni sociali che vedono sempre più aree scadere nell’emarginazione e trasformarsi in realtà territoriali di “serie B”, come le ha definite la Presidente Proietti. E qui va aperta una riflessione, un confronto libero dai condizionamenti campanilistici, dagli interessi corporativi di quelle aree indicate come “Aree forti” in grado di condizionare le scelte programmatiche per lo sviluppo della Regione. Insomma se la regione sta attraversando una crisi non è causa di fenomeni avversi climatici, ma il risultato di scelte programmatiche che nel corso dei decenni si sono succedute. Scelte che hanno visto determinate aree come la realtà intorno a Perugia sull’asse Magione-Foligno, oggi giunte persino ad un ingolfamento caotico di sviluppo che adesso deve fare i conti non solo con il consumo di suolo, ma anche con le dismissioni e l’abbandono dei capannoni industriali e commerciali e dall’altro lato, altre vastissime aree interne sempre più scadere nell’irrilevanza, senza riuscire a darsi un progetto che permetta a queste di poter guardare ad un futuro.
Una di queste aree mortificate è certamente la Val Nestore, che ha pagato un prezzo altissimo nel corso dell’ultimo secolo, alla logica campanilistica. Una fascia di territorio che corre da Ellera-Castel del Piano a Tavernelle fino ad arrivare alla vallata fra Moiano-Po’ Bandino (nel comune di Città della Pieve) e Chiusi, appena di là del confine regionale.
Per la sua posizione geografica la Valnestore avrebbe potenzialità elevate. Se adeguatamente infrastrutturata, ovviamente. Cioè, creando quel corridoio che da Perugia conduce, percorrendo poche decine di chilometri, al nodo autostradale e ferroviario di Chiusi e Fabro, contribuendo concretamente a far uscire la città di Perugia da quell’isolamento storico di cui si parla da sempre. Ma sono tutti i territori della Regione che hanno un urgente bisogno di essere attraversati e connessi da reti viarie adeguate, che non vuol dire per forza quattro corsie dappertutto, ma superare le tante mulattiere asfaltate che ancora oggi caratterizzano la viabilità regionale . Una infrastrutturazione così com’è che non permette la movimentazione di merci e di persone, che non facilita investimenti produttivi in tutto il territorio, ma solo in alcune aree, così da risultare impossibile viverci. Lo spopolamento ha queste due principali nefaste caratteristiche. In Val Nestore, a Tavernelle, a seguito di ciò, il commercio è praticamente scomparso. Il vento liberista, con la sua pratica della delocalizzazione produttiva, ha fatto venir meno le migliaia di buste paga che il distretto industriale elargiva; l’economia primaria è pressoché scomparsa, con i giovani che hanno ripreso ad emigrare e un tessuto sociale che non avendo più la possibilità di rinnovarsi, si è sempre più invecchiato.
La vallata sta ancora pagando e a carissimo prezzo la scelta scellerata di dismettere e addirittura smantellare la ferrovia Perugia-Tavernelle che aveva ben 9 stazioni in 23 km e avrebbe dovuto nelle intenzioni iniziali arrivare fino a Chiusi intercettando la linea Firenze-Roma alla stazione di Panicale. Come abbiamo ricordato più volte la chiusura di quella linea avvenne nel 1965 cn decreto firmato dal presidente della Repubblica Saragat e dal ministro Aldo Moro. Questo nonostante che in difesa di tale linea si fossero espressi nel tempo il sindaco perugino Anzidei poco dopo l’Unità d’Italia, poi negli anni ’20 il sindaco socialista Franceschini. Più recentemente, anche dopo lo smantellamento, gli onorevoli Filippo Micheli e Ludovico Maschiella (Pci), il senatore Raffaele Rossi, l’ingegner Fabio Ciuffini (l’inventore delle scale mobili), l’allora segretario regionale del Pci Ghirelli che negli anni ’80 ne proponevano tutti il ripristino. Parliamo di meno di 30 km di ferrovia. Oggi questa storia è morta e sepolta, ma la ferita resta aperta e nella memoria di chiunque abbia più di 60 anni. L’obiettivo più realistico, al momento è una strada ammodernata e adeguata. Con la consapevolezza che il collegamento Perugia-Chiusi sarebbe utilissimo sia a Perugia che alla Valnestore e alla bassa Toscana e che questo non toglierebbe niente a nessuno, aggiungendo se mai una opportunità in più. Se poi, qualcuno carte e conti alla mano volesse divertirsi a calcolare quanto potrebbe costare il ripristino della ferrovia nel tratto Ellera-Tavernelle-Stazione di Panicale, potrebbe essere anche quello un esercizio utile.
r.c.











Renato, sei bravo nel ricostruire la storia annosa… della VALNESTORE e relativo isolamento, così pure la perdita di tanti posti di lavoro… non voglio attribuire colpe , mancanze e scelte inappropriate, anche perchè è troppo semplice… Se non erro, anche durante l’ultima campagna elettorale, per il rinnovo dell’amministrazione del comune di Panicale, era stato messo in evidenza che ben 300 ditte sarebbero state interessate al riutilizzo del sito ex ENEL. Come sempre, sono trascorsi ben 25 anni, nulla è stato fatto e niente è dato sapere!!!
