NUOVE NORME SULLA SICUREZZA: SI VA VERSO LO STATO DI POLIZIA, SEMPRE PIU’ DIFFICILE E RISCHIOSO DISSENTIRE

lunedì 19th, gennaio 2026 / 18:45
NUOVE NORME SULLA SICUREZZA: SI VA VERSO LO STATO DI POLIZIA, SEMPRE PIU’ DIFFICILE E RISCHIOSO DISSENTIRE
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Lo scorso 14 gennaio il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha presentato due provvedimenti che riguardano la sicurezza e che dovrebbero essere portati entro fine mese al Consiglio dei Ministri: un decreto legge, dedicato a disposizioni urgenti per il potenziamento operativo e organizzativo del Viminale e delle forze di polizia, e un disegno di legge sui temi della sicurezza pubblica, immigrazione e protezione internazionale e funzionalità delle forze dell’ordine.

Nel testo ci sono norme “antimaranza” e il divieto di portare (e di vendere ai minori) coltelli e “armi improprie”. E questo è un problema che esiste, vedasi l’omicidio, per accoltellamento di uno studente a La Spezia per mano di un coetaneo… I due erano giovani italiani di seconda generazione, entrambi di origini nordafricane. E con il termine “maranza” si intendono, nel gergo italiano individui appartenenti a gruppi e comitive di giovani rumorosi caratterizzati da ostentati atteggiamenti spavaldi e ineducati, che usano linguaggio triviale e un “codice di abbigliamento” vistoso, con capi griffati, ma per lo più contraffatti. Nelle città vengono definiti “maranza” le gang dei giovani di origine nordafricana, ma anche quelle dei “meridionali”. La caratteristica comune quella di importunare turisti, passanti e coetanei per le strade, cosa che spesso genera tensioni, risse anche con altre “gang” di provenienza ed etnia diversa: i sudamericani, gli slavi, gli albanesi. E ovviamente gli italiani. 

Il provvedimento del governo prefigura un giro di vite e pugno di ferro sulla violenza giovanile con un “ampliamento del catalogo dei reati per i quali si può applicare l’ammonimento del questore nei confronti di  minorenni dai 12 ai 14 anni, inserendo anche le ipotesi di lesione personale, rissa, violenza privata e minaccia qualora commessi con l’uso di armi o di strumenti atti ad offendere dei quali è vietato il porto in modo assoluto ovvero senza giustificato motivo”. E al fine di rafforzare l’azione educativa e di controllo sui minori, nell’ipotesi di ammonimento del questore rivolto al minore di età superiore a 14 anni, è introdotta una sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro a “carico del soggetto tenuto alla sorveglianza del minore che non ha dimostrato di non aver potuto impedire il fatto”. Secondo la bozza del provvedimento, stessa sanzione amministrativa pecuniaria del prefetto, è introdotta per i casi di ammonimento del questore nei confronti di minorenni che hanno commesso atti persecutori o di cyberbullismo.

Nessuna nuova disposizionesulla violenza da stadio o in generale degli ultras, come quelli di Roma diretti a Torino e quelli della Fiorentina diretti a Bologna che si sono affrontati e picchiati con mazze e catene nei pressi dell’autogrill di Cantagallo, mettendo a rischio automobilisti ignari. Gli ultras sembrano intoccabili…

Ma non finisce qui.  Nelle nuova normativa (non ancora approvata) è prevista la possibilità per il Prefetto di individuare delle zone caratterizzate da gravi e ripetuti episodi di illegalità, in relazione alle quali è vietata la permanenza ed è disposto l’allontanamento di soggetti già segnalati dall’Autorità giudiziaria per particolari reati. Insomma la possibilità di istituire “zone rosse permanenti”. Ed è previsto pure lo scudo penale per le forze dell’ordine con la non iscrizione automatica nel registro degli indagati per chi agisce nell’adempimento di un dovere o con l’uso legittimo delle armi (norma però che vale non solo per chi indossa una divisa ma per tutti i cittadini per i quali dovesse esserci notizia di reato, ma con una causa di giustificazione). Di contro, nel corso delle manifestazioni di piazza, la polizia potrebbe essere autorizzata a perquisire le persone sul posto e trattenere negli uffici fino a 12 ore persone anche solo sospettate di rappresentare un «pericolo» per lo svolgimento pacifico degli eventi. Chi viene poi condannato, anche in via non definitiva, per reati di violenza contro persone o cose durante le manifestazioni pubbliche, potrebbe essere interdetto dal giudice a partecipare a «riunioni o assembramenti in luogo pubblico».

Le sanzioni amministrative (insidiose, in quanto non richiedono l’approvazione di un giudice per la loro applicazione) per mancato preavviso di un corteo o sit in, per deviazione del percorso della manifestazione e “reati” simili, potrebbero essere enormemente aumentate (fino a 20 mila euro), andando così a scoraggiare gruppi e movimenti. Strategia questa già perseguita dal governo, con le multe, le denunce e gli arresti contro i movimenti per la Palestina, proprio per reati quali blocchi ferroviari e manifestazioni non autorizzate.

In sostanza il Governo sta operando non solo una stretta sulla violenza e la devianza, ma anche contro la libertà di manifestare per o contro qualcosa. E non attenua questa sensazione il fatto che la norma in discussione preveda una nuova circostanza aggravante comune, applicabile ai delitti non colposi contro la vita, l’incolumità individuale e la libertà morale, per il caso in cui il fatto sia commesso contro gli iscritti all’albo e nei registri dei giornalisti ovvero contro i direttori di testate giornalistiche non iscritti all’albo, durante lo svolgimento delle proprie funzioni o a causa di esse. Cioè tenda a tutelare l’incolumità di chi fa informazione.

Altre misure dovrebbero poi prevedere una stretta sulla vendita delle armi bianche, nell’ottica di prevenzione della violenza giovanile, mentre vengono introdotti nuovi reati contestabili ai ragazzini tra i 12 e i 14 anni e norme restrittive per le ONG che operano con le navi in mare sulle rotte dei migranti : un impianto punitivo costruito per colpire chi manifesta, per allargare i poteri di polizia, per restringere diritti già fragili di migranti e minorenni. Con queste nuove norme, se entrassero in vigore così come sono state annunciate, ogni protesta di piazza è considerata un problema di ordine pubblico. E scendere in piazza a protestare può costare molto caro. Meno caro, invece ai poliziotti o militari che intervengono con mano troppo pesante. Il “giro di vite” sembra più sul dissenso che sulla delinquenza vera e propria. Molti, sui giornali e sui social vedono in tutto ciò un rischio che l’Italia diventi sempre più uno “Stato di Polizia”, come lo stanno diventando gli Usa di Donald Trump con gli agent ICE per le strade.

A livello locale il provvedimento presentato dal Ministro Piantedosi, ma anche una serie di iniziative istituzionali e politiche sui temi della sicurezza tenutesi nel territorio, sono stati duramente criticati dal Gruppo Possiamo di Chiusi, che chiede un “cambio di rotta”:

In questi giorni – scrivono i Podemos chiusini – stiamo assistendo ad un’intensa ondata di provvedimenti e incontri di sensibilizzazione sul tema della sicurezza nel nostro territorio. Il focus viene puntato sul maggiore controllo, maggiori restrizioni e inasprimento delle pene, per la “per tutela della sicurezza urbana, del decoro e dell’ambiente”.
Di fronte a questo fervore normativo, sorge spontanea una domanda: può davvero la sicurezza nascere solo dal perimetro delle regole e delle sanzioni?
Ci sembra che tali politiche finiscano per colpire in modo selettivo chi è già ai margini: persone senza dimora, giovani, migranti, lavoratrici e lavoratori precari, trasformando lo spazio pubblico in un luogo di esclusione e sorveglianza.
La sicurezza non può essere ridotta a ordinanze punitive, telecamere, sgomberi e divieti. La sicurezza non coincide con il silenzio dell’ordine, ma con la voce delle relazioni: non è soltanto protezione, ma reciproco riconoscimento.
Questa visione autoritaria sostituisce i diritti con il sospetto, la solidarietà con la repressione, la cura con il controllo. Il cosiddetto “decoro” diventa così una parola vuota, usata per cancellare la povertà e il disagio invece di combatterne le cause. Noi crediamo in città aperte, solidali e democratiche, dove la sicurezza nasce da politiche sociali, accesso alla casa, al lavoro, alla cultura e ai servizi, non dalla criminalizzazione delle fragilità.
Pertanto chiediamo con forza un cambio di rotta: meno repressione, più diritti; meno propaganda securitaria, più giustizia sociale; meno controllo, più partecipazione.
Perché una città davvero sicura è una città che non lascia indietro nessuno”.
Un mesetto fa, da queste colonne accendemmo i riflettori sul problema dei clochard nel gelo dell’inverno. A Chianciano il tema è stato oggetto di alcuni blitz delle forze dell’ordine negli alberghi dismessi e abbandonati e ha portato ad una ordinanza del sindaco rivolta ai proprietari degli immobili in questione. Qualcuno prese la palla al balzo per rilanciare la polemica sugli immigrati che sono troppi e sui centri di accoglienza CAS che ne favoriscono l’arrivo…
Però adesso, con il nuovo provvedimento, potrebbe essere più complicato e rischioso anche solo organizzare un flash mob per Gaza o per i manifestanti iraniani o andare coi cartelli a protestare davanti ai binari della stazione per i disagi ferroviari… E’ bene saperlo. Poi che la destra (e quella italiana al governo è destra vera che viene dal partito neofascista nato nel 1947) faccia il suo mestiere, cioè faccia la destra lo sapevamo e non ci stupisce affatto. Stupisce di più il silenzio, l’acquiescenza della sinistra verso questa lettura securitaria del problema… Ma anche questo ormai è un tema che è diventato maggiorenne.
m.l.
Nella foto (Milano in movimento) : una carica della polizia.
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