X Gennaro Forlano. Spesso questa che dice lei si chiama con un nome:”Publicità elettorale”.E serve, perchè ormai la politica ha assodato che i cittadini hanno memoria corta, e quando la si ha corta , tutto è permesso, dai ritardi, alle promesse non mantenute,ma alla base di tutto questo c’è sempre la giustificazione.O quella che non decidevano loro oppure quella dei finaziamenti che poi non arrivano, perchè tanto la gente che vive la quotidianità non ha nemmeno tempo per pensare a tutto questo ed al massimo si riversa nel fatto che ci si astenga dal voto perchè tanto ormai ha capito che serve a poco,chiunque vada ad occupare gli scranni.Può sembrare un discorso qualunquista ma non lo è. E non lo è per la semplice ragione che i fatti parlano. Vogliamo scommettere che se si operasse in una azienda privata il pubblico ufficiale sarebbe passato qualche decina di volte a mettere i sigilli per insolvenza dovuta a ritardi, inconcludenza , malversazioni e chi più ha più ne metta ? Sarebbero falliti più volte. Invece dal momento che si tratta di soldi pubblici lo spreco di tali energie fra le quali è compresa anche quella del tempo, la fanno da padrone, tanto i soldi pubblici non sono di nessuno….questa è ciò che pensa e stà nell’etica del popolo italiano. E’ l’Italia Forlano che è fatta cosi e per i poveri non c’è paradiso, anzi, spesso vengono usati per far raggiungere processi contrari ai loro interessi.E allora ogni tanto prenderebbe l’idea che non valga stracciarsi le vesti perchè se le cose dovessero cambiare, purtroppo – e ribadisco purtroppo- cambierebbero forse-ma non è detto-per effetto di sconvolgimenti sociali, economici, umani, più grandi delle cose stesse che si vorrebbero cambiare.E’ storia , non della Val Nestore solamente, ma di tutta l’Italia….
Per Carlo Sacco, personalmente ritengo che la scelta del ” non voto ” sia sbagliata, perchè alcuni ci vanno… e ci impongono la loro scelta! Nel caso specifico della Valnestore-Panicale, osservo che il sindaco Giulio Cherubini, è stato eletto per il terzo mandato! Dunque quei cittadini che hanno espresso il voto ritengono che ” tutto va bene … e viva la marchese ! Ma come dicevamo così non è!!
Ma guardi Forlano che io ricordo bene le parole del Sindaco Cherubini che pronunciò nella sala delle conferenze S.Francesco a Chiusi sull’esigenza dei collegamenti ed era uno, forse il solo, ad essere più incisivo di tutti i sindaci presenti, con parole precise ed anche forti rispetto a tutti gli altri, quando qualcuna da Siena venne anche contestata dal pubblico presente. Solo che la fotografia attuale, dopo un anno e mezzo da quella serata e dopo che la Regione è passata dalla destra alla cosiddetta sinistra e dopo anche le parole dette prima e dopo all’insediamento da parte del Presidente della Regione,mi dica cosa si è visto in pratica ? Solo discorsi ed ancora siamo a ”caro babbo ti scrivo”.Cosa è questo se non il risultato di un effettivo sfacelo con i tentativi di rattoppo delle decisioni mai prese e realizzate fatti solo a parole anche dalla Toscana.Io non ho mai detto che sia conveniente ”il non voto” ma credo in cuor mio che assisteremo semprepiù ad un progressivo allontanamento della gente dalle urne per il semplice motivo che dalle nebbie ho certificata paura che non si possa uscire e che tale fatto segni la non diversità del colore politico che regga le regioni rispetto a come era prima.Che i cambiamenti siano lenti nessuno lo esclude ma i segnali si dovrebbero vedere si da subito, sia da parte delle moblitazioni sia da parte degl organismi politici se si voglia con certezza affermare che un colore sia dissimile dall’altro che è stato estromesso.Ho sempre più paura che il tutto serva al mantenimento di una fruizione economica e politica di addetti il cui status economico è il solo a non essere in crisi.Mi ripeto dicendo che sembrerebbero parole qualunquiste incise sulla roccia,ma alla mia età e forse anche alla sua caro Forlano ne abbiamo viste tante e sentite troppe e la fiducia diceva una volta qualche pubblicità ”è una cosa seria”….ed in questo senso il primo, il secondo ed il terzo mandato significano poco perchè è come se ci fosse non un muro ma una catena di montagne da superare che renda impotente qualsiasi discorso a realizzarsi mentre il tempo corre veloce, le condizioni economiche cambiano, e cambiano anche le persone con le loro idee , spinte non solo da onesti discorsi programmatici ma anche spinti da forze interne alla politica che vorrebbero mettere in atto solo gli odori del portafoglio, cercando di far coincidere l’utilità sociale ed economica del territorio con
quest’ultima. E se nello stesso pollaio vi sono diversi galli a cantare e diverse galline da ingravidare poi è difficile avere quel pragmatismo che le costruzioni giocoforza richiederebbero.E questo è il risultato anche se qualcuno sia stato eletto per tre volte che secondo me al tempo in cui siamo vuol dire poco se guardiamo alle alternative che non ci sono in certe realtà.